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Resistere, esistere e ballare – #RadioConcreta

di Dalila Sansone

 

Ballavano al centro della sala, pochi passi per rubare il pavimento, alti, bellissimi.

L’eleganza trasudava dal portamento, scivolava lungo le schiene dritte, stava nella naturalezza che conferisce ai gesti l’abitudine di conoscersi e l’ostinazione a stupirsi ancora di essersi riconosciuti.

Paola e Ivan poggiano su fondamenta forti, se le sono costruite ognuno per sé, questo si intuisce, e le hanno unite perché sostenessero la scelta di essere compagni.

Essere consapevoli della forma della scelta la rende asse portante dell’esistenza, individuale e collettiva.

Conoscendone la forma sai prendere le misure, capire come aderirle.

Non ho solo visto ballare un uomo e una donna per qualche istante.

Li avevo visti lavorare, ci avevo parlato, avevamo sorriso e bevuto vino insieme seduti per terra o alla meno peggio in una comunità provvisoria.

E’ stata la somma di elementi vissuti e sentiti con un’intensità così estranea al comune, a rendere quella scena, un uomo e una donna che ballano facendo il vuoto, uno squarcio di verità che di scelte ne conteneva molte.

La coerenza assoluta alla vita, al modo in cui la intendi, i valori di cui vuoi sia intrisa anche quando ti franano sotto gli occhi.

Non sono loro a franare ma chi li manutiene a dimenticarsi l’importanza quotidiana di un gesto.

Prima di ogni altra definizione, se gli chiedi chi è, Ivan ti risponde “militante antifascista”. Eccolo l’asse su cui poggiano i cardini: la militanza.

La concretezza di un sistema complesso di memoria, sacralità, rispetto e responsabilità, la convinzione solida che sia questa la forma delle forme, la cornice all’interno della quale ogni espressione dell’esistere diventa possibile.

Quell’uomo e quella donna che ballavano, compagni di vita e di scelte, ce l’avevano appiccicata addosso questa verità.

Viviamo un tempo in cui la connessione costante e l’abitudine al privilegio hanno polverizzato i contorni delle cose, sfumato il disegno delle forme, rendendoci della taglia o della consistenza sbagliata, quando non finiscono, al colmo dell’esasperazione, con lo spingere a ritenere che siano cose e forme a doversi adattare a noi, senza interrogarle e capirle prima di starci dentro.

La mia settimana di Radio Concreta è stata un blando tentativo di mettere insieme l’umano dentro alla scelta per eccellenza, quella di fare parte di un’umanità condivisa di valori e principi che costituisce la forma prima a cui aderire, per poter cercare poi una strada propria.

Fuori da una fin troppo facile retorica, la consapevolezza della scelta (alludo ai valori che animarono la Resistenza e ciò che essi tutt’ora implicano senza aver perso d’attualità) è il primo atto di un essere che si proclami libero: senza la spontaneità che deriva dal sapere chi si è o cosa si vuole essere realmente, nessuna articolazione individuale o sociale riesce ad avere radici profonde.

Mantenere vivo il fuoco di quello che è rimasto, di quello che c’è, che esiste e resiste per sentirsi liberi ed esserlo davvero.

Viva!

Post Scrittum Ivan è Ivan Fantini cuoco eterodosso dimissionario militante antifascista Paola è Paola Bianchi coreografa e donna per eccellenza A loro grazie.

 Dalila 

 
 
 

Domenica 06 Gennaio

Mi congedo così, con una pagina sulla Resistenza, quella su cui è nata la Repubblica, una Repubblica intrisa di valori, di solidarietà e abnegazione per l’altro e la libertà di tutti che non ammette e non può ammettere confini o limitazioni.
Vorrei che in quest’anno che inizia ci fermassimo tutti a riflettere su chi “erano” la Resistenza, sui volti, la carne esposta al freddo o stremata dalla fatica, lacerata dal fuoco, i piedi stanchi, lo strazio di sostenere una scelta di parte a qualunque costo. La Resistenza erano uomini e donne, soltanto uomini e donne.
Quanto senza tempo e spazio può essere la vita di un uomo o di una donna, anche se non se ne ricorderanno più lineamenti e nome?

A loro grazie. Ora e sempre!

“Proprio quello ci voleva, il radicalismo e lo spirito critico degli studenti sommati alla sapienza pragmatica di operai e montanari. E onestà. Avrebbero preso le redini e cambiato in fin dei conti le cose come necessario, o sarebbero più probabilmente rimasti minoranza, schiacciati senza riguardo per un sacrificio dimenticato alla svelta, sotterrati con le proprie idee i morti e i sopravvissuti? La loro grande prova che per un pelo o forse un abisso non era stata definitiva, avrebbe funto da sprone a organizzarsi meglio in futuro contro il potere scippato dall’ingiustizia, chiedeva Mario al comignolo, o si sarebbero cambiate le vesti e avrebbero continuato a ridergli alle spalle?
Allora avrebbe davvero fatto poca differenza , il morire in terra libera o continuare a vivere abbandonandone il progetto, di quella terra libera. Anche per quello era ancora in ballo, lui. Si sentiva come se avesse l’amore della propria vita a poca distanza, intensamente e intimamente ricambiato, convinto di voler trascorrere lì al suo fianco il resto della vita, e però sapesse di non poterlo agguantare, di essere fottutamente fuori tempo e fuori luogo.
Non voleva che la guerra finisse. Un bel problema, liquidare una guerra civile.
“Dove andrò, cosa farò, chi sarò se non qui? Voglio stare sempre qua.” Qualcuno si confessava a lui, quasi frignando.
La partigianeria come scelta a posteriori di non sopportare ipocrisie sociali. Combattere per il mondo e insieme sfuggirgli. La partigianeria come scelta a priori di espiare le colpe del ventennio, quelle dei cugini maggiori per molti di loro, e i dubbi sulla possibilità di realizzare una civiltà che razionale lo fosse veramente.”

Mattia Speranza
Le orme degli uomini liberi, Scatole Parlanti

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Buongiorno!

Buongiorno compagna silente, carezza che dovrebbe avvolgere ogni risveglio e proteggere qualsiasi sogno.

Come stai stamattina cara LIBERTA’ ?

“chiedi quanto tempo che per lei si muore

chiedi se il coraggio è senso dell’orrore

chiedilo alla libertà

chiedi come fa un fucile a farsi fiore”
 
 
 
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Sabato 05 Gennaio

 

L’unica soluzione è non entrare dentro il sistema. Tu sei uno ed unico, non è che ti isoli. Costruisci te stesso, nel contesto in cui vivi. Apparentemente sembra non serva a nulla, ma la teoria del tuo esempio se contamina ha fatto la rivoluzione. Io non devo convincere nessuno. È la condotta dell’essere umano che sta al mondo che porta ai cambiamenti”.

In ecologia il concetto di resistenza implica un processo adattivo per cui, a fronte di un fattore di disturbo ripetuto (o la combinazione di più fattori), un singolo organismo o un sistema mantiene inalterate delle sue funzioni.

La definizione è mia ed è semplificata ma mi serve a spiegare che RESISTENZA è opposizione al cambiamento negativo, è conservazione inalterata di un qualcosa che non appartiene al singolo ma arriva da chi c’era prima e ancora prima, riguarda aspetti vitali e non banalità.

Si abusa troppo nelle società moderne dei concetti di resistenza e peggio ancora di resilienza.

Capire il nucleo di se stessi come individui e parte imprescindibile della società. Che cosa di ciascuno permette la costruzione di una comunità civile che lo rispecchi e gli permetta di sentirsene parte? Ecco, capirlo e difenderlo. Resistere.

Come fa Ivan Fantini che milita in quanto persona e scrive per urgenza.

Resistere, farlo davvero, non è affatto un gioco.

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Sulla disarticolazione dell’asse dei valori, un’attenta riflessione del paesologo e costruttore di comunità provvisorie Franco Arminio.

“E poi c’è l’antica attitudine alla viltà e alla furbizia. Si preferisce non prendere posizione. Non mi riferisco al fatto di scrivere su un giornale o in Rete, ma anche alla semplice discussione coi vicini o al bar. Oggi la parola è passata a chi non ha niente da dire. E il segreto sta nel fatto che questi si rivolgono a chi non ha voglia di ascoltare. In questo modo ogni cretinata è sempre viva e vegeta, mentre il pensiero sembra un esercizio per presuntuosi. Se metti una bella poesia in Rete, alcuni apprezzano ma per altri è solo un esercizio narcisistico. Chi racconta un’esperienza virtuosa è uno che si vanta. Gli sfaccendati e i rancorosi hanno creato un clima in cui i loro sentimenti sono la normalità. Il bene è una stranezza da indagare, in qualche caso persino da perseguire legalmente.”
 
 
 
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https://www.corriere.it/opinioni/18_dicembre_15/paese-piu-depresso-nessuno-se-ne-occupa-36d067fa-00ab-11e9-8adf-e9de349ac71d.shtml?fbclid=IwAR1Do7qb9AlL5_0tsSjD9LnEeTxj4eyxzVBl4MSFFHGHzn1wc08ec6Rg8FA

Franca Viola, ad Alcamo nel 1965, rifiuta il matrimonio riparatore che consentiva l’estinzione del reato di stupro per il colpevole ed i suoi complici, in base al codice penale vigente all’epoca.

Ma Franca era nata libera e libera è restata, pure se Melodia, il suo stupratore era un mafioso, pure se lei era di Alcamo in Sicilia negli anni ’60 ed era figlia di contadini.

L’attenuante della causa d’onore è stata rimossa dall’ordinamento giuridico italiano il 5 Settembre del 1981. Lo stupro viene riconosciuto reato contro la persona e non contro la morale solo nel 1996.

La battaglia parlamentare per arrivare all’abrogazione dell’attenuante della causa d’onore iniziò il giorno in cui Franca entrò in commissariato a denunciare il suo stupratore, nel pubblico disappunto del paese in cui continua a vivere.

“su i picculi cose che cambiano o mundo e chiddi quadratu lo mutano an tundo”
 
 
 
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Venerdi 04 Gennaio

L’indifferenza è patina impermeabile di chi non conosce il piacere di sentire il sangue scorrere nelle vene, la passione bruciare; è la maschera di chi preferisce l’abulia dell’abitudine; è l’anestetico di chi finge a sé stesso di essere vivo .

Stasera torna con noi Gramsci, partigiano vivo per sempre.

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917

 

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Pungolare continuamente e ostinatamente lo spirito critico, ricordargli di essere vivo.

Signore e signori il nostro più grande cantore della libertà!

Buongiorno Fabrizio <3

“io nel vedere quest’uomo che muore,

madre, io provo dolore.

Nella pietà che non cede al rancore,

madre, ho imparato l’amore”
 
 
 

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Giovedì 03 Gennaio

Nessuno ha saputo descrivere con tanta leggerezza i rapporti tra gli uomini, usando a metafora la vita vista dal punto di vista privilegiato dei rami di un albero, come Calvino nel Barone Rampante.

Libro che andrebbe letto e riletto a tutte le età.

“ (…) Ma non bastava, bisognava organizzare una guardia di spegnitori, squadre che in caso di allarme sapessero subito disporsi a catena per passarsi di mano in mano secchi d’acqua e frenare l’incendio prima che fosse propagato. Ne venne fuori una specie di milizia che faceva turni di guardia e ispezioni notturne. Gli uomini erano reclutati da Cosimo tra i contadini e gli artigiani di Ombrosa. Subito, come succede in ogni associazione, nacque uno spirito di corpo, un’emulazione tra le squadre, e si sentivano pronti a fare grandi cose. Anche Cosimo si sentì una nuova forza e contentezza: aveva scoperto una sua attitudine ad associare la gente e a mettersi alla loro testa; attitudine di cui, per sua fortuna, non fu portato mai ad abusare, e la mise in opera soltanto pochissime volte in vita sua, sempre in vista d’importanti risultati da conseguire, e sempre riportando dei successi.

Capì questo: che le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto , di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone (mentre vivendo per proprio conto capita più spesso il contrario, di vedere l’altra faccia della gente, quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada).

Dunque questa degli incendi fu una buna estate: c’era un problema comune che stava a tutti risolvere, e ciascuno lo metteva avanti agli altri suoi interessi personali, e di tutto lo ripagava la soddisfazione di trovarsi in concordia e stima con tante altre ottime persone. (…)”

Il Barone Rampante, Italo Calvino

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Il Presidente della Repubblica italiana è garante della Costituzione, vigila sul corretto funzionamento delle istituzioni e sopra ogni altra cosa sul sistema di equilibrio tra i poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), principio alla base di uno stato democratico.

Nel discorso di Mattarella c’è un chiaro e composto richiamo al rispetto delle istituzioni rivolto a chi quelle istituzioni le incarna.

Se scalda il cuore sentire citati valori fondamentali della società civile, rammarica essere consapevoli che tale richiamo sia dovuto essere “istituzionale” e sia stato tale.

L’augurio vero è che le istituzioni tornino ad essere alte e sacre, riempite di senso, come concepite all’alba della rinascita dopo la lunga notte della dittatura e l’orrore della guerra civile.

“Lavoro tenace coerente e lungimirante” tornare il Paese che siamo capaci di essere.

#PresidenteDellaRepubblica #‎MessaggioDiFineAnno #Istituzioni #Scelta #Resistenza #RadioConcreta‬ ‪#‎Buonp

 
 

 
 
 
“Hey you, don’t tell me there’s no hope at all
Together we stand, divided we fall”

Caffè e Pink Floyd.
Caffè e consapevolezza che speranza ce n’è, ce n’è in abbondanza a uscire dall’autismo corale in cui è finita una società di individui ripiegati su sé stessi, incapace di vedere oltre muri di cristalli liquidi e finto benessere.
Speranza c’è se iniziamo a pensare a chi sta oltre quel muro, a chi quel muro non l’ha mai costruito, che quel muro è mera costruzione mentale e solo al di là di quello ha un senso definirsi esseri umani.

HeyYou
#PinkFloyd #TogetherWeStand #Scelta #‎Resistenza #OraeSempre #RadioConcreta‬ ‪#‎Buongiorno‬ ‪#‎BuenosDias‬ ‪#‎GoodMorning‬ ‪#‎SegniConcreti
 
 

 
 
 

Mercoledì 02 Gennaio

Di un modo di resistere si para davanti la monoliticità di una precisa scelta ma, immediatamente dopo di quella, sono le sfumature a rasentare la poesia.
Declinazioni di resistenza.

Aspettami ed io tornerò
(K.M. Simonov)

Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c’è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell’anima mia…
Aspettami. E non t’affrettare
a bere insieme con loro.

Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.

 

#KonstantinMariaSimonov #‎AspettamiEdIoTornerò #Scelta #Resistenza #RadioConcreta‬ ‪#‎Buonpomeriggio‬ ‪#‎BuenasTardes‬ ‪#‎GoodEvening ‪#‎SegniConcreti
 
 

 
 
 
La guerra, l’ipocrisia di ogni guerra nello spietato cinismo di Céline.
Estratto dallo spettacolo “Viaggio al termine della notte” di e con Teho Teardo e Elio Germano
 
 
 
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Martedì 01 Gennaio

 

civile agg. [dal lat. civilis, der. di civis «cittadino»]. – 1. Di cittadino, dei cittadini, considerati come parte d’uno stato e con particolare riguardo alla loro convivenza in seno allo stato.

Prima definizione del vocabolario Treccani

Prendete l’aggettivo, usatelo per definire una guerra: “guerra civile” e sentite centuplicare lo strazio della più atroce delle dicotomie.

Estratto da “Un giorno di fuoco”, Beppe Fenoglio

(…) – Io ti capisco, Ivan, – disse allora Sandor, – ma non mi sento di far fare a Fritz la fine che vuoi tu. Io coi tedeschi ce l’ho, è naturale che ce l’ho, per tante cose. Ma non c’è confronto con come ce l’ho coi fascisti. Io arrivo a dirti che ce l’ho soltanto coi fascisti. Per me son loro la causa di tutto. Guarda, Ivan, se io corressi dietro a un tedesco, e mi spuntasse da un’altra parte un fascista, stai certo che io lascio perdere il tedesco e mi ficco dietro al fascista. E lo acchiappo, dovesse creparmi la milza. E tu faresti lo stesso.
– Questo è vero, anch’io farei così. Ma con questo tedesco io non ho per niente la coscienza a posto. Per niente -. E scuoteva tenacemente la testa. Poi si alzò, andò alla finestra, come se le sue prossime parole fossero da proclamarsi al mondo. E disse: – Ma che gente siamo noi italiani ? Siamo in una guerra in cui si può far del male a tutti, si deve far del male a tutti, e noi ce lo facciamo soltanto tra noi. Cos’è questo? Vigliaccheria, cretina bontà, forse giustizia? Io non lo so. So solo che se noi di qua pigliamo un tedesco, invece di ammazzarlo finiamo per tenerlo come uno dei nostri. I fascisti di là, se beccano un inglese o un americano, qualche sfregio certo gli faranno, ma ammazzarlo non lo ammazzano. Ma se invece ci pigliamo tra noi, niente ti salva più, e se cerchiamo di spiegare che siamo fratelli ci ridiamo in faccia. È così, quando la guerra finirà, ci sarà, mettiamo, degli inglesi che tornano dalle loro madri e dicono: “M’hanno preso i fascisti italiani ma m’hanno lasciata salva la vita”, e dei tedeschi che torneranno a casa e diranno la stessa cosa dei partigiani italiani. Ma alle madri italiane, alle nostre, che cosa si dirà?
Si sentiva l’acciottolio dei piatti sotto le mani del tedesco e il respiro pesante dei partigiani. Poi Polo disse, lasciando cascar le braccia: – Tutta questa discussione per Fritz. E lui è di là che ci lava i piatti. Di’, Ivan, non ti sembra già abbastanza che un uomo di Hitler, un soldato dell’esercito tedesco che ha domato Francia e Polonia e mezzo mondo sia di là a lavarci i piatti a noi poveri scalcinati partigiani italiani?
– Mah, – fece Ivan, stanchissimo, – io non lo so, non so più niente. Io ho parlato per questione di principio.

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“(…)the frontiers are my prison.

Oh, the wind, the wind is blowing,
through the graves the wind is blowing,
freedom soon will come;
then we’ll come from the shadows.”

The Partisan è l’adattamento de “Le complaint du Partisan” canzone della Resistenza francese.

Provo a sentire l’aria gelida negli occhi, l’umidità del bosco che passa attraverso i vestiti e la luce di ogni nuovo giorno filtrare tra i rami degli alberi o nelle crepe delle rocce e provare lo stesso stupore di chi si chi conquistava la vita stappandola a morsi, dentro un esilio fatto di scelte senza ripensamenti ammissibili e si … lo capisco che le frontiere siano solo prigioni, che vivere è verbo indeclinabile nella negazione.

Buon primo giorno dell’anno senza umido addosso e fatica macerata nelle ossa e nell’anima.

 

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Lunedì 31 Dicembre

 

Il 15 dicembre 1944 il partigiano Attilio viene catturato in seguito a delazione dalla SS italiane e condannato a morte il 22 gennaio successivo.
Tra l’anno che passa e quello che arriva, scrive dal carcere come fecero in tanti, poche parole, le uniche necessarie. Le ultime le scrive ad una donna. Era un uomo e amava.

Ho scelto dalla raccolta delle lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana quella di Attilio, perché atto finale di una vita consumato in questo stesso periodo dell’anno, di un tempo non poi così distante.
Non lo sapeva ma la sua scelta ci stava consegnando un Paese liberato dalla barbarie nazista e dall’orrore della guerra civile.

Buon anno a tutti gli ascoltatori ed i lettori, un anno in cui vi auguro di coltivare la conquista della libertà e della possibilità di scelta, che ne è massima espressione, come il bene più prezioso che vi sia stato lasciato in consegna.

Abbiatene cura e rispetto.

31 gennaio 1945

Edda

voglio scriverti queste mie ultime, e poche righe. Edda, purtroppo sono le ultime si, il destino vuole così, spero ti giungano di conforto in tanta triste sventura.
Edda, mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l’idea che c’è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l’idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell’amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda

Bruno Frittaion (Attilio) San Daniele del Friuli 1925 – Tricesimo 1945, anni 19
Battaglione Silvio Pellico
Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, 8 settembre 1943 – 25 Aprile 1945

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La consegna di Radio Concreta, nel giorno di passaggio da un anno che finisce ad un altro che inizia, è una scelta. Di parte.
Non è la possibilità di scelta il cardine della libertà, quanto la parte che si sceglie.
E’ lei, la parte che si sceglie, il discrimine tra libertà e condanna, respiro e asfissia.

L’inno più bello alla libertà mai cantato ovunque (nei commenti alcune delle versioni internazionali e non che amo di più).
Alla libertà interiore dei partigiani che in montagna hanno mostrato la strada. Viva!

Bella Ciao adesso

Dalila

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DALILA SANSONE – #RadioConcreta – www.segniconcreti.org


 
 

 
 
 

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