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#InConcreto – Bianca Sestini

Di Lorena Pedulli

Oggi #InConcreto incontra Bianca Sestini

Prima ancora di essere giovane, sei stata bambina, dove sei stata… ci racconti la tua storia da piccola?

Ho avuto un’infanzia spensierata, quasi da favola insomma.

Io sono nata ad Arezzo, ho sempre vissuto a Badia Al Pino, che si trova un quarto d’ora dal centro, a parte i miei primi anni di vita che vivevo nel paese vicino. Della mia infanzia e della mia adolescenza ho soltanto dei flash, come se li avessi rimossi, non tanto il superfluo, ma la maggior parte dei ricordi e quelli che mi sono rimasti, sono tutti ricordi molto positivi, sono ricordi molto dolci dai giochi in giardino anche a casa, con mio fratello, quello più grande, perché ci separano soltanto due anni di età, ad un ricordo a cui sto pensando ultimamente. E’  il momento prima di addormentarmi, ho questo ricordo dei miei genitori, entrambi credo…che prima di dormire, per farci addormentare ci leggevano le favole e questa era una cosa che mi piaceva tantissimo, molto romantica, faceva molto da famiglia della “Mulino Bianco”, Oppure mi ricordo le estati al mare, a Castiglion Della Pescaia, il fatto che quando i miei genitori uscivano per cena, c’era mia nonna, che veniva  a casa nostra e badava a noi e per noi era comunque una festa… ed era un po’ più permissiva dei miei genitori, essenzialmente erano tutti ricordi molto belli. Ho avuto un’infanzia spensierata, quasi da favola insomma.

Che favole ti raccontavano… te ne ricordi qualcuna? Te ne ricordi qualcuna che vorresti che ti raccontassero da grande?

Il contenuto sinceramente non mi ricordo, mi piaceva più che altro il gesto, principalmente il gesto, il fatto che sentivo questa voce di uno dei due genitori e non credo che facessi in tempo ad arrivare a metà favola.

alla fine è un modo di viaggiare anche quello

In generale le favole mi piacciono molto ed un’altra cosa che ricordo sono i cartoni della Disney, quelli li so ancora tutti a memoria, perché li guardavamo, li riguardavamo…ho ancora tutte le cassette,  mi piacciono un po’ tutti sinceramente, forse adesso apprezzo un po’di più Aladin, la Sirenetta, La Bella e La Bestia. La lampada del genio, ambientazione esotica, alla fine è un modo di viaggiare anche quello, sono sempre stata curiosa, da piccola molto timida, molto timida veramente, tanto che…una cosa che mi ricordo…questa non particolarmente piacevole, è che quando ero piccina, soprattutto ai tempi delle Elementari e alle Medie non mi trovassi particolarmente a mio agio in mezzo ai miei compagni perché non riuscivo a comunicare e mi sentivo sempre come se stessi  per dire qualcosa di sbagliato e quindi, di fatto, ho avuto un’amica che è una mia amica storica che dalla seconda elementare che mi ha fatto tantissima compagnia ed è stata più una sorella che un’amica ed anche una mamma perché mi ha insegnato tantissimo.

Era grande questa amica?

provo il confronto

No, ha la mia stessa età, soltanto che a quei tempi non eravamo nella stessa scuola, poi alla seconda elementare si è trasferita nella mia e  mi ha insegnato tantissimo nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza, proprio di vita pratica, perché io non ho manualità, non ho  il senso pratico che ha lei e quindi questa timidezza mi è rimasta tuttora, anche se dall’ esterno mi dicono che non sembra più di tanto perché compenso di curiosità. Io davanti ad una persona nuova e ad un’esperienza nuova piuttosto faccio una papera qualsiasi ma provo il confronto, il parlare mi piace molto.

Tuttora vi vedete con questa tua amica?

Sì, sì ha fatto anche l’intervista per SeiStraOrdinaria (N.d.R. Campagna di sensibilizzazione promossa da Associazione Segni Concreti). Si chiama Elena, e poi nel corso del tempo, dalle Superiori in poi questo gruppo si è allargato, si è stabilizzato su cinque amiche storiche che sono il gruppo, il nocciolo duro, comunque sono un punto di riferimento per me ed ognuno di noi lo è , per le altre.

Avete creato un bel gruppo di amicizia di auto-aiuto…

nei momenti più turbolenti, più difficili, più noiosi, più tristi ci siamo proposte di aiutarsi

Sì, spesso penso anche nei momenti più turbolenti, più difficili, più noiosi, più tristi ci siamo proposte di aiutarsi. Semplicemente il farsi compagnia e senza parlare del problema, sapere che sono lì quando ho voglia di parlare perché il parlarne può metterti a faccia faccia con il problema e dargli una forma più nitida; il fatto che sono là a dire due stupidaggini, è una forma di aiuto che molti sottovalutano…noi l’abbiamo capita e ci divertiamo un mondo.

Vivete in campagna oppure qualcuna vive in città?

Con il tempo c’è chi si è trasferita in un’altra regione, c’è chi vive e lavora ancora in Toscana e vive in un’altra città, e poi torna ogni tanto, però la distanza non la sentiamo, anche se non ci vedessimo per mesi, secondo me sarebbe lo stesso. Quando il rapporto è così consolidato, anche se ci sono anni di distanza dall’ultima volta che ci siamo viste, è lo stesso che vedersi sempre.

Hai queste amicizie e poi  ti sposti a Bologna e…quando ti sposti, qual è il momento in cui decidi di andare a viver là? Lasci la casa materna, paterna…per andare da qualche altra parte

Bologna mi sembrava la città adatta

In occasione dell’università, io ho scelto Bologna, non tanto perché fosse una città dove mi aspettavo una formazione università sia migliore, avevo bisogno di fare un esperienza di distacco, io sono stata molto indipendente, un adolescenza molto ribelle e poi avevo conosciuto il mio ex ragazzo, che ha contribuito molto a calmarmi a farmi tornare un po’ nei ranghi, però avevo voglia di fare un esperienza fuori di casa, di gestire un appartamento per conto mio, di conoscere gente nuova …e Bologna mi sembrava la città adatta, perché non avrei ritrovato le stesse facce che trovavo qui, perché era una città nuova e perché avevo tutta la possibilità di sfruttare a pieno la libertà che ti da una città diversa da universitaria.

Io tra l’altro ho fatto una facoltà che non mi piaceva, però su stimolo dei miei genitori, considerando che da giurisprudenza effettivamente sono usciti tanti giornalisti importanti, ho deciso di portare avanti  questo percorso, che non mi disgustava ma non era nemmeno il massimo, io avrei voluto fare psicologia.

E ti sei ritrovata a vivere da sola… o è stato difficile?

mi ha fatto apprezzare di più avere delle amicizie radicate

Io sono stata un po’ sfortunata con una delle coinquiline, perché ci sono state varie turbolenze. Per la maggior del tempo ho abitato con una di queste mie amiche storiche che mi ha fatto molto da sostegno, però c’erano incomprensioni e incomunicabilità con queste altre ragazze  che convivevano con noi e, nel corso degli anni, sono cambiate.

Anche come colleghi universitari non ho trovato per sfortuna persone che mi corrispondessero, perché erano tutti ragazzi  e ragazze, più ragazze ovviamente, molto proiettati sul futuro del diritto, molto proiettati sulla carriera, ma a me sembrava che non avessero degli interessi collaterali, simili ai miei; non c’era curiosità per il sociale, per l’arte,  per il parlare, per il viaggiare poco o niente. Per cui abbiamo condiviso parte degli anni universitari, al livello di esami, uscite, anche una  vacanza insieme però non si sono creati quei legami che poi si portano avanti tutta la vita e  lì per lì mi è dispiaciuto. Però mi ha fatto apprezzare di più avere delle amicizie radicate e salde che mi corrispondono in pieno, pur essendo totalmente diverse da me, perché nessuno di noi è uguale, anzi tuttora siamo un mistero l’una per l’altra.

Io sono una persona che si reputa molto attenta  ai segnali e non so se le altre persone riescono a capire me con un’occhiata… io lo leggo così.

Io sto molto attenta ai segnali,  in realtà si tratta semplicemente di persone e fatti indistintamente che ti fanno capire che devi proseguire in una direzione, piuttosto che in un’altra

Io sto molto attenta ai segnali,  in realtà si tratta semplicemente di persone e fatti indistintamente che ti fanno capire che devi proseguire in una direzione, piuttosto che in un’altra;  dal segnalarti un corso di fotografia al fatto che decidi di passare una serata con un gruppo nuovo in cui  non conosci quasi nessuno, ma proprio quella sera capita che conosci quella persona oppure non conosci nessuno e c’è una frase che ti colpisce e ti fa ragionare su un evento che ti è capitato in passato. Sul cammino di Santiago a differenza di quello che dicono tante persone, io in realtà ho sentito persone, una persona in particolare che me la descriveva un po’ come un cammino di vita, cioè a seconda della tappa in cui arrivi, tu attraversi  e rivivi una età della vita di ogni uomo come l’infanzia, adolescenza, età adulta e vecchiaia

Io essendo partita da Saint-Jean Pied de Port, in Francia, quando sono arrivata a  Burgos (circa 290 km), sarei arrivata all’adolescenza. La cosa non mi stupisce perché quando io  sono arrivata a casa, ero partita con mille domande a cui non ho trovato risposta che però mi hanno dato l’occasione per smuovermi, per essere su quella strada, in quel momento della mia vita.

Può diventare una risorsa da sfruttare e per raggiungere un obbiettivo della mia vita che è la felicità.

Non è successo niente di mistico, fondamentalmente mi ha allenato ad essere attenta alle emozioni. Quando ti ritrovi in un cammino del genere hai più tempo di pensare, stare da sola con te stessa, anche se intorno sei circondata da persone.

perché sto cercando una direzione da dare alla mia vita

Persone con cui ho parlato, alla domanda “perché sei qui”, mi hanno risposto, <<perché sto cercando una direzione da dare alla mia vita>>. Sono stata bene a farlo in solitaria e comunque non c’era interferenza in quella che era la mia riscoperta, magari erano occasioni per capire che io non mi sarei comportata in quel modo, in quella occasione, lì però erano personaggi di questa terapia che è stato il cammino di Santiago.

Io ero fissata  in  quella strada lì, però il camminare è in generale un’attività, io sono, nasco ciclista diciamo e ho sempre prediletto la bicicletta, piuttosto che i piedi come strumento per muovermi, però il camminare è diverso, ti mette in contatto con la terra che è l’origine meno mediata; è più vivo, lo senti in maniera più diretta, lo capisci anche meglio forse e vai più lento e quello è più utile.

potrebbe esser una risorsa in futuro

Non sarei stata  in altro posto bene come lì, a prescindere di tutto quello che stava succedendo, io volevo essere su quella strada e  mi ha riportato a farmi ricordare com’ero io indipendentemente dalla storia dell’università. Ci sono stati momenti semplici, dalla mattina in cui trovi i bar chiusi, quindi ti arrabbi perché hai fame e ti offrono un biscotto per colazione, tu lo rifiuti, perché sei testarda come un ciuco, lo è stata un’occasione semplice per ricordarmi che ho anche questa parte di me che mi piaccia o no. La  mia indole spinge e potrebbe esser una risorsa in futuro, ma in realtà non c’è quell’aspetto remissivo, accondiscendente che pensavo, che mi frenasse.

io sono un mosaico di tante cose e ognuno di questi tasselli, di questo mosaico, se manovrato bene può aiutarti.

Questo viaggio è servito a togliere la polvere, a farmi capire che io che io sono un mosaico di tante cose e ognuno di questi tasselli, di questo mosaico, se manovrato bene può aiutarti. Tu nel frattempo ti evolvi, lì per lì non ti rendi conto che stai evolvendo, perché magari ci sono dei momenti in cui non penso a niente, però mi ricordo che sono arrivata ad un punto che con il mio compagno di viaggio abbiamo battezzato, con il nome “il cancello delle mesetas”, queste grandi pianure dove c’è una strada che sale e che scende e nulla intorno. Era il punto di ingresso con due grandi querce a  segnare come un cancello e io mi ricordo che ho sentito sentito una forza, qualcosa che mi diceva << adesso tu stai qui e ti siedi e aspetti>> e io mi sono seduta mezz’ora in silenzio, lontano dal mio compagno di viaggio a guardare questo paesaggio che era bello ma neanche una cosa superlativa, ma bello. Ho notato queste due querce e mi sono messa di lato nella strada davanti a questo paesaggio in ciò c’erano colline, i campi, i mulini a vento quelli moderni il cielo e le nuvole e anche le vacche, era un paesaggio come tanti ma a me sembrava fosse lì il senso del mondo perché c’era l’uomo, c’èra la natura, c’era l’aria, c’era la strada e c’ero io.

Lo dovrò riprendere quel cammino, ma lo riprendo quando sento la chiamata

Li abbiamo chiamati i “cancelli delle mesetas”, con queste due querce secolari ed è uno dei momenti più belli,  mi ricordo con affetto di quel cammino, non mi ha insegnato niente…ma semplicemente ad ascoltare…Lo dovrò riprendere quel cammino, ma lo riprendo quando sento la chiamata, in questo momento sento che io devo stare qua, abituarmi, fermarmi investire su di me, cercare di creare su di me con quello che arriva, quando sentirò il bisogno di rimettermi su quella strada lo farò, ma non in questo momento.

è un’occasione per conoscere tantissima gente creativa

Vedi per esempio noi due ci siamo conosciute perché in questa mia esplorazione della città e di prospettive che mi offre il mondo in generale ho conosciuto anche qui un giro pazzesco, perché ho conosciuto una ragazza che ha abitato qualche mese qua ad Arezzo, originaria delle Marche, che attraverso una sua conoscenza aveva sentito parlare di Segni Concreti Per cui una sera a casa mi ha detto: <<ma sai che mi hanno parlato di questa associazione che organizza dei corsi gratuiti di qualunque cosa. Guarda ti faccio vedere la pagina>> e tra i vari c’era sia il corso di fotografia, sia il corso di Yoga e il corso di spagnolo che mi interessava, perché è una lingua che ha un suono splendido secondo me, non l’ho mai saputo parlare e sul cammino avevo anche difficoltà a capirlo stranamente e mi sono detta  “è proprio quello che fa per me” e Dal corso di spagnolo piano piano poi ho conosciuto Claudia, ho conosciuto  Demo, ho conosciuto Radio Concreta, mi sono proposta di fare la Dj per una settimana e dopo il corso di spagnolo , poi ho conosciuto il corso di grafica.  Demo mi ha detto che avevo una sensibilità particolare: <<ti andrebbe di entrare nella Associazione>>, da lì ho accettato subito, sono iniziate le cene, riunioni e poi c’è stata la nuova campagna di Sei Straordinaria, c’è stata la mostra fotografica, c’è stata la giornata mondiale della poesia e adesso ci saranno un sacco di altre iniziative, perché Demo e Segni Concreti  sono un vulcano di idee. Questa avventura ha il vantaggio di non precludere nient’altro, perché è un impegno molto libero e ognuno partecipa a quello che vuole, finché riesce e finché ne ha voglia ed è un’occasione per conoscere tantissima gente creativa, mi sta aiutando a tirar fuori questa parte di me, come il mio percorso di studi che  è sempre stata repressa perché comunque si trattava di imparare a memoria delle leggi in cui dietro era l’uomo, però era dietro, invece qui c’è proprio l’attenzione all’uomo come mission principale e io mi trovo strabene nei gruppi del genere, quindi è stata una bella scoperta.

Per terminare la nostra intervista, ad Aladino quali desideri possiamo chiedere che si avverino?

ad Aladino chiedo di essere  così felice

Ad Aladino gli possiamo chiedere di far rimanere la mia vita sempre così, perché questo periodo è veramente pieno e completo e penso che sia il periodo in cui sono più me stessa dopo venticinque anni.

È la consapevolezza di una giovane donna e vedo che essere se stessi  premia in vari ambiti, sia nel rapporto  personale, proprio quando uno si guarda allo specchio e si riconosce, cosa che a volte capita di trovare l’immagine che non ti rispecchia, sia nel rapporto con gli altri. L’essere a mio agio mi permette di conoscere delle persone splendide è così bello quando ti riconosci negli altri e con alcune persone mi sta capitando questo…mi sembra di conoscerle da molto più tempo e quindi ti trovi a tuo agio entri in un circolo vizioso,  e trovi delle emozioni belle, piacevoli insomma entri in un binario e diventa impossibile cadere  di nuovo nell’errore di correggerti per piacere agli altri o di adattarti  a delle situazioni in cui  proprio non entri e sono come dei vestiti che non riesci ad indossare bene. È così bello rilassarsi con quello che si ha intorno, mi auguro di essere sempre così, ad Aladino chiedo di essere così felice…

Della Sirenetta che ti porti?

cercare di lasciare una traccia importante in questa vita

Della Sirenetta mi porto il mare…io ho una grande paura dell’acqua. Però il mare è un altro oggetto che mi piace tantissimo guardare, soprattutto d’inverno con la spiaggia deserta e c’è l’acqua …il mio elemento è la terra, però l’acqua è cangiante, si adatta alle forme, è malleabile, non rifiuta niente e cioè è uno specchio di ciò che c’è intorno ed  è dovunque ed io vorrei essere un po’ così,  vorrei essere cittadina del mondo e vorrei  creare la rete più ampia possibile di relazioni con il resto del genere umano, cercare di lasciare una traccia importante in questa vita, non so in che modo ancora, ma l’intenzione c’è .

Questa intervista è stata fatta un anno fa.

Attualmente Bianca Sestini è impegnata a fare un master di giornalismo alla Luiss, a Roma, in questa realtà ha trovato un’ampia esperienza su vari settori, segue laboratori televisivo radiofonico, giornalismo online, dizione, fotografia e montaggio video, impaginazione grafica.

In questa stagione, la primavera, sta puntando molto a conoscere meglio Roma, per sentirla sua.

Il giornalismo è una strada molto impervia, dice, è molto attratta dal sociale; pensa che la sua strada sia tra giornalismo e terzo settore.

 

 

BIANCA SESTINI – InConcreto – www.segniconcreti.org

 


Rubrica InConcreto, Intervista di Lorena Pedulli. Correzioni di bozze Elena Scortecci.


 

 


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