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Ricordiamo i migranti morti in mare – 05 ottobre 2013 – ore 19.00 – Piazza S. Agostino – Arezzo

Questo sabato 5 ottobre  alle ore 19.00 troviamoci in Piazza Sant’Agostino – Arezzo, per ricordare in silenzio i migranti morti in mare.

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Chi volesse, può portare delle candele. Noi lo faremo.

 

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Testimonianza

 

Amare la vita, anche a costo di perderla

“Il mio paese è indipendente, ma non è libero.
Noi giovani eritrei non siamo liberi: non solo di parlare, ma neanche di pensare o di sognare un futuro diverso. Perché abbiamo paura: paura per noi, ma soprattutto per i nostri cari.

Fin da bambini sappiamo che, non appena finite le superiori, dovremmo fare il servizio militare.
Non c’è cosa più triste che sentire i bambini dire “Io da grande non andrò a fare il servizio militare”, sapendo che non è possibile evitarlo.
Siamo oppressi da questo servizio militare a tempo indeterminato che diventa poi vera e propria schiavitù…
Ingiustizie, violazioni, miserie e lavoro forzato sono la causa del nostro interminabile esodo.

Scappare dall’Eritrea, scappare dall’Eritrea…
Questo ormai è quello che vogliamo tutti noi giovani eritrei.
Non perché non amiamo la nostra patria e la nostra terra, ma perché siamo schiacciati da questo sistema e vogliamo riprenderci la nostra vita, vogliamo esserne gli unici padroni.

Talmente siamo oppressi da questa vita e da questo sistema che, in confronto, attraversare il deserto prima e il mare dopo ci sembra più sopportabile: riusciamo a vedere solo la meta finale, il sogno di un possibile futuro migliore.
Meglio morire in cerca di un futuro migliore; meglio cercare di cambiare la proprio vita e aiutare i nostri cari rimasti a casa, che rimanere schiavi di questo sistema dittatoriale!
Chi decide di fare questo percorso non ha più niente da perdere e non programma quale può essere la via migliore, ma decide di intraprendere quella che in quel momento è a portata di mano.
Nessuno può far cambiare idea a un giovane eritreo che ha deciso di fare questo viaggio verso l’ignoto, perché questa è la sua unica speranza di iniziare a vivere, di rinascere.

Ecco perché ho dovuto lasciare la mia amata patria.
Ecco perché molti giovani eritrei, disperati, fuggono nei paesi limitrofi da dove decidono di tentare la traversata del Sahara, poi quella del Mediterraneo e poi, e poi…”

Simo.

 

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