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Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie – Maria Francesca Bernava

#LettureConcrete
Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un albero i suoi cerchi. La loro somma sono “io”.
Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti.

 

Tomas Transtromer, I ricordi mi guardano, Iperborea, 2011 (Premio Nobel per la Letteratura 2011)
 Questo mese Maria Francesca Bernava si racconta e ci racconta: Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie
 
Quali sono state le tue prime letture?
E

state 1993. Avevo 12 anni e 3 mesi di vacanze al mare che mi aspettavano. Quando finiva la scuola i primi di giugno, venivo “spedita” al mare in Calabria dalla nonna.

Erano settimane di cielo blu, profumo di crema solare, brioche col gelato per colazione.
E di compiti delle vacanze.

Erano settimane di cielo blu, profumo di crema solare, brioche col gelato per colazione.

E di compiti delle vacanze.

Ma nell’estate del 1993, mi appassionò la lettura della storia di una ragazzina, adolescente come me, ma con un vita ben più complessa e disgraziata della mia. Il suo nome era Anna e scriveva un diario, poi pubblicato con il titolo “Il diario di Anna Frank”.

Anche io scrivevo un diario segreto e ci mettevo pure il lucchetto, per paura che qualcuno lo leggesse.

Ricordo la voracità con cui leggevo le riflessioni di Anna su ciò che stava accadendo ad Amsterdam nel 1942. Sentivo la sua vicinanza quando parlava di sogni, amicizia e amore e quanto invece angoscia, malattie e guerra fossero per me temi orribili ma meno lontani perchè raccontanti da una ragazzina della mia età.

Qualche settimana dopo, al rientro dalle vacanze, il programma di storia di terza media sarebbe cominciato con una discussione su quel libro. Grazie Professoressa Giordano per quella lettura così intima e tremenda.

 

Qual è il tuo libro importante della maturità?
U

n libro che ho letto qualche anno più tardi – ero all’Università – e che tutt’ora trovo gustosissimo e ricco di spunti è “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie”.

“Ma io non voglio andare tra i matti – osservò Alice.
Oh, ma non ne puoi fare a meno – disse il gatto – qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.
Come sai che io sono matta? – domandò Alice.
Per forza – disse il gatto – altrimenti non saresti venuta qui”.

“Ma io non voglio andare tra i matti – osservò Alice.

Oh, ma non ne puoi fare a meno – disse il gatto – qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.

Come sai che io sono matta? – domandò Alice.

Per forza – disse il gatto – altrimenti non saresti venuta qui”.

L’ho sempre considerato un trionfo di creatività, con quei suoi personaggi buffi, ironici, scanzonati e assurdi.

Alice vede il mondo capovolto, o troppo piccolo o infinitamente grande.

Tra invenzioni linguistiche, ribaltamenti di senso e prospettive inusuali, il racconto delle sue disavventure è una fonte di ispirazione continua, che forse ha influenzato anche il mio gusto in fatto di arredamento: nella mia cucina ho due enormi ciliegie di ceramica e una mezza teiera con tanto di bustina appese alla parete.

 

Quali sono gli ultimi libri “belli” che hai letto e che vorresti consigliare ai nostri ascoltatori?
L

’estate per me è sempre stato il periodo migliore per leggere di più e diversamente.

Una sorpresa di qualche settimana fa è un piccolo quanto prezioso libro intitolato “Camminare in consapevolezza” di Thich Nhat Hanh.

La curiosità per questo titolo nasce dal mio recente avvicinamento alla meditazione e allo yoga.

È una lettura per chi ha voglia di fare il vuoto dentro per poi dare nuovo spazio e un altro ritmo al mondo.

Trasformare un banale gesto quotidiano come il camminare in un’opportunità per entrare in contatto con me stessa e vivere con consapevolezza il momento presente, mi ha aiutata a gustare con più intensità il canto delle cicale nella pineta maremmana, a sentire come cambia la consistenza della sabbia sotto i piedi, a meravigliarmi della velocità con cui le nuvole arrivano, cambiano forma e si dissolvono.

È una lettura per chi ha voglia di fare il vuoto dentro per poi dare nuovo spazio e un altro ritmo al mondo.

 

E infine: c’è una frase o una parola che porti con te?
U

na frase che da un paio d’anni porto sempre con me è DIVENTA CIO’ CHE SEI.

 

 

 

 

 

 

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Format. Segni Concreti ©. Con la collaborazione di Lorenzo Luatti.