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Giornata internazionale della donna – 8 marzo 2014

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Discriminazione, povertà e violenza limitano l’accesso delle donne al lavoro, all’istruzione e alla salute e la loro partecipazione al governo.

Essere donna significa dunque non avere le stesse possibilità di un uomo: questa è la disparità di genere. Ma quali sono le sue conseguenze?

Le donne guadagnano meno degli uomini e hanno più difficoltà a trovare un lavoro: questo significa che percepiscono pensioni più basse e che quindi le donne anziane sono maggiormente a rischio di povertà.

Nelle zone rurali le donne forniscono il 70% della produzione alimentare, molto spesso senza possedere il terreno che coltivano e senza avere accesso al credito agricolo. Eppure, è stato calcolato che se le donne avessero accesso alle stesse risorse culturali, economiche e tecnologiche degli uomini, almeno 100-150 milioni di persone non soffrirebbero più la fame. E allora, perché il 60% delle persone affamate nel mondo sono proprio donne?

In molti paesi, la maggior parte dei bambini a cui viene negato l’accesso all’istruzione primaria sono femmine, ma il bambino di una madre istruita ha più probabilità di sopravvivere di quello con una madre non istruita.

Sessanta milioni di bambine vengono date in sposa prima dei 18 anni e le gravidanze precoci mettono a rischio la loro salute: ogni anno muoiono circa 70.000 adolescenti per complicazioni legate alla gravidanza.

Il 70% delle donne è stato vittima di violenze e abusi fisici, sessuali e psicologici: ma 603 milioni di donne vivono in paesi dove la violenza domestica non è ancora considerata reato.

E se circa il 50% delle aggressioni sessuali vengono commesse contro ragazze minori di 16 anni, dal 2000 al 2012 la percentuale di adolescenti rappresentate sul grande schermo in abiti succinti o con qualche tipo di nudità, è aumentata sensibilmente.

Sul piano politico, molte donne non hanno ancora diritto di voto e nei parlamenti di tutto il mondo sono poco più del 20%, dati che la dicono lunga su come le donne vengano rappresentate e quanto contino in ambito decisionale.

Stando alle cifre, non possiamo far altro che prendere atto del fatto che le opportunità per uomini e donne non sono affatto eque e non potranno esserlo finché metà della popolazione sarà esclusa dal lavoro, dall’istruzione e da posizioni di potere.

Urge un cambiamento reale e per ottenerlo sarà indispensabile fare uno sforzo collettivo. Per questo, questo 8 marzo simbolicamente, ma anche ogni giorno di quelli a venire, ti chiediamo di tirare fuori l’uomo e la donna stra-ordinari che sono in te e metterci concretamente al lavoro per costruire una società più equa.

 

Scopri di più sulla campagna. Vai alla pagina:

 


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  • Possiamo dire davvero ciò che vogliamo?

    Il sessismo nella lingua italiana è lo specchio di quello fortemente radicato nella nostra società. Prendendo spunto dalla campagna di UN Women, anche Segni Concreti ha fatto qualche ricerca... Partiamo da qui e proviamo a trovare #parolenuove, per essere liber* davvero di dire ciò che vogliamo, ma sempre nel rispetto degli altri e delle altre.

Visita la pagina della campagna Sei StraOrdinaria
http://www.segniconcreti.org/seistraordinaria/