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#Profughi

#Profughi

Di Stefano Casi*
Direttore artistico di Teatri di Vita di Bologna

Storie di uomini e donne, storie di dignità, perseveranza e sogni. Storie umane per chi umano vuole rimanere
In questa pagina troveremo una raccolta di storie di #profughi che Stefano Casi pubblica regolarmente nella su pagina di Facebook. La delicatezza è la forza con cui Stefano Casi tratta le storie di uomini e donne che nonostante le difficoltà e le persecuzioni sono riusciti a costruirsi un futuro realizzando il loro sogno lontano dalle loro terre natie.
Queste storie ci ricordano che nessuno sceglie di scappare dal proprio paese natale, ma in questo fuggire, c’è un orizzonte, c’è una storia che vince, la storia che va avanti nonostante tutto e tutti.
Sembrano dirci che è arrivato il momento di tracciare i confini, tra chi è umano e chi no, tra chi decide di vedere anche gli altri e chi brama a vedere solo se stesso.
Queste testimonianze sembrano dirci che domani arriverà presto e la storia di nuovo ci consegnerà i numeri di chi ci ha provato, di chi non c’è la fatta, di chi era dalla parte giusta e di chi stava dalla parte sbagliata.
Abbiamo scelto di condividere queste storie perché simili alla forza sognatrice della nostra campagna Sogni Concreti, una campagna di sensibilizzazione che l’Associazione Segni Concreti ha lanciato 3 anni fa.
Un grazie a Stefano Casi che ci porta indietro tramite le storie vincenti per dare una speranza a tutti noi e anche un monito a non voltarsi mai dall’altra parte ma a guardare la realtà per quella che è, non per quella che ci fanno apparire.

Visita l’intervista di Stefanono Casi nella rubrica InConcreto >>>.

  

 

Ricordate, ricordate sempre, che tutti noi, e tu ed io in particolare, discendiamo da immigrati.

Franklin D. Roosevelt

 

#profughi 100 – Bambine e bambini anonimi, in fuga dalla guerra o dalle persecuzioni, in cerca di un domani. Diventeranno scienziati, artisti, politici, atleti, imprenditori, scrittori… O forse niente di tutto questo. Ma diventeranno uomini e donne con una dignità che farà di loro dei grandi, senza bisogno che il loro nome debba entrare nella storia.
Si chiamano Mohammed, Sheneeza, Iruwa, Pavel, Latifa, Kwame…
#apriamoiporti #apriamolementi #apriamoilfuturo

 

  Mohammed, Sheneeza, Iruwa, Pavel, Latifa, Kwame

 Mohammed, Sheneeza, Iruwa, Pavel, Latifa, Kwame

Mohammed, Sheneeza, Iruwa, Pavel, Latifa, Kwame

 


 

#profughi 99 – La diplomazia non si addiceva a François-Marie Arouet: i suoi scritti sempre sferzanti nei confronti del potere e dei potenti gli causarono non pochi guai, e all’ennesima minaccia di arresto fu costretto a fuggire in Inghilterra. E’ stato uno dei padri dell’illuminismo, devoto solo alla Ragione, marcando indelebilmente la cultura occidentale.
Si firmava Voltaire.
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 Voltaire

Voltaire

Voltaire

 


 

#profughi 98 – Giovane e già capace di condizionare la musica del suo tempo con le sue prime composizioni. Poi, la guerra e la rivoluzione lo costringono a fuggire dalla sua Russia, riparando in Svizzera nell’indigenza. Ma il suo genio non tardò a imporsi nuovamente. Arrivato negli Usa, allo scoppio della seconda guerra mondiale preferì rifugiarsi nel nuovo continente, prendendo lì la cittadinanza.
E’ Igor Stravinski.
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 Igor Stravinski

Igor Stravinski

Igor Stravinski

 


 

#profughi 97 – Un filosofo capace di leggere i meccanismi dei processi economici e le stratificazioni delle classi sociali e di delineare i processi politici rivoluzionari per il progresso umano. Inseguendo moti e inquietudini in Europa, è costretto a fuggire due volte dalla Francia, e la seconda per sempre, in un esilio londinese fino alla morte. Diventando una delle figure più amate e odiate della storia.
Si chiamava Karl Marx.
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 Karl Marx

Karl Marx

Karl Marx

 


 

#profughi 96 – La sua lunga fuga iniziò dalla Polonia minacciata dall’antisemitismo, poco prima dell’invasione nazista, e terminò negli Usa, dove ottenne la cittadinanza. Impregnato di cultura yiddish, mantenne nella scrittura quella lingua come ultimo legame con le proprie radici. E’ stato insignito del Premio Nobel per la letteratura.
Si chiamava Isaac B. Singer
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  Isaac B. Singer

 Isaac B. Singer

Isaac B. Singer

 


 

#profughi 95 – Aveva 7 anni quando la sua numerosa famiglia dovette scappare dalla guerra che aveva devastato la cittadina messicana in cui era nato per rifugiarsi negli Usa. Dove coltivò il ballo, diventando uno dei coreografi più importanti del secolo. Perfezionando una tecnica che è alla base della danza modern e contemporanea e che porta il suo cognome.
Si chiama José Limón.
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 José Limón

José Limón

José Limón

 


 

#profughi 94 – Una donna tutsi nel ciclone del genocidio che le uccide marito e figli. Lei riesce a fuggire, ad arrivare in Europa, a testimoniare di fronte al mondo l’orrore del Rwanda. Scrittrice e attivista, ha vinto prestigiosi premi per il suo impegno civile e per la pace. I suoi libri: “La morte non mi ha voluta” e “Le ferite del silenzio”.
Si chiama Yolande Mukagasana.
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Yolande Mukagasana

Yolande Mukagasana

Yolande Mukagasana

 


 

#profughi 93 – Un destino comune a tanti intellettuali di origini ebraiche: la fuga dal proprio Paese in seguito all’avanzata dei nazisti. Così succede anche a questo scrittore, il cui primo romanzo fu messo al bando in Germania. Le sue pagine alternano la confessione personale e una spietata analisi delle relazioni personali e del rapporto tra massa e potere. E’ stato insignito del Premio Nobel per la letteratura.
Il suo nome è Elias Canetti.
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 Elias Canetti

Elias Canetti

Elias Canetti

 


 

#profughi 92 – Con i suoi studi ha rivoluzionato il nostro approccio alla lingua e alla comunicazione. Il suo formalismo e strutturalismo è alla base della linguistica moderna e della semiologia. Da russo ebreo a Praga, quando i nazisti invasero il Paese, dovette scappare in Norvegia, e poi una seconda volta quando arrivarono fino a lì, diventando un rifugiato in Svezia e poi negli Usa.
Si chiama Roman Jakobson.
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 Roman Jakobson

Roman Jakobson

Roman Jakobson

 


 

#profughi 91 – Ali Ahmad Saʿid Isbir è uno dei grandi innovatori della poesia araba. Dopo essere stato in prigione per il suo attivismo laico e socialista, fugge dalla Siria in Libano, dove è al centro di un ambiente intellettuale moderno e cosmopolita. Poi, con lo scoppio della guerra civile, è costretto a fuggire anche da lì in Francia. Tra i tanti premi internazionali, ha ricevuto in Italia il prestigioso Nonino.
Il nome con cui è noto è Adonis.
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Adonis

 Ali Ahmad Saʿid Isbir  - Adonis

Ali Ahmad Saʿid Isbir – Adonis

 


 

#profughi 90 – A poco più di vent’anni è un’ardente surrealista antifascista, ma dopo l’arresto del suo compagno Max Ernst e dopo l’invasione nazista della Francia, è costretta a scappare. La fuga in Spagna, l’esperienza psichiatrica, e infine l’ultima fuga in Messico, dove finalmente può dedicarsi alla pittura e alla scrittura.
Il suo nome è Leonora Carrington.
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 Leonora Carrington

Leonora Carrington

Leonora Carrington

 


 

#profughi 89 – Un poeta dentro le intime pieghe dell’anima. Pressato dal Kgb, dalla reclusione coatta nei manicomi, accusato di “parassitismo sociale”, è costretto a scappare all’estero, diventando cittadino del mondo: “gradualmente accade qualcosa di singolare: tu provi la gravità, ma la gravità verso casa si indebolisce e si intensifica la gravità verso l’esterno, nell’aperto cosmo”.
E’ Iosif Brodskij, Premio Nobel per la letteratura.
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  Iosif Brodskij

 Iosif Brodskij

Iosif Brodskij

 


 

#profughi 88 – Non aveva ancora 30 anni quando fu costretto, povero e denutrito, a fuggire dalla sua Liberia insanguinata dalla guerra civile. Arrivato negli Usa come rifugiato, si è impegnato per anni nel sociale per la protezione dell’infanzia. L’anno scorso ha partecipato alle elezioni nella capitale del Montana, uno degli Stati con la minor percentuale di popolazione nera. E ha vinto. Diventando il primo sindaco nero nella storia del Montana.
Si chiama Wilmot Collins.
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 Wilmot Collins

Wilmot Collins

Wilmot Collins

 


 

#profughi 87 – La Rivoluzione Russa costringe la famiglia alla fuga. Lui non ha ancora 20 anni. Prima l’Inghilterra, poi gli Usa, dove prende la cittadinanza. Autore di numerosi romanzi, sempre in sospeso tra le radici orientali e i nuovi orizzonti anglosassoni, ha ricevuto un successo travolgente con il conturbante “Lolita”.
E’ Vladimir Nabokov.
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 Vladimir Nabokov

Vladimir Nabokov

Vladimir Nabokov

 


 

#profughi 86 – Il volto di László Löwenstein è uno di quelli che buca lo schermo, e la sua recitazione segna in modo impressionante i suoi film, come il capolavoro “M”. Ma all’avvento del nazismo e delle leggi razziali deve scappare dalla Germania, portando a Hollywood la sua incredibile espressività in personaggi inquietanti, non senza intelligente ironia.
Il nome con cui è noto è Peter Lorre.
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  Peter Lorre

 Peter Lorre

Peter Lorre

 


 

#profughi 85 – Anja Rosenstein è una giovane rivoluzionaria. Per le sue idee e le minacce della polizia è continuamente in fuga: dalla sua Russia, dalla Francia, dalla Svizzera, dall’Italia… Nel nostro Paese non solo dà impulso all’ostetricia, scoprendo le origini delle morti post partum, ma è tra i fondatori del Partito Socialista, lottando per i diritti dei lavoratori e delle donne.
E’ Anna Kuliscioff.
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Anna Kuliscioff

 

Anna Kuliscioff

Anna Kuliscioff

 


#profughi 84 – E’ stato uno dei più grandi poeti polacchi. Spirito libero, critico del realismo socialista e avversato dal regime, chiese asilo politico in Francia, per poi trasferirsi negli Usa. Ritirando il Premio Nobel per la letteratura disse: “Un santo patrono di tutti i poeti in esilio, che visita le loro città e province solo nel ricordo, è sempre Dante. Ma come è aumentato il numero di Firenze!”.
Si chiamava Czeslaw Milosz.
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 Czeslaw Milosz

Czeslaw Milosz

Czeslaw Milosz

 


 

#profughi 83 – E’ il più grande compositore spagnolo del 900, autore tra l’altro di pezzi per chitarra che sono alla base dell’uso classico di questo strumento, e di celebri balletti. A 60 anni fu costretto a fuggire dal suo Paese dopo la vittoria franchista nella guerra civile. Per gli ultimi anni della sua vita trovò rifugio in Argentina.
E’ Manuel de Falla.
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  Manuel de Falla

Manuel de Falla

Manuel de Falla

 


 

#profughi 82 – Un immenso scrittore tedesco preso di mira dai nazisti, e quindi in fuga dal suo Paese, al quale pochi anni prima aveva appassionatamente dedicato il Premio Nobel. Un rifugiato in giro per l’Europa fino all’America, in cerca di un posto sicuro. Così come i suoi due figli: anch’essi scrittori, anch’essi profughi.
Sono Thomas Mann, Erika Mann e Klaus Mann.
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 Thomas Mann, Erika Mann e Klaus Mann

 Thomas Mann, Erika Mann e Klaus Mann

Thomas Mann, Erika Mann e Klaus Mann

 


 

#profughi 81 – E’ stato uno dei rappresentanti della lotta di resistenza del suo popolo contro l’occupazione. Ha fondato il movimento di liberazione Saharawi contro il Marocco, diventando il primo presidente del suo Paese tuttora senza riconoscimento internazionale. Ha vissuto in un campo profughi allestito in Algeria, dove aveva sede il governo in esilio.
Si chiamava Mohamed Abdelaziz.
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 Mohamed Abdelaziz

Mohamed Abdelaziz

Mohamed Abdelaziz

 


 

#profughi 80 – Pittore austriaco, è stato il grande interprete dell’espressionismo sia nella pittura sia nel teatro. Inserito dai nazisti tra i rappresentanti dell’arte “degenerata”, fu costretto a fuggire prima da Vienna e poi anche da Praga per scampare alla persecuzione.
E’ Oskar Kokoschka.
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 Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka

 


 

#profughi 79 – E’ stato il più grande violoncellista del 900 e un appassionato sostenitore della libertà. Perseguitato dal regime sovietico, lasciò il Paese. Per il suo impegno per i diritti umani e la democrazia diventò Ambasciatore dell’Unesco. A 62 anni andò davanti al Muro di Berlino mentre veniva demolito, e lì improvvisò uno storico concerto per ricordare le vittime dell’intolleranza.
Era Mstislav Rostropovič.
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  Mstislav Rostropovič

Mstislav Rostropovič

Mstislav Rostropovič

 


 

#profughi 78 – Una nutrita famiglia eritrea in fuga dalla devastante guerra del Paese con l’Etiopia. Lui aveva 11 anni e con i genitori e 9 fratelli attraversò l’Africa arrivando da profugo in Italia, dove rimase un anno, e poi negli Usa. Quella fuga da bambino la trasformò in una corsa per la vittoria e nella sua vita: è l’unico atleta ad aver vinto le maratone di New York e di Boston e una medaglia olimpica.
Si chiama Mebrahtom Keflezighi.
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Mebrahtom Keflezighi

Mebrahtom Keflezighi

Mebrahtom Keflezighi

 


 

#profughi 77 – E’ una giovane stella nel firmamento della danza classica. Durante una tournée del Bolshoi in Canada, chiede l’asilo politico, diventando successivamente cittadino statunitense. E’ uno dei grandi del balletto mondiale ed è anche diventato una star del cinema.
Il suo nome è Michail Baryshnikov
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Michail Baryshnikov

 Michail Baryshnikov

Michail Baryshnikov


 

#profughi 76 – Aveva 4 anni quando la sua famiglia fuggì dal Paese natale in seguito alla guerra. Dopo aver alloggiato in un campo profughi negli Usa, inizia una brillante carriera che lo porta a diventare docente, scrittore e opinionista del “New York Times”. Il romanzo “Il simpatizzante” racconta proprio del suo Vietnam e della fuga, e vince il Premio Pulitzer. La sua nuova raccolta di racconti è “I rifugiati”.
Si chiama Viet Thanh Nguyen.
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Viet Thanh Nguyen

Viet Thanh Nguyen

Viet Thanh Nguyen

 


 

#profughi 75 – Con i suoi primi film d’avanguardia ha spalancato lo sguardo cinematografico verso i territori inesplorati del sogno, della visione, dell’oltraggio, del surrealismo. L’avvento della dittatura franchista lo costringe alla fuga verso l’America. Arrivato in Francia trova un nuovo linguaggio per la sua arte graffiante, arrivando ai vertici del cinema di tutti i tempi.
E’ Luis Buñuel.
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 Luis Buñuel

 

Luis Buñuel

Luis Buñuel

 


 

#profughi 74 – E’ uno dei più importanti scrittori, poeti e drammaturghi africani, primo del suo continente a vincere il Premio Nobel per la Letteratura. Cantore della dignità dell’uomo e della libertà, oppositore del regime dittatoriale che opprime e insanguina la sua Nigeria, è stato costretto a fuggire all’estero per scampare alla persecuzione e alla condanna a morte.
Si chiama Wole Soyinka.
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Wole Soyinka

Wole Soyinka

Wole Soyinka

 


 

 

#profughi 73 – E’ nato in un campo profughi in Siria dove da 40 anni vivevano famiglie palestinesi costrette a lasciare le loro terre. Diventato musicista, si ritrova in mezzo alla guerra civile. Un cecchino gli ferisce la mano con cui suonava, ma lui resiste e tra le macerie del campo devastato continua a fare musica per alleviare la sofferenza dei bambini. Infine fugge in Europa, dove ora fa concerti.
Lui è Aeham Ahmad, “il pianista di Yarmouk”.
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 Aeham Ahmad

Aeham Ahmad

Aeham Ahmad

 


 

#profughi 72 – Era una giovane attrice di teatro. Allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre fuggì da Mosca e dopo aver attraversato vari Paesi approdò in Italia, dove riprese a recitare e a dirigere spettacoli. La sua impronta trasformò le scene italiane, dando impulso originale e approfondito alla nascente regia nel nostro Paese, anche attraverso un importante impegno pedagogico.
Si chiamava Tatiana Pavlova.
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Tatiana Pavlova

Tatiana Pavlova

Tatiana Pavlova

 


 

#profughi 71 – Lui, purtroppo, è un profugo che non ce l’ha fatta. I suoi libri hanno illuminato l’interpretazione della storia del 900 e dei nostri tempi: un filosofo tuttora imprescindibile. Quando i nazisti arrivarono a Parigi, fuggì verso la Spagna, ma arrivato sul confine il visto per rifugiarsi negli Usa non era ancora pronto: e non potendo espatriare, preso dalla disperazione, si uccise.
Il suo nome era Walter Benjamin.
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Walter Benjamin

Walter Benjamin

Walter Benjamin

 


 

#profughi 70 – Aveva solo 7 anni quando la sua famiglia decise di lasciare l’Ucraina per il clima di crescente antisemitismo. Sbarcarono negli Usa dove ottennero un visto come “profughi per ragioni religiose”. Pochi anni dopo, ancora ragazza, tenta la strada della recitazione. Il successo è immediato e non si fermerà, arrivando a farle vincere un premio a Venezia per “Il cigno nero”.
Si chiama Mila Kunis.
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Mila Kunis

SC_P_69_Mila Kunis

Mila Kunis

 


 

#profughi 69 – Socialista e fieramente antifascista, e dunque diventato oggetto di minacce e violenze dagli squadristi e dalla polizia durante il regime. Per evitare il carcere, scappa in Francia insieme ad altri rifugiati politici, ma poi rientra per riprendere la lotta nella Resistenza, finendo in prigione e al confino. Dopo la guerra, una lunga militanza politica, finché diventa il più amato Presidente della Repubblica della nostra storia.
E’ Sandro Pertini.
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Sandro Pertini

Sandro Pertini

Sandro Pertini

 



 #profughi 68 – Un giovane curdo cresciuto durante la guerra tra Iran e Iraq. Andato a studiare in Gran Bretagna, riesce a ottenere l’asilo come rifugiato. Con i suoi studi sull’algebra ha vinto proprio pochi giorni fa la Medaglia Fields, il più prestigioso premio mondiale per i matematici, per le sue dimostrazioni della limitatezza delle “varietà di Fano”.
Si chiama Caucher Birkar.
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Caucher Birkar

Caucher Birkar

Caucher Birkar

 


 

#profughi 67 – Un’infanzia di sfruttamento, la coscienza dei diritti umani, la lotta contro l’esproprio delle terre del suo popolo, le minacce e l’uccisione dei suoi familiari da parte dell’esercito, e infine la fuga a poco più di 20 anni in Messico. Esponente del movimento di liberazione degli Indios del Guatemala, è diventata simbolo delle rivendicazioni dei popoli indigeni contro lo sfruttamento, fino al Premio Nobel per la pace.
Il suo nome è Rigoberta Menchú.
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Rigoberta Menchù

Rigoberta Menchù

Rigoberta Menchù

 


 

#profughi 66 – A 14 anni fugge dal suo villaggio nel cuore del Sud Sudan dove imperversa la guerra civile. Alla fine arriva a Londra, dove riesce a trovare una strada professionale inattesa. Nel giro di pochi anni arriva ai vertici del mondo della moda, fino a essere riconosciuta come una delle grandi top model internazionali per le case più importanti. L’ha raccontato lei stessa nell’autobiografia “La ragazza del villaggio Dinka”.
Lei è Alek Wek.
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Alek Wek

Alek Wek

Alek Wek

 


 

#profughi 65 – Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, attivista contro la dittatura, riuscì a sfuggire all’arresto, rifugiandosi all’estero. Tornato, si impegnò a fianco della democrazia. Il golpe di Pinochet lo costrinse a scappare ancora, ma questa volta la morte lo colse poco prima del nuovo esilio. E’ il più grande poeta cileno. Scrisse: “L’esilio è rotondo: / un cerchio, un anello: / i tuoi piedi lo girano, attraversi la terra, / non è la tua terra…”
Era Pablo Neruda.
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Pablo Neruda

Pablo Neruda

Pablo Neruda

 


#profughi 64 – La passione per la scrittura e l’impegno politico di sinistra, prima contro lo Scià, poi contro Khomeini. Ma il regime lo bracca e lui è costretto a fuggire dall’Iran. Dopo essere stato in un centro rifugiati, ottiene l’asilo in Olanda. Così ha raccontato perché scrive romanzi: “È per via della mia fuga: chi non può più tornare a casa finisce per vivere in uno stato di immaginazione”.
Si chiama Kader Abdolah.
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Kader Abdolah

Kader Abdolah

Kader Abdolah


Franco Brusati, Dino Risi e Giorgio Strehler

#profughi 63 – Tre giovani militari in fuga dall’avventura bellica fascista: meglio essere rifugiati fuori dal proprio Paese che servire la Repubblica di Salò. Si conobbero e diventarono amici in un centro accoglienza profughi in un paesino svizzero. Poi, tornati in Italia, uno diventò raffinato regista e commediografo, un altro il padre della commedia all’italiana e il terzo il più grande regista teatrale italiano nel mondo.
Erano Franco Brusati, Dino Risi e Giorgio Strehler.
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Franco Brusati, Dino Risi e Giorgio Strehler

Franco Brusati, Dino Risi e Giorgio Strehler

 


 

#profughi 62 – Viene da una famiglia di profughi in fuga dalla Palestina senza più diritto al ritorno. Lei, nata e cresciuta in Libano, ha dovuto rifugiarsi in Inghilterra dopo lo scoppio della guerra civile. Di questa condizione di “profuga al quadrato”, sradicata da radici altrettanto fragili, ha fatto il senso del suo lavoro, che l’ha portata ai vertici dell’arte contemporanea, fino a vincere l’Hiroshima Art Prize per come ha interpretato la sofferenza dell’alienazione dei popoli.
Si chiama Mona Hatoum.
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Mona Hatoum

Mona Hatoum

Mona Hatoum

 


 

#profughi 61 – Ha marcato la storia del teatro europeo nella prima metà del 900, facendo dialogare la scena con il cinema. Un vero punto di riferimento e di ricchezza di idee per i registi futuri. Finché le feroci persecuzioni antisemite del nazismo lo costrinsero a lasciare il suo Paese per fuggire negli Usa, dove il suo “Sogno di una notte di mezza estate” sbancò gli Oscar.
Si chiamava Max Reinhardt.
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Max Reinhardt

Max Reinhardt

Max Reinhardt

 


#profughi 60 – Stava completando la specializzazione in neurologia, quando le leggi razziali la obbligarono a fuggire dall’Italia in Belgio. Ma quando i nazisti invasero questo Paese, decise coraggiosamente di tornare per proseguire nelle sue ricerche, nascondendosi e scappando dove possibile. Ebbe poi una vita lunga e straordinaria, coronata dal premio Nobel per la medicina.
Era Rita Levi Montalcini.
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 Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini

 


 

#profughi 59 – Del golpe in Mauritania 10 anni fa non abbiamo neanche sentito parlare. Ma lui, giovane e benestante, l’ha vissuto sulla sua pelle, ed è scappato prima che i genitori fossero uccisi, attraverso strade violente e pericolose fino al calvario che affrontano tanti richiedenti asilo in Italia. Poi, la rinascita e la creazione di una cooperativa di marketing e comunicazione digitale a Roma. Oggi è un imprenditore di successo e ha raccontato la sua storia nel libro “Stronzo nero”.
Si chiama Mor Amar.
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 Mor Amar

Mor Amar

Mor Amar

 

 


 

#profughi 58 – Un grande compositore affascinato dai venti di riforma. Dopo la repressione dei moti liberali del 1848 in Germania, fu costretto a scappare in Svizzera e in Francia. L’amico Liszt lo aiutò nella fuga, ma consigliandogli di lasciare il socialismo per dedicarsi solo alla musica. Aveva già scritto capolavori, altri ne comporrà ancora.
Il suo nome era Richard Wagner.
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 Richard Wagner

Richard Wagner

Richard Wagner

 


 

#profughi 57 – Giovanissima ha vissuto sulla pelle gli abusi, così scelse il giornalismo, il femminismo e l’attivismo per i diritti umani. Minacciata di morte dai fondamentalisti islamici e di carcere dalle istituzioni, dovette scappare dal suo Bangladesh per rifugiarsi in India, dove rischia ancora la vita. Premio Sakharov per la libertà di pensiero, è una delle voci più alte che lottano oggi per la libertà.
Si chiama Taslim Nasrin.
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  Taslim Nasrin

 Taslim Nasrin

Taslim Nasrin

 


 

#profughi 56 – “L’amico del popolo” era il giornale da lui fondato. Ma la campagna scatenata contro gli anarchici lo costrinse a fuggire in Svizzera, da cui dovette scappare ancora, scrivendo una canzone diventata storica: “Addio, Lugano bella, / o dolce terra pia, / scacciati senza colpa / gli anarchici van via / e partono cantando / colla speranza in cor”. E ancora nuove fughe, inseguito dalla repressione per le sue idee.
Si chiamava Pietro Gori.
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Pietro Gori

Pietro Gori

Pietro Gori

 


 

#profughi 55 – Un giovane regista con il futuro davanti. Ma la sconfitta della Primavera di Praga lo costringe a fuggire dal suo Paese per rifugiarsi negli Usa. Orfano di genitori partigiani morti nei lager tedeschi, seppe dare ai suoi film uno spirito di umanità e senso di libertà, vincendo due volte l’Oscar. Ci ha lasciato pochi mesi fa.
Il suo nome era Milos Forman.
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 Milos Forman

Milos Forman

Milos Forman

 


 

#profughi 54 – Le sue poesie e i suoi testi teatrali infastidivano i nazisti che avevano appena conquistato il potere. Dovette fuggire dalla Germania prima che gli eventi precipitassero, mentre dietro di lui i suoi libri venivano bruciati. Alla fine della guerra, pure dagli Usa fu obbligato ad andarsene rifacendo il percorso a ritroso: il suo comunismo era “anti-americano”…
Si chiamava Bertolt Brecht.
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 Bertolt Brecht

Bertolt Brecht

Bertolt Brecht

 


 

#profughi 53 – A 18 anni è costretto a fuggire dal suo Paese a causa della guerra che fu sul punto di far ricadere il pianeta in un nuovo conflitto mondiale. Da Seul, scappa con la famiglia a Hong Kong, poi in giro per il mondo. Finché in Germania ha la folgorazione e diventa uno degli artisti contemporanei più innovatori e originali, il pioniere della videoarte.
Ecco Nam June Paik.
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 Nam June Paik

Nam June Paik

Nam June Paik

 


 

#profughi 52 – Era l’incarnazione di un sentimento esistenziale profondo che mal si adattava alle regole del socialismo sovietico. I suoi film, osannati all’estero, erano vietati in patria e la sua vita messa sotto pressione. Durante un viaggio in Italia decise di non fare ritorno, di fuggire in nome della libertà d’espressione. Soffrendo sempre per quello sradicamento, che seppe trasformare in poesia visiva nel suo “Nostalghia”.
E’ Andrej Tarkovskij.
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 Andrej Tarkovskij

Andrej Tarkovskij

Andrej Tarkovskij

 


 

#profughi 51 – E’ stata una delle più violente guerre civili del Medio Oriente. Lui, giovane giornalista libanese, decide di fuggire in Francia, dove continua il suo lavoro cercando di offrire agli europei un modo diverso di raccontare la sua terra, in romanzi e saggi come il suo best-seller “Le Crociate viste dagli arabi”. Ora è un accademico di Francia e ha vinto il Premio Goncourt.
Il suo nome è Amin Maalouf.
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 Amin Maalouf

Amin Maalouf

Amin Maalouf

 


 

#profughi 50 – A 20 anni il socialista Herbert Ernst Karl scappò dalla Germania nazista in Scandinavia, dove prese la cittadinanza norvegese. Ma alla fine della guerra rientrò nella patria distrutta, diventandone uno dei politici più brillanti, fino a ottenere il Nobel per la pace per aver ricucito i rapporti col blocco orientale. Da rifugiato aveva cambiato il nome in quello che diventerà ufficiale.
Cioè Willy Brandt.
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 Willy Brandt

Willy Brandt

Willy Brandt

 


 

#profughi 49 – Fu il padre del romanticismo francese, grazie a drammi e romanzi immortali, ma fu anche impegnato politicamente, sempre in nome della libertà. Una passione che lo portò in rotta di collisione con il potere, finché dovette scappare dal suo paese. Un lungo esilio in giro per l’Europa, lontano dal totalitarismo del Secondo Impero, fino al ritorno nella patria democratica, acclamato come eroe.
E’ Victor Hugo.
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 Victor Hugo

Victor Hugo

Victor Hugo

 


 

#profughi 48 – La famiglia doveva ritornare in patria quel giorno, ma la recente invasione russa del suo Afghanistan prometteva solo una guerra di cui nessuno poteva prevedere i terribili sviluppi. Così non tornarono, e lui a 15 anni si ritrovò profugo negli Usa. Diventato medico, ha legato il suo nome a un libro struggente che parla della sua terra lontana: “Il cacciatore di aquiloni”.
Si chiama Khaled Hosseini.
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 Khaled Hosseini

Khaled Hosseini

Khaled Hosseini

 


 

#profughi 47 – Aveva poco più di vent’anni, un talento straordinario – la danza – e un irrefrenabile anticonformismo, pericoloso nell’Unione Sovietica. Durante una tournée in Francia riuscì a fuggire dal controllo pressante della polizia segreta e chiese asilo politico. La sua carriera l’ha consacrato come il più grande ballerino della sua epoca, portandolo direttamente nella leggenda.
Il suo nome è Rudolf Nureyev.
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Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev

 


 

#profughi 46 – Braccato da ragazzino ebreo nella Budapest invasa dai nazisti, poi adolescente in fuga con la famiglia dall’Ungheria normalizzata dai sovietici dopo le illusioni democratiche del ’56. E il rifugio in Italia, dove diventa uno degli intellettuali più acuti dei nostri anni: scrittore, drammaturgo, regista, protagonista della vita culturale. Ci ha lasciato solo pochi mesi fa.
Si chiamava Giorgio Pressburger.
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 Giorgio Pressburger

Giorgio Pressburger

Giorgio Pressburger

 


 

#profughi 45 – I suoi versi hanno rivoluzionato la poesia turca e arricchito quella internazionale. Il suo attivismo gli scatenò le ire e la repressione del potere, fino a una lunga prigionia. Poi, la fuga, per sempre lontano dal suo Paese: “arrivederci fratello mare / mi porto un po’ della tua ghiaia / un po’ del tuo sale azzurro / un po’ della tua infinità / e un pochino della tua luce / e della tua infelicità”.
Questo grande poeta è Nazim Hikmet.
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Nazim Hikmet

Nazim Hikmet

Nazim Hikmet

 


 

#profughi 44 – E’ stata la voce dell’Africa, di quella profonda e orgogliosa che lotta contro l’ingiustizia. Mentre era in tour negli Usa, il suo passaporto fu ritirato dal regime sudafricano dell’apartheid per impedirle di tornare. Così “Mama Africa” diventò apolide, ottenendo per solidarietà 19 cittadinanze da altrettanti paesi, prima di tornare trionfante 30 anni dopo nel suo Paese finalmente democratico.
Il suo nome è Miriam Makeba.
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 Miriam Makeba

Miriam Makeba

Miriam Makeba

 


 

#profughi 43 – Non avrebbe mai voluto andarsene dalla sua Ungheria, ma il suo spirito libero e fieramente antinazista, diventato bersaglio dei fascisti, non gli consentiva più di rimanere. E così, ormai compositore di fama, prima che la catastrofe arrivasse, si trasferì malvolentieri negli Usa, dove morì pochi anni dopo in miseria.
Si chiamava Béla Bartók.
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 Béla Bartók

Béla Bartók

Béla Bartók

 


 

#profughi 42 – I genitori decidono di uscire dalla Russia e riescono ad arrivare negli Usa con difficoltà. Lui ha solo 6 anni. Ricorderà più avanti: “Venivamo dal Paese peggior nemico degli Usa e hanno avuto il coraggio di prenderci come rifugiati”. A 24 anni decide di fondare con l’amico Larry una di quelle tante aziendette internettare con poche prospettive.
Il suo nome è Sergey Brin, e quell’aziendetta è Google.
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 Sergey Brin

Sergey Brin

Sergey Brin

 


 

#profughi 41 – Una grande attrice che viene dalla terra in cui il teatro è nato. Stella del cinema arrivata a sfiorare l’Oscar. Poi il golpe, la dittatura. Lei, orgogliosamente antifascista, non può rientrare, è costretta a girare per il mondo, facendo della sua condizione la bandiera per il suo popolo oppresso. Fino alla vittoria.
Lei è Melina Mercouri.
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 Melina Mercouri

Melina Mercouri

Melina Mercouri

 


 

#profughi 40 – Ha marcato la storia della musica teatrale come pochi altri. I brani composti per le opere di Brecht sono parte fondamentale del successo di testi come “L’opera da tre soldi”. Poi, la sferzata nazista e la fuga dalla sua Germania, prima a Parigi, poi a Londra e infine negli Usa, legando il suo nome a Broadway e Hollywood.
E’ Kurt Weill.
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 Kurt Weill

Kurt Weill

Kurt Weill

 


 

#profughi 39 – Il padre anarchico, scappato dalla Spagna per sfuggire alla condanna a morte. Lui nato in Cile, con il corpo gettato nella lotta: a fianco di Allende, poi arrestato, torturato. Infine costretto ad andarsene, ottenendo asilo politico dalla Svezia. Ma in nome di giustizia e libertà è rimasto sempre un nomade. E un grande scrittore.
Si chiama Luis Sepúlveda
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 Luis Sepúlveda

Luis Sepúlveda

Luis Sepúlveda

 


 

#profughi 38 – A 14 anni è costretto a lasciare la sua città, in una delle grandi espulsioni di massa del dopoguerra, e a riparare prima a Brindisi e poi a Venezia. Diventerà uno dei cantautori più raffinati. E lo ricorderà in uno dei suoi brani più struggenti: “Da quella volta non ti ho trovato più / Strada fiorita della gioventù / Come vorrei essere un albero che sa / Dove nasce e dove morirà”.
Si chiamava Sergio Endrigo.
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Sergio Endrigo

Sergio Endrigo

Sergio Endrigo

 


 

#profughi 37 – Un monaco buddista in mezzo alla guerra in Vietnam, a battersi con il metodo della resistenza nonviolenta. Poi, mentre è in giro per il mondo per implorare la pace, gli viene impedito il ritorno da entrambi i contendenti, facendo di lui un rifugiato, per moltissimi anni in Francia. Martin Luther King lo ha candidato al Premio Nobel.
Lui è Thich Nhat Hanh.
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Thich Nhat Hanh

Thich Nhat Hanh

Thich Nhat Hanh

 


 

#profughi 36 – E’ stato il musicista riformatore del 900, con invenzioni e composizioni che hanno condizionato la musica a venire. Ma nel 1933, mentre è a Parigi in vacanza, l’avvento del nazismo nella sua Austria lo costringe a cercare asilo. Prima in Gran Bretagna, senza successo, poi negli Usa.
Il suo nome è Arnold Schönberg.
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Arnold Schönberg

Arnold Schönberg

Arnold Schönberg

 


 

#profughi 35 – Due cantanti perseguitati e imprigionati dal regime dittatoriale, che infine li spinge ad andarsene dal Brasile. A 26 anni sono costretti a espatriare e a rifugiarsi a Londra, dove rimarranno in esilio per alcuni anni. Sono le colonne di una musica sudamericana che unisce il ritmo al sentimento e alle idee.
Sono Gilberto Gil e Caetano Veloso.
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 Gilberto Gil e Caetano Veloso

Gilberto Gil e Caetano Veloso

Gilberto Gil e Caetano Veloso

 


 

#profughi 34 – Quella di Tomáš Straussler è un’infanzia in fuga. I genitori lo portano via dalla Cecoslovacchia nazista prima dello sterminio, a Singapore. E poi, nuovamente in fuga da lì in India per sfuggire all’invasione giapponese. Fino ad approdare a Londra, a 9 anni. Diventando drammaturgo di fama internazionale, regista cinematografico Leone d’Oro a Venezia, e – per non dimenticare la sua storia – ambasciatore di Amnesty International.
Si chiama Tom Stoppard.
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Tom Stoppard

Tom Stoppard

Tom Stoppard

 


 

#profughi 33 – L’avanzata del peronismo obbliga i suoi genitori a fuggire dall’Argentina per rifugiarsi in Uruguay, quando lui ha solo 6 anni. Torna a 16 anni, ma a 22 un nuovo golpe lo costringe a rifugiarsi a Parigi, per sempre. Dove continuerà a raccontare di un mondo “trans”, oltre i confini di tutti i tipi, nel teatro, nel fumetto e nel romanzo.
E’ Raul Damonte Botana, in arte Copi.
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  Raul Damonte Botana, in arte Copi

 Raul Damonte Botana, Copi

Raul Damonte Botana, Copi

 


 

#profughi 32 – Samuel è uno tra i tantissimi austriaci in fuga dal nazismo. Fa in tempo a scappare, non così la madre che finisce i suoi giorni ad Auschwitz. Arrivato in Francia e poi negli Usa, ricomincia a vivere e a lavorare. Mettendo a segno alcuni capolavori del grande cinema hollywoodiano.
Il suo nome è Billy Wilder.
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Billy Wilder

Billy Wilder

Billy Wilder

 


 

#profughi 31 – Entrava e usciva dal carcere. La sua colpa era stare dalla parte dei lavoratori sfruttati. Socialista, poi comunista. Con l’avvento del fascismo arriva la condanna più pesante. Ma riesce a fuggire, rifugiandosi in altri Paesi d’Europa, cercando da lì di proseguire nella sua lotta per la libertà e la giustizia sociale. E’ stato il più celebre sindacalista della storia d’Italia.
Si chiamava Giuseppe Di Vittorio.
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 Giuseppe Di Vittorio

Giuseppe Di Vittorio

Giuseppe Di Vittorio

 


 

#profughi 30 – A solo 1 anno di vita l’albanese Rita Sahatçiu deve fuggire dal Kosovo con la famiglia, a bordo dell’ultimo aereo prima della chiusura dell’aeroporto e dello scoppio della guerra. A Londra viene anche allontanata dai genitori e messa in un istituto dalle autorità finché non riesce a tornare in famiglia. Tempi duri. Poi il successo come cantante e attrice.
Il suo nome d’arte è Rita Ora.
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Rita Ora

Rita Ora

Rita Ora

 


 

#profughi 29 – Era un grande guerriero, ma gli invasori e i coloni erano troppi e ben decisi a rubare la terra del suo popolo. Nonostante il coraggio e la forza, alla fine dovette fuggire, ottenendo asilo in Canada. Ma l’asilo offerto a lui e alla sua gente non era umano. E decise di tornare a sfidare un destino purtroppo già scritto.
Si chiamava Tatanka Yotanka, cioè Toro Seduto.
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 Tatanka Yotanka, cioè Toro Seduto.

Tatanka Yotanka, Toro Seduto

Tatanka Yotanka, Toro Seduto

 


 

#profughi 28 – SPECIALE #mondiale2018 – I genitori di uno fuggono dall’Angola in preda alla guerra civile, arrivano in Congo, poi in Francia, dove nel 1987 nasce lui. I genitori dell’altro fuggono dalla guerra che devasta la loro città con lui che ha appena 6 anni, rifugiandosi a Zara, profughi nella propria terra. Oggi saranno uno davanti all’altro per contendersi la Coppa Mondiale, e sono già campioni, nello sport e nella vita. Sono Blaise Matuidi (Francia) e Luka Modric (Croazia).
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Blaise Matuidi e Luka Modric

Robert Capa e Gerda Taro

Robert Capa e Gerda Taro

 


 

#profughi 27 – L’ungherese Endre Ernö Friedmann e la tedesca Gerta Pohorylle, in fuga dal nazismo, riparano a Parigi dove a 20 anni si conoscono stabilendo un potente sodalizio di vita e lavoro. Le loro fotografie di lotta politica, con le quali immortalano la lotta per la libertà in Spagna, diventeranno mitiche anche per la straordinaria qualità artistica.
Li conosciamo come Robert Capa e Gerda Taro.
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Robert Capa e Gerda Taro

Robert Capa e Gerda Taro

Robert Capa e Gerda Taro

 


 

#profughi 26 – 22 anni e una vita di successi come pianista davanti a sé. Ma è gay e le persecuzioni sovietiche degli omosessuali si fanno sempre più oppressive. Fugge a Roma, finendo poi per ottenere asilo e cittadinanza in Olanda. Morirà giovane, ma libero. Lasciando in numerosi dischi il suo talento e la sua passione.
Si chiamava Jurij Aleksandrovič Egorov.
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Jurij Aleksandrovič Egorov

Jurij Aleksandrovič Egorov

Jurij Aleksandrovič Egorov

 


 

#profughi 25 – Nacque e fu subito persecuzione. Così i genitori fuggirono attraverso il deserto. Ritornato e cresciuto, si ricordò di quando era stato profugo da neonato, e disse ai suoi seguaci: “Ero straniero e mi avete accolto. Ogni volta che lo fate a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Il suo nome era Gesù.
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(nella foto: Gesù con la famiglia in fuga, visto da Pasolini nel film “Il Vangelo secondo Matteo”)

Gesù

Gesù

Gesù

 


 

#profughi 24 – Anche lui aveva sognato che la Primavera di Praga fosse l’inizio di una nuova era di libertà, ma sappiamo come andò a finire. Già scrittore rinomato, fu costretto a rinunciare al posto di docente e a crescenti restrizioni, così dopo alcuni anni si rifugiò in Francia, diventando apolide finché il suo nuovo Paese non gli diede la cittadinanza.
Il suo nome è Milan Kundera.
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Milan Kundera

Milan Kundera

Milan Kundera

 


 

#profughi 23 – Guerra civile, massacri, uno dei più efferati genocidi della storia. Lei perde tutto e decide di fuggire dal Rwanda. Arriva in un centro d’accoglienza con 4 figli, fa la badante: tempi duri. Oggi è un’imprenditrice di successo, dà lavoro a oltre 150 persone (quasi tutte italiane) e quest’anno ha vinto il MoneyGram Award come miglior imprenditrice straniera in Italia.
Si chiama Marie Terese Mukamitsindo.
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 Marie Terese Mukamitsindo

Marie Terese Mukamitsindo

Marie Terese Mukamitsindo

 


 

#profughi 22 – Una celebrità mondiale, uno scienziato di prima grandezza, un fisico premiato col Nobel, ma pur sempre un ebreo e per giunta antimilitarista: troppo per la Germania nazista. Così, anche lui dovette rifugiarsi altrove, negli Usa, senza mai più tornare in Europa.
Lo scienziato in questione è Albert Einstein.
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 Albert Einstein

Albert Einstein

Albert Einstein

 


 

#profughi 21 – Non ha ancora 30 anni e sogna per il suo Paese un destino diverso di unità e libertà. Ma il regime lo perseguita fino a condannarlo a morte. Oggi qualcuno direbbe: “e perché fugge e non combatte lì?”. Sta di fatto che per salvarsi la vita scappa, continuando il suo impegno da lontano. E diventando uno dei personaggi più importanti della Storia d’Italia.
Il suo nome è Giuseppe Mazzini.
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Giuseppe Mazzini

Giuseppe Mazzini

Giuseppe Mazzini

 


 

#profughi 20 – A 7 anni è costretto a fuggire dal suo villaggio, cancellato dalla terra e dalle mappe dall’esercito invasore. Dopo un anno rientra con la famiglia, ma rimane un “ospite illegale”, esiliato e profugo nella sua stessa terra, fino a 30 anni quando nuovamente deve fuggire all’estero, dove canterà il dolore del suo popolo privato di terra, diritti, libertà e umanità. E’ il più importante poeta palestinese.
Il suo nome è Mahmoud Darwish.
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Mahmoud Darwish

Mahmoud Darwish

 


 

#profughi 19 – Una lunga fuga dalla Siria in fiamme, a piedi e poi in mare. Ma il barcone con 20 persone a bordo sta affondando e lei si tuffa, e per 3 ore lo trascina fino alla salvezza. Un anno dopo, a 18 anni, partecipa alle Olimpiadi di Rio nella “Refugee Olympic Team”, gareggiando nei 100 metri farfalla.
Il suo nome è Yusra Mardini.
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Yusra Mardini

Yusra Mardini

Yusra Mardini

 


 

#profughi 18 – Il padre, avvocato e giornalista, è costretto a fuggire dal suo Paese con la famiglia e a riparare negli Usa, dove trova lavoro come cameriere. Il piccolo cubano Andrés Arturo García Menéndez ha solo 5 anni. E una passione speciale, che lo porterà da grande sugli schermi di tutto il mondo.
Il suo nome è Andy Garcia.
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Andy Garcia

Andy Garcia

Andy Garcia

 


 

#profughi 17 – Marie Jana Korbelová dovette fuggire da Praga a un anno di vita con la famiglia, incalzata dal nazismo e dalla guerra, rifugiandosi in Inghilterra. Ritornata nel suo Paese, dovette scappare nuovamente a 11 anni all’avvento del comunismo, riparando negli Usa. Dove ebbe una folgorante carriera politica, diventando la prima donna Segretario di Stato.
Il suo nome attuale è Madeleine Albright.
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Madeleine Albright

Madeleine Albright

Madeleine Albright

 


 

#profughi 16 – E’ un giovane di belle speranze scientifiche, ma deve fuggire a causa delle persecuzioni che anche in Francia prendono di mira gli ebrei durante la guerra. Ripara negli Usa, dove inizia una brillante carriera. Diventando l’esponente più importante e determinante dell’antropologia.
Si chiamava Claude Lévi-Strauss.
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Claude Lévi-Strauss

Claude Lévi Strauss

Claude Lévi Strauss

 


 

#profughi 15 – E’ stata una stella dello sport come ne compaiono di rarissime, dalla più tenera età, facendo strabiliare il mondo. Ma non è tutto oro quel che luccica. Trascinata nel vortice della dittatura, fugge di notte con altri profughi, a piedi, oltre i confini del suo Paese, dichiarando poi: “ho rischiato di morire quella notte, certo, ma ho conquistato la libertà, che è il bene più prezioso per tutti, ricchi e poveri”.
Il suo nome è Nadia Comăneci.
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Nadia Comăneci

Nadia Comăneci

Nadia Comăneci

 


 

#profughi 14 – Un intellettuale impegnato attivamente nella politica, processato e condannato all’esilio. Un profugo forzato, costretto a mendicare un tetto per il resto della sua vita, scrivendo dolorosamente “come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”.
E’ il più grande poeta italiano, Dante Alighieri.
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Dante Alighieri

Dante Alighieri

Dante Alighieri

 


 

#profughi 13 – Moishe Segal era un ebreo bielorusso emigrato a Parigi, dove alcuni anni dopo arrivarono i nazisti. Così dovette scappare, già pittore affermato, fino agli Usa. Mi piace pensare che fuggì volando in una notte di sogno, come certe figure dei suoi quadri…
Il suo nome era Marc Chagall.
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 Marc Chagall

Marc Chagall

Marc Chagall

 


 

#profughi 12 – Nella fuga dalla città distrutta dalla guerra in cui morirono decine di migliaia di persone, la sua famiglia perse tutto: averi e affetti. Lui aveva 16 anni. Arrivò da profugo in Argentina, cercando lavori umili. Alla morte, decenni dopo, era uno degli uomini più ricchi e chiacchierati del mondo.
Il suo nome era Aristotele Onassis.
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 Aristotele Onassis

Aristotele Onassis

Aristotele Onassis

 


 

#profughi 11 – E’ dovuta fuggire dal Paese in cui era nata, per le persecuzioni razziali. Rifugiata in Francia, aiutò altri profughi come lei, prima che lo sterminio avanzasse e la costringesse a fuggire negli Usa, apolide per molti anni. Filosofa e giornalista, coniò un’espressione che spiega tanto delle aberrazioni di ieri e di oggi: la banalità del male.
Si chiamava Hannah Arendt.
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 Hannah Arendt

Hannah Arendt

Hannah Arendt

 


 

#profughi 10 – L’annessione della sua terra a un altro Stato provoca la fuga della sua famiglia in Italia, dove lei – bambina di pochi anni – viene accolta come profuga, prima a Napoli e poi a Roma. Dove entrerà nel mondo del cinema. Facendo sognare molti italiani.
Il suo nome è Laura Antonaz, in arte Laura Antonelli.
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Laura Antonaz, in arte Laura Antonelli

Laura Antonelli

Laura Antonelli

 


 

#profughi 9 – Ad appena un anno di vita fugge dal Libano con la sua famiglia a causa della guerra civile, e viene accolto a Parigi. Da lì, pochi anni dopo, si trasferirà in Inghilterra. Oggi le sue canzoni fanno ballare milioni di persone.
Il suo nome d’arte è Mika.
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Mika

Mika

Mika

 


 

#profughi 8 – Il suo Paese è invaso da una potenza straniera, intenzionata ad annientare la cultura secolare e la vita degli oppositori. Lhamo Dondrup, che ora si chiama Tenzin Gyatsho, ha solo 24 anni, ma è la persona più importante del suo popolo, ed è costretto a fuggire travestito per evitare la morte, ottenendo asilo in India.
E’ il Dalai Lama, premio Nobel per la pace.
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Dalai Lama

Dalai Lama

Dalai Lama

 


 

#profughi 7 – La musulmana Zara Mohamed Abdulmajid era la figlia di una famiglia benestante, ma ugualmente esposta alle violenze e ai conflitti nella sua Somalia. Da ragazza scappò in Kenya con la famiglia: “Avrei potuto essere in un campo profughi adesso”, ha dichiarato dopo aver raggiunto il successo come modella, attrice, imprenditrice e, per le cronache rosa, moglie di David Bowie.
Il suo nome d’arte è Iman.
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Iman

Zara Mohamed Abdulmajid

Zara Mohamed Abdulmajid

 


 

#profughi 6 – A 37 anni deve fuggire dal suo Paese per salvare la famiglia dalle persecuzioni. Ripara negli Usa, ottenendo in seguito la cittadinanza. E’ stato uno dei fisici più importanti della storia.
Si chiamava Enrico Fermi.
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Enrico Fermi

Enrico Fermi

Enrico Fermi

 


 

#profughi 5 – Sono due fratelli. All’età rispettivamente di 1 e 4 anni scappano dall’Iraq con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni religiose, approdando in Inghilterra. Vent’anni dopo i due fratelli fondano un’agenzia pubblicitaria, diventata presto la più importante del mondo.
Si chiamano Saatchi & Saatchi.
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Saatchi & Saatchi

Saatchi & Saatchi

Saatchi & Saatchi

 


 

#profughi 4 – A 30 anni scopre di essere nella blacklist della dittatura, pronta a essere presa, forse torturata, forse uccisa. Deve fuggire. Dal Cile al Venezuela, senza un visto e senza un lavoro, portando con sé marito e figli. Racconterà la terra che ha lasciato nei suoi libri.
Si chiama Isabel Allende.
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Isabel Allende

Isabel Allende

Isabel Allende

 


 

#profughi 3 – E’ fuggito dal suo paese dove avanzava un regime totalitario, è riuscito ad avere un permesso di soggiorno in Francia, poi è andato negli Usa dove ha ottenuto la cittadinanza. E dove ha dato uno straordinario impulso al rinnovamento di Hollywood e del cinema.
Il suo nome era Fritz Lang.
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Fritz Lang

Fritz Lang

 


 

#profughi 2 – Farrokh Bulsara, diciottenne di origine indiana, fugge dal paese in cui vive nel cuore dell’Africa, dove era in corso la guerra civile, e arriva in Inghilterra.
Pochi anni dopo fonda uno dei gruppi musicali più importanti della storia, i Queen. Con il nome di Freddie Mercury.
#apriamoiporti #apriamolementi #apriamoilfuturo

Freddie Mercury

Freddie Mercury

 


 

#profughi 1 – Un uomo in fuga dal suo paese, vecchio e malato, chiese e ottenne l’asilo come #rifugiato a Londra per salvarsi la vita.
Si chiamava Sigmund Freud.
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Sigmund Freud

Sigmund Freud

Sigmund Freud

 


 

Stefano_Casi_B&N_600Stefano Casi

Nato ad Arezzo nel 1962, laureato al Dams di Bologna nel 1987 con una tesi sul teatro di Pasolini (relatore Claudio Meldolesi), vincitrice del Premio Pier Paolo Pasolini e segnalata al Premio Ludovico Zorzi.

Come studioso ha pubblicato numerosi saggi e i seguenti volumiTeatro in delirio (Il Cassero, 1989), Pasolini un’idea di teatro (Campanotto, 1990), Desiderio di Pasolini (Sonda, 1990), Andrea Adriatico :riflessi teatri di vita (Zona, 2001), I teatri di Pasolini (Ubulibri, 2005, vincitore del Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro), Il teatro inopportuno di Copi (Titivillus, 2008), Non io nei giorni felici. Beckett, Adriatico e il teatro del desiderio (Titivillus, 2010), 600.000 e altre azioni teatrali per Giuliano Scabia (Ets, 2012), Passione e ideologia. Il teatro (è) politico (Editoria & Spettacolo, con Elena Di Gioia, 2012), Pasolini e il teatro (Marsilio, con Angela Felice e Gerardo Guccini,2012), Per un teatro pop. La lingua di Babilonia Teatri (Titivillus, 2013).
 Con Cristina Valenti e Franco Vazzoler cura la collana di monografie teatrali “Movimenti” per l’editore Titivillus. Suoi saggi sono stati tradotti in Francia e Spagna.

Nel campo dell’organizzazione di teatro e cinema ha curato diverse rassegne e programmazioni; ha co-fondato e co-diretto il festival “Loro del Reno” (1989-90); è stato membro del comitato tecnico-scientifico del Festival di Santarcangelo per il quale ha coordinato l’ufficio stampa (1992-93); nel 2017 è stato direttore artistico del “Nazra Palestine Short Film Festival” (Italia-Palestina). Dal 1997 è direttore artistico di Teatri di Vita.

Come giornalista professionista, ha lavorato nei quotidiani “l’Unità” e “la Repubblica”; ha collaborato con numerose testate quotidiane e periodiche; ha fondato e diretto il trimestrale di cultura “Società di pensieri” (13 numeri, 1992- 1996).

Come dramaturg ha curato la versione italiana di Donne. Guerra. Commedia di Thomas Brasch (pubblicata e rappresentata nel 1995) e di The Sunset Limited di Cormac McCarthy (rappresentata nel 2010), nonché la drammaturgia di opere di Koltès, Fallaci, Tremblay, Dowie.

Come sceneggiatore ha scritto i film: Il vento, di sera di A. Adriatico (Festival del Cinema di Berlino, 2004); All’amore assente di A. Adriatico (London Film Festival, 2007; premio speciale della giuria al Festival di Annecy) insieme a Marco Mancassola.

Ha fondato il Centro di documentazione lgbt “Il Cassero” di Bologna, nel quale ha curato la collana di studi “Quaderni di critica omosessuale” (10 titoli, 1986-1994).

Ha svolto attività didattica in diverse istituzioni tra cui, come docente a contratto, all’Università di Bologna (Dams) e all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Il suo blog è casicritici.com