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	<title>segni concreti &#187; #Storie</title>
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	<description>segni concreti, associazione di creativi per il sociale con sede ad Arezzo</description>
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		<title>Il suono della solitudine &#8211; #ConcretaMente</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 18:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dalila Sansone  &#160; “ (…) Allora fai quello che veramente hai pensato: prendi un vecchio cappello a falde tese, nero, infili nella fascia di raso una piuma azzurra che strappi all’acchiappasogni appeso allo stipite della porta, lo metti in testa, sbirci di nuovo lo specchio, respiri forte e cominci a scrivere. Questo è uno dei tanti vantaggi della solitudine: non dover rendere conto a nessuno di cosa indossi. Hai imparato a costruire il mondo con le tue mani” Michele Marziani, Il suono della solitudine_Ediciclo Editore 2018 &#160; E’ il titolo di un libricino che puoi portare dietro come un taccuino, un appunto, un oggetto che finisce con l’appartenerti e si confonde tra le cose dentro la borsa, tant’è che puoi lasciarcelo: occupa poco spazio ma ci sta qualcosa di te o di chi hai conosciuto. Serve portarsi dei pezzi dietro, serve a ricordare, persino a incontrarsi. Serve come il nodo di un filo che lega il palloncino al polso. &#160; Sottotitolo  “Piccole cose da raccontare a te stesso”.  Storie sulla solitudine, sulla geografia interiore di una dimensione fatta di dettagli e di percorsi, un raccontare la mappa dell’approdo. Si perché l’immagine della solitudine che traccia Marziani è quella di un approdo nelle acque di un mare interiore su cui si scivola, pur sempre in balìa delle condizioni esterne, attraversando e guardando dal di fuori l’inquietudine che fa della propria diversità una colpa fino all’assoluzione, un esercizio costante di autoassoluzione. E che suono fa la solitudine? Michele Marziani scioglie un nodo, sgranando il rosario dei solitari, di quanti per distrazione capita osservino la strada accumulata dietro ai talloni esattamente lì, da quel punto di osservazione privilegiato che è una vita solitaria. &#160; &#160; Allora lei, la solitudine, fa tutt’uno con l’approdo, rassegnazione solo apparente alla propria natura, percepita come errata in un qualche tempo passato e poi nemmeno troppo capita, semplicemente accettata; è distacco dal superfluo, sacralità di riti personali che sono, esistono, senza costrutti. Si delineano in questo spazio a-geografico quasi fossero personaggi sulla scena, quasi la scena stessa diventasse personaggio e il solitario lo spazio della rappresentazione. E’ approdo dinamico però la solitudine, dalla bellezza “appesa a un filo di ragnatela”, un esercizio di equilibri in bilico sulla corda del dubbio, attenta ad avvertire il peso dei passi, vigile nell’intuire lo sbilanciamento impercettibile da cui dipende il limite che fa la differenza tra l’altezza e il baratro. Estrema consapevolezza, estremo rischio. Ma non è scelta la solitudine dunque, è propensione, indole intenta a cercare riparo dalle convenzioni, da quei riti che personali non sono, dalle necessità condizionate. Cerca spazio il solitario, spazio che ricava per sottrazione, rimuovendo, educandosi al distacco dove non può esserci piena presenza. Rimozione, distanza, presenza: i tre grani del rosario. Affiorano lattiginose il cosa e il come sono la solitudine, sospese e sospette come è l’attitudine ad una capacità di visione meno distratta, concentrata a cogliere (forse anche trattenere) il residuo di tutte le cose, la traccia sommersa che un posto troppo affollato nasconderebbe. Parrebbe un resoconto invischiato di malinconia trasposta in esperienza vissuta, ma non riesce ad esserlo, essendone precisamente l’opposto. E’ lucidità capace di guardare distintamente all’intero spettro delle emozioni, con pari dignità. La “realtà” delle solitudini traspare nel rapporto che sai avere con il vino, dice l’autore. La consapevolezza si riconosce sulle labbra appoggiate all’orlo di un bicchiere e si scioglie a contatto col calore del contenuto e lì trova requie, che sia sullo sfondo di una stanza vuota o specchiandosi nello spazio finito ma privo di restrizioni degli occhi di un altro. La solitudine è consapevolezza che non annega mai dimentica nella forma meno elegante di un bottiglione, annaspando in masse di liquido condannato a diventare indistinto. Ecco che suono fa la solitudine, quello di un buon vino versato senza fretta, quando il gesto si compie nella sua interezza e ne resta tutto il movimento dentro al bicchiere. Darsi forma con eleganza. Si sente solo dall’interno: è il rumore che fa esercitarsi continuamente alla libertà. Lo si fa da soli, lo si fa senza necessità di essere capiti per essere compresi. Lo si fa anche con una piccola àncora da tenere in borsa e poter stringere di tanto in tanto tra le mani. &#160; Michele Marziani sarà ospite della Feltrinelli Point di Arezzo il 10 ottobre alle ore 18:00. Segni Concreti in collaborazione con la libreria vi invitano all’incontro con l’autore e le sue parole.  Dalila Sansone Abracadalbero</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #000000; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">a</span>lila Sansone</a> </span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>“ (…) Allora fai quello che veramente hai pensato: prendi un vecchio cappello a falde tese, nero, infili nella fascia di raso una piuma azzurra che strappi all’acchiappasogni appeso allo stipite della porta, lo metti in testa, sbirci di nuovo lo specchio, respiri forte e cominci a scrivere. Questo è uno dei tanti vantaggi della solitudine: non dover rendere conto a nessuno di cosa indossi. Hai imparato a costruire il mondo con le tue mani”</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Michele Marziani, Il suono della solitudine_Ediciclo Editore 2018</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ il titolo di un libricino che puoi portare dietro come un taccuino, un appunto, un oggetto che finisce con l’appartenerti e si confonde tra le cose dentro la borsa, tant’è che puoi lasciarcelo: occupa poco spazio ma ci sta qualcosa di te o di chi hai conosciuto. Serve portarsi dei pezzi dietro, serve a ricordare, persino a incontrarsi.</p>
<p>Serve come il nodo di un filo che lega il palloncino al polso.</p>
<p><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/09/SUONO-SOLITUDINE-COP-def-01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13701" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/09/SUONO-SOLITUDINE-COP-def-01-199x300.jpg" alt="SUONO-SOLITUDINE-COP-def-01" width="199" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sottotitolo  “Piccole cose da raccontare a te stesso”.  Storie sulla solitudine, sulla geografia interiore di una dimensione fatta di dettagli e di percorsi, un raccontare la mappa dell’approdo. Si perché l’immagine della solitudine che traccia Marziani è quella di un approdo nelle acque di un mare interiore su cui si scivola, pur sempre in balìa delle condizioni esterne, attraversando e guardando dal di fuori l’inquietudine che fa della propria diversità una colpa fino all’assoluzione, un esercizio costante di autoassoluzione.</p>
<p>E che suono fa la solitudine?</p>
<p>Michele Marziani scioglie un nodo, sgranando il rosario dei solitari, di quanti per distrazione capita osservino la strada accumulata dietro ai talloni esattamente lì, da quel punto di osservazione privilegiato che è una vita solitaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">
<p><em>“Non si può essere solitari se non ci si riesce a guardare da fuori, da un’altra distanza”</em></p>
</div>
<p>Allora lei, la solitudine, fa tutt’uno con l’approdo, rassegnazione solo apparente alla propria natura, percepita come errata in un qualche tempo passato e poi nemmeno troppo capita, semplicemente accettata; è distacco dal superfluo, sacralità di riti personali che sono, esistono, senza costrutti. Si delineano in questo spazio a-geografico quasi fossero personaggi sulla scena, quasi la scena stessa diventasse personaggio e il solitario lo spazio della rappresentazione.</p>
<p>E’ approdo dinamico però la solitudine, dalla bellezza <em>“appesa a un filo di ragnatela”</em>, un esercizio di equilibri in bilico sulla corda del dubbio, attenta ad avvertire il peso dei passi, vigile nell’intuire lo sbilanciamento impercettibile da cui dipende il limite che fa la differenza tra l’altezza e il baratro. Estrema consapevolezza, estremo rischio.</p>
<p>Ma non è scelta la solitudine dunque, è propensione, indole intenta a cercare riparo dalle convenzioni, da quei riti che personali non sono, dalle necessità condizionate. Cerca spazio il solitario, spazio che ricava per sottrazione, rimuovendo, educandosi al distacco dove non può esserci piena presenza.</p>
<p>Rimozione, distanza, presenza: i tre grani del rosario.</p>
<p>Affiorano lattiginose il <em>cosa</em> e il <em>come</em> sono la solitudine, sospese e sospette come è l’attitudine ad una capacità di visione meno distratta, concentrata a cogliere (forse anche trattenere) il residuo di tutte le cose, la traccia sommersa che un posto troppo affollato nasconderebbe.</p>
<p>Parrebbe un resoconto invischiato di malinconia trasposta in esperienza vissuta, ma non riesce ad esserlo, essendone precisamente l’opposto. E’ lucidità capace di guardare distintamente all’intero spettro delle emozioni, con pari dignità.</p>
<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999"><em>“Un bicchiere è un buon compagno per la sera e il bottiglione l’anticamera della malinconia”</em></div>
<p>La “realtà” delle solitudini traspare nel rapporto che sai avere con il vino, dice l’autore. La consapevolezza si riconosce sulle labbra appoggiate all’orlo di un bicchiere e si scioglie a contatto col calore del contenuto e lì trova requie, che sia sullo sfondo di una stanza vuota o specchiandosi nello spazio finito ma privo di restrizioni degli occhi di un altro. La solitudine è consapevolezza che non annega mai dimentica nella forma meno elegante di un bottiglione, annaspando in masse di liquido condannato a diventare indistinto.</p>
<p>Ecco che suono fa la solitudine, quello di un buon vino versato senza fretta, quando il gesto si compie nella sua interezza e ne resta tutto il movimento dentro al bicchiere. Darsi forma con eleganza.</p>
<p>Si sente solo dall’interno: è il rumore che fa esercitarsi continuamente alla libertà. Lo si fa da soli, lo si fa senza necessità di essere capiti per essere compresi.</p>
<p>Lo si fa anche con una piccola àncora da tenere in borsa e poter stringere di tanto in tanto tra le mani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Michele Marziani sarà ospite della <span style="color: #000000;"><strong>Feltrinelli Point di Arezzo</strong></span> il <span style="color: #000000;"><strong>10 ottobre alle ore 18:00</strong></span>. Segni Concreti in collaborazione con la libreria vi invitano all’incontro con l’autore e le sue parole.</p>
<hr />
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"> <span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #333300; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">a</span>lila Sanson</a>e</span></span></h5>
<p>Abracadalbero</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10597" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1-150x150.jpg" alt="Dalila-Sansone_ConcretaMente" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Raccontare il bello per costruire il bello &#8211; #ConcretaMente</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 17:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dalila Sansone  &#160; “Vorrei consigliare, prima di addentrarvi nella lettura, di non ostinarvi a ragionare dentro schemi preconfezionati. Non vi fossilizzate sulla separazione “noi” e “loro”. Non ci sono più pronomi e non ci sono più colori. E’ finito il tempo della razza , non ha più senso guardare il mondo in  bianco e nero. L’Italia siamo noi, tutti noi.” Jacopo Storni, L&#8217;Italia siamo noi &#160; Il primo ciclo di Militanze Esistenziali_Storie di impegno e di passione si chiude con Jacopo Storni e l’incontro dal titolo Raccontare il bello per costruire il bello. Migrazione, story telling e progetti di educazione alle differenze dal basso, questo sabato, 29 Giugno, alle ore 18:00 presso la Feltrinelli Point di Arezzo. Giornalista fiorentino,  Storni incarna la militanza nei suoi risvolti narrativi ed educativi, partendo dal suo mestiere, quello di cronista appunto.  Un giornalista scrive di fatti, li indaga, ricostruisce, narra e proprio la narrazione è il cardine dell’interesse dell’autore, la funzione che ha nel condizionare o veicolare la percezione dei fatti stessi. Il tema è quello dell’immigrazione,  di stringente attualità e caleidoscopico nelle implicazioni.  Scrivendone si accorge che il modo di parlarne è tendenzialmente sbilanciato in negativo: si focalizza sulle tragedie, le questioni di difficile risoluzione piuttosto che sulle stonature di un processo, estremamente complesso, nell’ambito del quale è difficile scegliere di non adottare un punto di vista preferenziale o capire quando quel punto di vista, invece,  diventa strumentale. L’interrogativo che ne deriva è quanto effettivamente la modalità con cui si tratta un tema finisca con il condizionarne la percezione in chi legge o ascolta. La risposta è molto. Molto più di quanto si creda. Dunque dopo aver dato alle stampe Sparategli! Nuovi schiavi d’Italia (Editori Riuniti, 2011), reportage sulla condizione dei migranti in sei macroregioni del Paese, con i due volumi successivi L’Italia siamo noi (Catelvecchi editore, 2016) e Siamo tutti terroristi (Castelvecchi editore, 2018) l’autore decide di rovesciare la prospettiva della narrazione in positivo, raccontando le vite di migranti “di successo”,  persone di provenienze e formazione molto diverse, accomunate da storie di integrazione non limitata all’inserimento sociale e lavorativo ma di effettiva realizzazione professionale e professionale (scorrono tra le pagine le vite di imprenditori, ristoratori, medici, rappresentanti delle forze dell’ordine).  Il mestiere del giornalista implica l’assunzione di responsabilità importanti che sconfinano dal campo dell’etica e riguardano prima di tutto la cittadinanza, l’appartenenza ad un consorzio sociale di cui si fa parte e di cui si conoscono le dinamiche attraverso punti di osservazione privilegiati, ed è su questa linea sottile che Storni si muove convinto che si possa “narrare il bello per costruire il bello”. Una narrazione positiva, che metta in luce gli aspetti migliori all’interno di un amalgama spesso indistinta di questioni che non ne chiarisce nessuna,  è per lui uno dei possibili  punti di partenza per la costruzione di società più inclusive, per fare leva sulla percezione dei cittadini, sgretolando il pregiudizio e mettere meglio a fuoco le cose, come si fa con l’obiettivo di una macchina fotografica. E’ il fotografo che sceglie l’inquadratura e decide la messa a fuoco. L’effetto di una scena ritratta non è necessariamente lo stesso, dipende dalla decisione sul come eseguire lo scatto. Attraverso le storie delle donne e degli uomini che l’autore ha incontrato nel corso di un lungo viaggio per la penisola, emergono punti nodali della questione migratoria come le ragioni che hanno spinto a lasciare il proprio Paese, le motivazioni individuali, la somma delle piccole e grandi difficoltà. La migrazione non è un fenomeno dalla soluzione complessa, con rapporti di causa effetto ben definiti ed inquadrabili in un saggio di geopolitica o un’analisi sociologica, è il fondale di storie singole, di ciascuno dei nomi in calce riportati nel titolo dei capitoli dei libri. Prima ci sono le storie, poi le dinamiche sociali; davanti camminano le persone, dietro la storia o l’insieme delle situazioni e degli avvenimenti che prima o poi la faranno. La migrazione è risorsa e la convivenza tra  persone diverse, con storie e competenze distinte, rappresenta un potenziale di arricchimento culturale e sociale per il nostro Paese, come lo è stato già in passato per altri. E’ un processo non arrestabile del quale vanno tenute presenti le potenzialità di sviluppo, molte delle quali già in atto e consolidate. E su questa seconda linea muove l’altro ambito d’azione, quello dell’associazionismo, attraverso  l’esperienza di  Global Friends che mette in contatto bambini del Nord e del Sud del mondo attraverso la scrittura condivisa. I volontari si occupano di raccogliere le lettere, scritte dai bambini di alcune scuole elementari di Firenze, e consegnarle ai traduttori. L’associazione affronta le spese di traduzione e recapito  nei Paesi di destinazione, dove altri volontari consegneranno gli originali con la traduzione ai destinatari. Le lettere  sono individuali, non scaturiscono dal lavoro collettivo della classe, sono invece corrispondenza personale tra due bambini nati in situazioni  diametralmente opposte. Global Friends è un progetto di autoeducazione alla diversità dal basso, non veicolato o condizionato dagli adulti. L’amicizia di penna permette l’istaurarsi di un legame diretto che ha poco a che fare con etichette o pregiudizi ma si limita a definire la relazione tra due adulti di domani. Narrazione ed educazione quindi come chiavi per scardinare le forzature imposte e ossessivamente ricercate dentro un processo naturale che, prima ancora di essere etichettato come fenomeno  da osservare al microscopio o incasellare in categorie astratte, è e resta un fatto umano, di persone che interagiscono con delle altre, di essere umani che conoscono e vengono a contatto con l’altro. Si chiama integrazione appunto, e non è compito che spetta a una parte sola, coinvolge tutti, nessuno escluso. &#62;Vai alla pagina MILITANZE ESISTENZIALI  Dalila Sansone Abracadalbero</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/jacopo-storni-2/">Raccontare il bello per costruire il bello &#8211; #ConcretaMente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #000000; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">a</span>lila Sansone</a> </span></span></h5>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>“Vorrei consigliare, prima di addentrarvi nella lettura, di non ostinarvi a ragionare dentro schemi preconfezionati. Non vi fossilizzate sulla separazione “noi” e “loro”. Non ci sono più pronomi e non ci sono più colori. E’ finito il tempo della razza , non ha più senso guardare il mondo in  bianco e nero. L’Italia siamo noi, tutti noi.”</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Jacopo Storni, L&#8217;Italia siamo noi</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Il primo ciclo di <span style="color: #000000;">Militanze Esistenziali_Storie di impegno e di passione</span> si chiude con Jacopo Storni e l’incontro dal titolo<span style="color: #000000;"> <strong>Raccontare il bello per costruire il bello. Migrazione, story telling e progetti di educazione alle differenze dal basso</strong></span>, questo sabato, 29 Giugno, alle ore 18:00 presso la Feltrinelli Point di Arezzo.</p>
<p style="text-align: left;">Giornalista fiorentino,  Storni incarna la militanza nei suoi risvolti narrativi ed educativi, partendo dal suo mestiere, quello di cronista appunto.  Un giornalista scrive di fatti, li indaga, ricostruisce, narra e proprio la narrazione è il cardine dell’interesse dell’autore, la funzione che ha nel condizionare o veicolare la percezione dei fatti stessi.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">
<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999"></span>Il tema è quello dell’immigrazione,  di stringente attualità e caleidoscopico nelle implicazioni.  Scrivendone si accorge che il modo di parlarne è tendenzialmente sbilanciato in negativo: si focalizza sulle tragedie, le questioni di difficile risoluzione piuttosto che sulle stonature di un processo, estremamente complesso, nell’ambito del quale è difficile scegliere di non adottare un punto di vista preferenziale o capire quando quel punto di vista, invece,  diventa strumentale<span style="text-decoration: underline;"></div>
<p></span>Il tema è quello dell’immigrazione,  di stringente attualità e caleidoscopico nelle implicazioni.  Scrivendone si accorge che il modo di parlarne è tendenzialmente sbilanciato in negativo: si focalizza sulle tragedie, le questioni di difficile risoluzione piuttosto che sulle stonature di un processo, estremamente complesso, nell’ambito del quale è difficile scegliere di non adottare un punto di vista preferenziale o capire quando quel punto di vista, invece,  diventa strumentale. L’interrogativo che ne deriva è quanto effettivamente la modalità con cui si tratta un tema finisca con il condizionarne la percezione in chi legge o ascolta. La risposta è molto. Molto più di quanto si creda.</p>
<p style="text-align: left;">Dunque dopo aver dato alle stampe <span style="color: #000000;"><em>Sparategli! Nuovi schiavi d’Italia </em></span>(Editori Riuniti, 2011), reportage sulla condizione dei migranti in sei macroregioni del Paese, con i due volumi successivi <span style="color: #000000;"><em>L’Italia siamo noi</em></span> (Catelvecchi editore, 2016) e <span style="color: #000000;"><em>Siamo tutti terroristi</em> </span>(Castelvecchi editore, 2018) l’autore decide di rovesciare la prospettiva della narrazione in positivo, raccontando le vite di migranti “di successo”,  persone di provenienze e formazione molto diverse, accomunate da storie di integrazione non limitata all’inserimento sociale e lavorativo ma di effettiva realizzazione professionale e professionale (scorrono tra le pagine le vite di imprenditori, ristoratori, medici, rappresentanti delle forze dell’ordine).  Il mestiere del giornalista implica l’assunzione di responsabilità importanti che sconfinano dal campo dell’etica e riguardano prima di tutto la cittadinanza, l’appartenenza ad un consorzio sociale di cui si fa parte e di cui si conoscono le dinamiche attraverso punti di osservazione privilegiati, ed è su questa linea sottile che Storni si muove convinto che si possa “narrare il bello per costruire il bello”. Una narrazione positiva, che metta in luce gli aspetti migliori all’interno di un amalgama spesso indistinta di questioni che non ne chiarisce nessuna,  è per lui uno dei possibili  punti di partenza per la costruzione di società più inclusive, per fare leva sulla percezione dei cittadini, sgretolando il pregiudizio e mettere meglio a fuoco le cose, come si fa con l’obiettivo di una macchina fotografica. E’ il fotografo che sceglie l’inquadratura e decide la messa a fuoco. L’effetto di una scena ritratta non è necessariamente lo stesso, dipende dalla decisione sul come eseguire lo scatto.
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Una narrazione positiva, che metta in luce gli aspetti migliori all’interno di un amalgama spesso indistinta di questioni che non ne chiarisce nessuna,  è per lui uno dei possibili  punti di partenza per la costruzione di società più inclusive, per fare leva sulla percezione dei cittadini, sgretolando il pregiudizio e mettere meglio a fuoco le cose, come si fa con l’obiettivo di una macchina fotografica</div>
</p>
<p style="text-align: left;">Attraverso le storie delle donne e degli uomini che l’autore ha incontrato nel corso di un lungo viaggio per la penisola, emergono punti nodali della questione migratoria come le ragioni che hanno spinto a lasciare il proprio Paese, le motivazioni individuali, la somma delle piccole e grandi difficoltà. La migrazione non è un fenomeno dalla soluzione complessa, con rapporti di causa effetto ben definiti ed inquadrabili in un saggio di geopolitica o un’analisi sociologica, è il fondale di storie singole, di ciascuno dei nomi in calce riportati nel titolo dei capitoli dei libri. Prima ci sono le storie, poi le dinamiche sociali; davanti camminano le persone, dietro la storia o l’insieme delle situazioni e degli avvenimenti che prima o poi la faranno.</p>
<p style="text-align: left;">La migrazione è risorsa e la convivenza tra  persone diverse, con storie e competenze distinte, rappresenta un potenziale di arricchimento culturale e sociale per il nostro Paese, come lo è stato già in passato per altri. E’ un processo non arrestabile del quale vanno tenute presenti le potenzialità di sviluppo, molte delle quali già in atto e consolidate.
<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999">Le lettere  sono individuali, non scaturiscono dal lavoro collettivo della classe, sono invece corrispondenza personale tra due bambini nati in situazioni  diametralmente opposte. Global Friends è un progetto di autoeducazione alla diversità dal basso, non veicolato o condizionato dagli adulti. L’amicizia di penna permette l’istaurarsi di un legame diretto che ha poco a che fare con etichette o pregiudizi ma si limita a definire la relazione tra due adulti di domani</div>
<p> E su questa seconda linea muove l’altro ambito d’azione, quello dell’associazionismo, attraverso  l’esperienza di  <span style="color: #000000;"><em>Global Friends</em></span> che mette in contatto bambini del Nord e del Sud del mondo attraverso la scrittura condivisa. I volontari si occupano di raccogliere le lettere, scritte dai bambini di alcune scuole elementari di Firenze, e consegnarle ai traduttori. L’associazione affronta le spese di traduzione e recapito  nei Paesi di destinazione, dove altri volontari consegneranno gli originali con la traduzione ai destinatari.<br />
Le lettere  sono individuali, non scaturiscono dal lavoro collettivo della classe, sono invece corrispondenza personale tra due bambini nati in situazioni  diametralmente opposte. <span style="color: #000000;"><em>Global Friends</em></span> è un progetto di autoeducazione alla diversità dal basso, non veicolato o condizionato dagli adulti. L’amicizia di penna permette l’istaurarsi di un legame diretto che ha poco a che fare con etichette o pregiudizi ma si limita a definire la relazione tra due adulti di domani.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/06/Global-friends.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-13639" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/06/Global-friends-300x225.jpeg" alt="Global friends" width="300" height="225" /></a>Narrazione ed educazione quindi come chiavi per scardinare le forzature imposte e ossessivamente ricercate dentro un processo naturale che, prima ancora di essere etichettato come fenomeno  da osservare al microscopio o incasellare in categorie astratte, è e resta un fatto umano, di persone che interagiscono con delle altre, di essere umani che conoscono e vengono a contatto con l’<em>altro</em>. Si chiama integrazione appunto, e non è compito che spetta a una parte sola, coinvolge tutti, nessuno escluso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">&gt;</span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/">Vai alla pagina</a></span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"> <span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong>MILITANZE ESISTENZIALI</strong></span></a></span></p>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"> <span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #333300; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">a</span>lila Sanson</a>e</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Abracadalbero</h5>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10597" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1-150x150.jpg" alt="Dalila-Sansone_ConcretaMente" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Le Mafie di Mezzo &#8211; #ConcretaMente</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2019 13:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Dalila Sansone  &#160; “Per quanto possa apparire scontato, riteniamo utile sottolineare che il concetto differisce da quello di organized crime. Le origine di quest’ultimo (del termine mafia ndr) vanno rintracciate nel dibattito politico e giudiziario, nell’ambito del quale è stato coniato per sottolinearne, a scopo repressivo, i tratti organizzativi e criminali. La mafia comprende questi due aspetti  &#8211; un’organizzazione, con finalità criminali – ma non può ridursi ad essi; va piuttosto indagata all’intersezione tra le dimensioni sociale, economica e politica che ne connotano la continuità storica nel tempo e nello spazio” Vittorio Martone, Le Mafie di Mezzo &#160; Il termine mafia è pervasivo, compare un po’ ovunque, tanto da avere la sensazione di averci fatto l’abitudine, ci si può persino scoprire a sorvolarlo distratti, salvo improvvisi slanci di scandalo destinati ad esaurirsi al primo clamore successivo. Nel calderone mediatico in cui le differenze spesso perdono consistenza e l’attenzione fatica a distinguere tra la cronaca di un evento piuttosto che il resoconto di un altro, è facile trascurare, attutire o dimenticare l’indignazione, a tutto vantaggio di un sistema di vascolarizzazione capillarmente distribuito al punto da sembrare assente o trascurabile. La semplificazione è un rischio sempre facile da correre eppure persistono settori, aree di indagine o di giudizio, per i quali dovrebbe essere bandita, in nome della sacrosanta importanza della percezione reale del rischio. Il lavoro di Vittorio Martone si dirama dentro questo nucleo problematico e tocca gli interessi tanto degli addetti ai lavori, quanto di chi vuole superare la barriera della semplificazione e imparare a leggere la realtà e i fenomeni come essi stessi impongono di fare: nella totalità ambivalente delle loro sfaccettature. Martone è un sociologo esperto di processi partecipativi nella governace ambientale, attualmente tiene l’insegnamento “Territorio Economia e Società” presso il corso di Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica e politica dell’Università di Torino; si è occupato per anni dell’analisi sociologica dei fenomeni criminali, della corruzione e delle associazioni di stampo mafioso e loro corollari, quali le strategie di riuso sociale dei beni confiscati e i costi economici e sociali dei reati ambientali. Il lavoro di ricerca confluito nel volume Mafie di Mezzo, Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio (Donzelli Editore, 2017) raccoglie parte di questa esperienza, applicata al caso di Ostia e del basso litorale laziale, noto alle cronache per ragioni non solo giudiziarie ma anche per il particolare rilievo mediatico che ne ebbe la trattazione (con intimidazioni per “capocciate” e delegittimazioni politiche strumentali). Il testo mostra un punto di osservazione strategico perché il fenomeno mafioso, inteso come descrizione del modus operandi di gruppi criminali in un dato territorio, non viene affrontato dal punto di vista giudiziario ma sociologico. Non si tratta di classificare i fatti come reato di tipo mafioso o non, fattispecie che compete alla magistratura, bensì capire come il sistema di gestione degli affari criminali si muova dentro il lecito e lo deformi, sfruttando quelle che l’autore definisce “zone grigie”. L’esternalizzazione dei servizi da parte del gestore pubblico ha creato aree fertili per l’attecchimento delle logiche affaristiche criminali, come nel caso della gestione dell’emergenza migranti nell’inchiesta Mondo di Mezzo (più nota come Mafia Capitale) ma soprattutto come sistematicamente accade nel caso dei reati ambientali. Pensare di contrastare il fenomeno esclusivamente attraverso la repressione è un esempio di semplificazione. Far collimare intervento giudiziario e sociologico, invece, risponde ad una visione “integrata” e più realistica della risposta istituzionale e civile. Si tratta dunque di sistematizzare un metodo (analisi, strumenti preventivi, contrasto) in cui la partecipazione è decisiva. Per partecipazione si intende il coinvolgimento della società civile in tutte le fasi attive di prevenzione e contrasto, al fine di aumentare la consapevolezza rispetto al fenomeno e consolidare interesse e attenzione verso modalità di azione spesso considerate estranee alla dimensione privata, che non lo sono affatto per quella collettiva. Il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie è un esempio molto chiaro del ruolo fondamentale della partecipazione. Coinvolgere la popolazione di un dato territorio nella valorizzazione socio-economica di un bene sottratto al crimine è un passaggio obbligato per la creazione di un nucleo di resistenza etica che funzioni da volano effettivo di sviluppo territoriale. I gruppi criminali sottraggono beni e servizi alla comunità, piegandoli alla logica dell’arricchimento privatistico. Il sequestro e la ricollocazione del capitale privato mafioso quindi non è misura di contrasto fine a sé stessa ma scelta etica e simbolica di scommettere sulle capacità e le possibilità di chi ne era stato estromesso. Una forma di educazione collettiva costruita su una ferita, che proprio per questo ha una potenzialità di radicamento più efficace di qualsiasi altro tipo di attività antimafia. Dall’identificazione sociologica delle mafie, alle implicazioni del concetto di bene comune e del ruolo strategico della società civile, fino all’interrogativo sulla possibile esistenza di una sostenibilità reale dell’ordinamento sociale come argine all’individualismo affaristico e al consumo irreversibile di risorse e di valori. Questo il percorso dell’incontro con l&#8217;autore che parlerà di tali aspetti, portando esempi concreti e intessendo relazioni che spesso sfuggono o appaiono poco chiare. La mafia dunque come vicino scomodo, che non alloggia sullo stesso pianerottolo o a un indirizzo specifico ma si annida nella mente e condiziona modi e risposte dello stato sociale. L’incontro dal titolo Le Mafie di Mezzo – Il riutilizzo dei beni confiscati e il contrasto ai fenomeni criminali tra Stato e società civile, si terrà il 15 Giugno, alle ore 18:00 presso la Feltrinelli Point di Arezzo. &#62;Vai alla pagina MILITANZE ESISTENZIALI  Dalila Sansone Abracadalbero</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #000000; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">a</span>lila Sansone</a> </span></span></h5>
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<p><span style="color: #000000;"><em>“Per quanto possa apparire scontato, riteniamo utile sottolineare che il concetto differisce da quello di organized crime. Le origine di quest’ultimo (del termine mafia ndr) vanno rintracciate nel dibattito politico e giudiziario, nell’ambito del quale è stato coniato per sottolinearne, a scopo repressivo, i tratti organizzativi e criminali. La mafia comprende questi due aspetti  &#8211; un’organizzazione, con finalità criminali – ma non può ridursi ad essi; va piuttosto indagata all’intersezione tra le dimensioni sociale, economica e politica che ne connotano la continuità storica nel tempo e nello spazio”</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Vittorio Martone, Le Mafie di Mezzo</em></span></p>
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<p style="text-align: justify;">Il termine mafia è pervasivo, compare un po’ ovunque, tanto da avere la sensazione di averci fatto l’abitudine, ci si può persino scoprire a sorvolarlo distratti, salvo improvvisi slanci di scandalo destinati ad esaurirsi al primo clamore successivo. Nel calderone mediatico in cui le differenze spesso perdono consistenza e l’attenzione fatica a distinguere tra la cronaca di un evento piuttosto che il resoconto di un altro, è facile trascurare, attutire o dimenticare l’indignazione, a tutto vantaggio di un sistema di vascolarizzazione capillarmente distribuito al punto da sembrare assente o trascurabile.</p>
<p style="text-align: justify;">La semplificazione è un rischio sempre facile da correre eppure persistono settori, aree di indagine o di giudizio, per i quali dovrebbe essere bandita, in nome della sacrosanta importanza della percezione reale del rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro di <strong>Vittorio Martone</strong> si dirama dentro questo nucleo problematico e tocca gli interessi tanto degli addetti ai lavori, quanto di chi vuole superare la barriera della semplificazione e imparare a leggere la realtà e i fenomeni come essi stessi impongono di fare: nella totalità ambivalente delle loro sfaccettature.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/06/Vittorio-Martone_1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13590" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/06/Vittorio-Martone_1-300x300.jpg" alt="Vittorio Martone_1" width="300" height="300" /></a>Martone</strong> è un sociologo esperto di processi partecipativi nella <em>governace</em> ambientale, attualmente tiene l’insegnamento “Territorio Economia e Società” presso il corso di Laurea Magistrale in <em>Comunicazione pubblica e politica</em> dell’Università di Torino; si è occupato per anni dell’analisi sociologica dei fenomeni criminali, della corruzione e delle associazioni di stampo mafioso e loro corollari, quali le strategie di riuso sociale dei beni confiscati e i costi economici e sociali dei reati ambientali. Il lavoro di ricerca confluito nel volume <em>Mafie di Mezzo, Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio</em> (Donzelli Editore, 2017) raccoglie parte di questa esperienza, applicata al caso di Ostia e del basso litorale laziale, noto alle cronache per ragioni non solo giudiziarie ma anche per il particolare rilievo mediatico che ne ebbe la trattazione (con intimidazioni per “capocciate” e delegittimazioni politiche strumentali).</p>
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<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999">Non si tratta di classificare i fatti come reato di tipo mafioso o non, fattispecie che compete alla magistratura, bensì capire come il sistema di gestione degli affari criminali si muova dentro il lecito e lo deformi, sfruttando quelle che l’autore definisce “zone grigie”</div>
<p>Il testo mostra un punto di osservazione strategico perché il fenomeno mafioso, inteso come descrizione del <em>modus operandi</em> di gruppi criminali in un dato territorio, non viene affrontato dal punto di vista giudiziario ma sociologico. Non si tratta di classificare i fatti come reato di tipo mafioso o non, fattispecie che compete alla magistratura, bensì capire come il sistema di gestione degli affari criminali si muova dentro il lecito e lo deformi, sfruttando quelle che l’autore definisce “zone grigie”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esternalizzazione dei servizi da parte del gestore pubblico ha creato aree fertili per l’attecchimento delle logiche affaristiche criminali, come nel caso della gestione dell’emergenza migranti nell’inchiesta Mondo di Mezzo (più nota come Mafia Capitale) ma soprattutto come sistematicamente accade nel caso dei reati ambientali. Pensare di contrastare il fenomeno esclusivamente attraverso la repressione è un esempio di semplificazione. Far collimare intervento giudiziario e sociologico, invece, risponde ad una visione “integrata” e più realistica della risposta istituzionale e civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta dunque di sistematizzare un metodo (analisi, strumenti preventivi, contrasto) in cui la partecipazione è decisiva. Per partecipazione si intende il coinvolgimento della società civile in tutte le fasi attive di prevenzione e contrasto, al fine di aumentare la consapevolezza rispetto al fenomeno e consolidare interesse e attenzione verso modalità di azione spesso considerate estranee alla dimensione privata, che non lo sono affatto per quella collettiva.</p>
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<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999">Il sequestro e la ricollocazione del capitale privato mafioso quindi non è misura di contrasto fine a sé stessa ma scelta etica e simbolica di scommettere sulle capacità e le possibilità di chi ne era stato estromesso. Una forma di educazione collettiva costruita su una ferita, che proprio per questo ha una potenzialità di radicamento più efficace di qualsiasi altro tipo di attività antimafia</div>
<p>Il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie è un esempio molto chiaro del ruolo fondamentale della partecipazione. Coinvolgere la popolazione di un dato territorio nella valorizzazione socio-economica di un bene sottratto al crimine è un passaggio obbligato per la creazione di un nucleo di resistenza etica che funzioni da volano effettivo di sviluppo territoriale. I gruppi criminali sottraggono beni e servizi alla comunità, piegandoli alla logica dell’arricchimento privatistico. Il sequestro e la ricollocazione del capitale privato mafioso quindi non è misura di contrasto fine a sé stessa ma scelta etica e simbolica di scommettere sulle capacità e le possibilità di chi ne era stato estromesso. Una forma di educazione collettiva costruita su una ferita, che proprio per questo ha una potenzialità di radicamento più efficace di qualsiasi altro tipo di attività antimafia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’identificazione sociologica delle mafie, alle implicazioni del concetto di bene comune e del ruolo strategico della società civile, fino all’interrogativo sulla possibile esistenza di una sostenibilità reale dell’ordinamento sociale come argine all’individualismo affaristico e al consumo irreversibile di risorse e di valori. Questo il percorso dell’incontro con l&#8217;autore che parlerà di tali aspetti, portando esempi concreti e intessendo relazioni che spesso sfuggono o appaiono poco chiare.</p>
<p style="text-align: justify;">La mafia dunque come vicino scomodo, che non alloggia sullo stesso pianerottolo o a un indirizzo specifico ma si annida nella mente e condiziona modi e risposte dello stato sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro dal titolo <strong>Le Mafie di Mezzo – Il riutilizzo dei beni confiscati e il contrasto ai fenomeni criminali tra Stato e società civile</strong>, si terrà il 15 Giugno, alle ore 18:00 presso la Feltrinelli Point di Arezzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">&gt;</span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/">Vai alla pagina</a></span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"> <span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong>MILITANZE ESISTENZIALI</strong></span></a></span></p>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"> <span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #333300; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">a</span>lila Sanson</a>e</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Abracadalbero</h5>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10597" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1-150x150.jpg" alt="Dalila-Sansone_ConcretaMente" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Resistere e poi Esistere &#8211; #ConcretaMente</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2019 18:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di Dalila Sansone  &#160;  &#8220;Voi non credete in Dio, vero capitano?&#8221; &#8220;Direi di no, e non sai quanto mi dispiaccia.&#8221; &#8220;E perché?&#8221; &#8220;Perché non ci credo, o perché mi dispiace?&#8221; &#8220;La seconda che avete detto.&#8221; &#8220;Beh perché è tutto più difficile, per quanto chiaro. Ti faccio un esempio: se credessi in una giustizia ultraterrena, sarei molto più pronto a perdonare le ingiustizie di quaggiù, e magari ora me ne starei al calduccio in poltrona a leggere “Il Corriere”, con Brahms dentro il grammofono, approfittando degli scioperi. Io poi sono doppiamente sfigato, perché un dio non ce l’ho neppure quaggiù in terra. Avrei scelto Lenin, è vero ma è ben diverso da chi sceglie il denaro, il successo o cose di questo genere. Vedrai che giungla, al termine di questo dannato conflitto! Bisognerà farsi trovare pronti.&#8221; Mattia Speranza, Le orme degli uomini liberi &#160; Hai poco più di trent’anni, scrivi e scegli di scrivere il tuo primo libro raccontando due cose che ti appartengono, fanno parte di te: la Resistenza e la montagna. Il punto è che la Resistenza non è una ambientazione qualsiasi, come scrivere una storia sullo sfondo della Parigi degli anni Venti o dei vènti del mare del sud. La Resistenza non è pretesto letterario, non può esserlo. Se lo diventa fallisce. Presentare Le orme degli uomini liberi di Mattia Speranza (Scatole Parlanti, 2017) è un’opportunità di riflessione sul ruolo della letteratura ma prima ancora sull’eredità storica e morale dell’epoca e dei fatti di cui l’autore narra. Il libro muove da vicende realmente accadute e le vicende sono fatte di nomi, pelle e ossa, di tutti i frammenti della scena di un rastrellamento e di una Libera Repubblica Partigiana nata sulle Alpi, senza che nessuno di loro venga tradito dalla finzione narrativa. Le righe scritte riportano uomini  tra i sentieri, dentro notti buie e umide, mattini di luce abbacinante: se ne avverte ancora l’aria deformata quando le pagine vengono richiuse. Non sono fantasmi, è solo un indizio delle capacità di questo libro, di quanto può l’artificio delle lettere. Subito dopo la fine della guerra civile, si presentò urgente per molti dei protagonisti, intellettuali per lo più, l’esigenza di fissare attraverso la letteratura l’esperienza di cui erano stati testimoni. Protagonisti inconsapevoli di un’ epica di cui intuivano la portata ma della quale erano incapaci di prevedere gli sviluppi, a guerra finita si trovarono di fronte tutta la problematicità di affrontare un’impresa del genere. Sfuggire alla retorica era la preoccupazione principale, lasciando però trapelare il ruolo decisivo e senza precedenti che la Resistenza aveva avuto non soltanto in termini politici ma soprattutto individuali e collettivi. Parlavano ad interlocutori che in qualche modo ne erano stati essi stessi testimoni. In un testo fondamentale per inquadrare la questione, la prefazione all’edizione del 1964 del Sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino conclude affermando che l’urgenza di testimoniare crea un diaframma tra te e l’esperienza, trasfigurando la memoria, dalla quale si separano alcune immagini privilegiate, lasciandone deperire altre, violando quella che definisce “l’integrità naturale della memoria fluida e vivente”. Il romanzo di Mattia Speranza si incunea di necessità su questo punto cruciale. Se gli autori della narrativa resistenziale avevano per referenti dei contemporanei, lo stesso non vale per il nostro autore. Il tempo ha creato una soluzione di continuità inevitabile tra quel momento storico e chi ne scrive adesso. Dunque tra tutte le possibili risposte alle ragioni per le quali scrivere oggi di Resistenza, raccoglierne l’eredità senza il filtro della memoria personale, è un atto che restituisce vitalità e integrità alla memoria collettiva. Se vogliamo è un percorso  inverso a quello della narrativa resistenziale propriamente detta ma di stringente attualità. Di un lascito non va semplicemente gestito il peso, è la continuità che permette al passato di restare ancorato al presente, l’importanza da non trascurare. La Resistenza diventa quindi asse centrale per bilanciare passato e presente, e il libro compie materialmente questa operazione attraverso delle interruzioni nella successione narrativa che non sono anticipazioni ma richiami all’oggi: arrestando il flusso narrativo e riportando il lettore nel suo tempo, si accentua il dualismo non tanto tra le epoche ma tra chi ha vissuto l’una e chi sta nell’altra. Se la narrativa di per sé è in grado di creare empatie che non tengono conto dei concetti di spazio e di tempo, l’adozione di questa soluzione genera una tensione costante, obbliga a comprendere attraverso un confronto latente. L’autore non se ne fa carico: impedendo una trasposizione totale del lettore nel tempo della storia, glielo istiga nella mente. Proprio questo confronto, il dualismo e la visione critica cui costringe a soffermarsi, è un processo stratificato all’interno del libro, travolge passato e presente, come scelte individuali e collettive, repubblichini e partigiani, diventa alternativamente netto e sfumato tra i partigiani stessi. Una forma di dualismo è anche quello tra uomo e natura che nel libro diventa identificazione emotiva, nella vita dell’autore fulcro di azione. La scelta resistente ha implicato per buona parte delle formazioni partigiane doversi dare alla macchia, nascondersi e vivere la montagna, assorbirne i ritmi, amarne e odiarne le forme, impararne potenziali pericoli e possibilità. Non era scontato per tutti allora, meno che mai lo è adesso, comprendersi e rispettarsi, accettarsi reciprocamente. Tanta parte dell’eredità della Resistenza e dello sforzo di ricostruire una società che potesse definirsi razionale sono andati persi e se un parallelismo esiste con la condizione dell’uomo contemporaneo, questo sta sicuramente nell’esigenza di un ritorno a una dimensione autentica che, fatto fermo e saldo il presupposto della libertà civile e personale, oggi ha a che fare con un certo modo di intendere l’esistenza. Nella soluzione di continuità temporale che ci separa dalla Resistenza, la società si è emancipata in negativo dall’ambiente naturale. Allontanandosene per migliorarsi, ha finito col perdersi in logiche artificiali e stili di vita spesso incapaci di produrre senso, un senso logico connesso alla felicità reale. Si sono perse conoscenze tradizionali, capacità di vivere i territori, di scegliere alternative ai modelli precostituiti. E’ un fenomeno di cui sono diventati netti i contorni [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #000000; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">Di D<span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">a</span>lila Sansone</a> </span></span></h5>
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<h6 style="padding-left: 90px;"> <em>&#8220;Voi non credete in Dio, vero capitano?&#8221;</em></h6>
<h6 style="padding-left: 90px; text-align: justify;"><em>&#8220;Direi di no, e non sai quanto mi dispiaccia.&#8221;</em></h6>
<h6 style="padding-left: 90px; text-align: justify;"><em>&#8220;E perché?&#8221;</em></h6>
<h6 style="padding-left: 90px; text-align: justify;"><em>&#8220;Perché non ci credo, o perché mi dispiace?&#8221;</em></h6>
<h6 style="padding-left: 90px; text-align: justify;"><em>&#8220;La seconda che avete detto.&#8221;</em></h6>
<h6 style="padding-left: 90px; text-align: justify;"><em>&#8220;Beh perché è tutto più difficile, per quanto chiaro. Ti faccio un esempio: se credessi in una giustizia ultraterrena, sarei molto più pronto a perdonare le ingiustizie di quaggiù, e magari ora me ne starei al calduccio in poltrona a leggere “Il Corriere”, con Brahms dentro il grammofono, approfittando degli scioperi. Io poi sono doppiamente sfigato, perché un dio non ce l’ho neppure quaggiù in terra. Avrei scelto Lenin, è vero ma è ben diverso da chi sceglie il denaro, il successo o cose di questo genere. Vedrai che giungla, al termine di questo dannato conflitto! Bisognerà farsi trovare pronti.&#8221;</em></h6>
<h6 style="padding-left: 90px;"><em>Mattia Speranza, Le orme degli uomini liberi</em></h6>
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<p style="text-align: justify;">Hai poco più di trent’anni, scrivi e scegli di scrivere il tuo primo libro raccontando due cose che ti appartengono, fanno parte di te: la Resistenza e la montagna. Il punto è che la Resistenza non è una ambientazione qualsiasi, come scrivere una storia sullo sfondo della Parigi degli anni Venti o dei vènti del mare del sud. La Resistenza non è pretesto letterario, non può esserlo. Se lo diventa fallisce.</p>
<div id="attachment_13529" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/05/Mattia-Mulino_Cribari.jpg"><img class="size-medium wp-image-13529" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/05/Mattia-Mulino_Cribari-300x300.jpg" alt="Fotografia Emiliano Cribari" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Photo Credit Emiliano Cribari</p></div>
<p style="text-align: justify;">Presentare <em>Le orme degli uomini liberi</em> di Mattia Speranza (Scatole Parlanti, 2017) è un’opportunità di riflessione sul ruolo della letteratura ma prima ancora sull’eredità storica e morale dell’epoca e dei fatti di cui l’autore narra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro muove da vicende realmente accadute e le vicende sono fatte di nomi, pelle e ossa, di tutti i frammenti della scena di un rastrellamento e di una Libera Repubblica Partigiana nata sulle Alpi, senza che nessuno di loro venga tradito dalla finzione narrativa. Le righe scritte riportano uomini  tra i sentieri, dentro notti buie e umide, mattini di luce abbacinante: se ne avverte ancora l’aria deformata quando le pagine vengono richiuse. Non sono fantasmi, è solo un indizio delle capacità di questo libro, di quanto può l’artificio delle lettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo la fine della guerra civile, si presentò urgente per molti dei protagonisti, intellettuali per lo più, l’esigenza di fissare attraverso la letteratura l’esperienza di cui erano stati testimoni. Protagonisti inconsapevoli di un’ epica di cui intuivano la portata ma della quale erano incapaci di prevedere gli sviluppi, a guerra finita si trovarono di fronte tutta la problematicità di affrontare un’impresa del genere. Sfuggire alla retorica era la preoccupazione principale, lasciando però trapelare il ruolo decisivo e senza precedenti che la Resistenza aveva avuto non soltanto in termini politici ma soprattutto individuali e collettivi. Parlavano ad interlocutori che in qualche modo ne erano stati essi stessi testimoni. In un testo fondamentale per inquadrare la questione, la prefazione all’edizione del 1964 del <em>Sentiero dei nidi di ragno</em>, Italo Calvino conclude affermando che l’urgenza di testimoniare crea un diaframma tra te e l’esperienza, trasfigurando la memoria, dalla quale si separano alcune immagini privilegiate, lasciandone deperire altre, violando quella che definisce “l’integrità naturale della memoria fluida e vivente”. Il romanzo di Mattia Speranza si incunea di necessità su questo punto cruciale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Se gli autori della narrativa resistenziale avevano per referenti dei contemporanei, lo stesso non vale per il nostro autore. Il tempo ha creato una soluzione di continuità inevitabile tra quel momento storico e chi ne scrive adesso. Dunque tra tutte le possibili risposte alle ragioni per le quali scrivere oggi di Resistenza, raccoglierne l’eredità senza il filtro della memoria personale, è un atto che restituisce vitalità e integrità alla memoria collettiva</div>
<p></span>Se gli autori della narrativa resistenziale avevano per referenti dei contemporanei, lo stesso non vale per il nostro autore. Il tempo ha creato una soluzione di continuità inevitabile tra quel momento storico e chi ne scrive adesso. Dunque tra tutte le possibili risposte alle ragioni per le quali scrivere oggi di Resistenza, raccoglierne l’eredità senza il filtro della memoria personale, è un atto che restituisce vitalità e integrità alla memoria collettiva. Se vogliamo è un percorso  inverso a quello della narrativa resistenziale propriamente detta ma di stringente attualità. Di un lascito non va semplicemente gestito il peso, è la continuità che permette al passato di restare ancorato al presente, l’importanza da non trascurare. La Resistenza diventa quindi asse centrale per bilanciare passato e presente, e il libro compie materialmente questa operazione attraverso delle interruzioni nella successione narrativa che non sono anticipazioni ma richiami all’oggi: arrestando il flusso narrativo e riportando il lettore nel suo tempo, si accentua il dualismo non tanto tra le epoche ma tra chi ha vissuto l’una e chi sta nell’altra. Se la narrativa di per sé è in grado di creare empatie che non tengono conto dei concetti di spazio e di tempo, l’adozione di questa soluzione genera una tensione costante, obbliga a comprendere attraverso un confronto latente. L’autore non se ne fa carico: impedendo una trasposizione totale del lettore nel tempo della storia, glielo istiga nella mente. Proprio questo confronto, il dualismo e la visione critica cui costringe a soffermarsi, è un processo stratificato all’interno del libro, travolge passato e presente, come scelte individuali e collettive, repubblichini e partigiani, diventa alternativamente netto e sfumato tra i partigiani stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una forma di dualismo è anche quello tra uomo e natura che nel libro diventa identificazione emotiva, nella vita dell’autore fulcro di azione. La scelta resistente ha implicato per buona parte delle formazioni partigiane doversi dare alla macchia, nascondersi e vivere la montagna, assorbirne i ritmi, amarne e odiarne le forme, impararne potenziali pericoli e possibilità. Non era scontato per tutti allora, meno che mai lo è adesso, comprendersi e rispettarsi, accettarsi reciprocamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanta parte dell’eredità della Resistenza e dello sforzo di ricostruire una società che potesse definirsi razionale sono andati persi e se un parallelismo esiste con la condizione dell’uomo contemporaneo, questo sta sicuramente nell’esigenza di un ritorno a una dimensione autentica che, fatto fermo e saldo il presupposto della libertà civile e personale, oggi ha a che fare con un certo modo di intendere l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella soluzione di continuità temporale che ci separa dalla Resistenza, la società si è emancipata in negativo dall’ambiente naturale. Allontanandosene per migliorarsi, ha finito col perdersi in logiche artificiali e stili di vita spesso incapaci di produrre senso, un senso logico connesso alla felicità reale. Si sono perse conoscenze tradizionali, capacità di vivere i territori, di scegliere alternative ai modelli precostituiti. E’ un fenomeno di cui sono diventati netti i contorni e di cui si inizia ad avere consapevolezza. Una delle conseguenze più evidenti è stata lo spopolamento delle aree rurali, quelle montane in modo particolare, dove la vita era diventata incompatibile con i sistemi produttivi industriali, incentrati sugli spazi urbani. Poi ci si è accorti della mancanza di qualcosa, che dimenticare significa farsi travolgere e trascurare perdere. Così tornare in montagna, restituire vita ai territori sta diventando un moderno atto di resistenza che non ha valore individuale ma  implicazioni collettive cruciali.</p>
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<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999"><em>“L’Italia si salva se si salva la sua colonna vertebrale che è l’Appennino”</em> ripete spesso il poeta paesologo Franco Arminio e Mattia Speranza con gli amici-compagni della cooperativa In Quiete, fa proprio questo: contribuisce a salvare l’Appennino.</div>
<p><em>“L’Italia si salva se si salva la sua colonna vertebrale che è l’Appennino”</em> ripete spesso il poeta paesologo Franco Arminio e Mattia Speranza con gli amici-compagni della cooperativa <span style="color: #000000;"><strong>In Quiete</strong></span>, fa proprio questo: contribuisce a salvare l’Appennino. Per Appennino si intende un territorio definito e non generalizzabile ma Appennino è anche tutto ciò che è travolto dalla marginalità, abbandonato e tradito per alternative che hanno deluso o non hanno potuto compensare la perdita.</p>
<div id="attachment_13537" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/05/In-Quiete-2_Cribari.jpg"><img class="size-medium wp-image-13537" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/05/In-Quiete-2_Cribari-300x300.jpg" alt="Foto Emiliano Cribari" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Photo Credit Emiliano Cribari</p></div>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>In Quiete</strong></span> opera in Casentino, Appennino Tosco Romagnolo, e nasce per inquietudine e passione precorrendo i tempi, non ritorna ma resta. I quattro soci fondatori (<span style="color: #000000;">Sara Baldini, Andrea Gambassini e Alessandro Volpone insieme a Mattia Speranza</span>) nel 2014 scelgono di costruire un’alternativa lavorativa e di vita legandola ad un territorio. Iniziano con l’ecoturismo diventando tramite di una fruizione temporanea ed evasiva dell’ambiente naturale ma insistono perché l’immenso patrimonio naturale delle foreste Casentinesi non va ridotto a museo a cielo aperto e non è quello che vogliono. Quindi vanno avanti con attività di didattica, curando i progetti di volontariato nel parco (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna) e collaborando alle attività di ricerca che si svolgono al suo interno.  Potrebbe bastare se non fosse che i territori vanno vissuti, ma a viverli non è sufficiente organizzarci le cose, serve che ne siano l’anima, che quelle stesse cose da loro nascano e a loro ritornino. Prendono vita in questo modo due progetti importanti come <em>Libra – Casentino book festival</em>, un festival diffuso di letteratura di ambientazione naturale e montana fuori dai circuiti del mercato editoriale tradizionale, che mantiene vivo il legame autentico tra autori, lettori e i libri stessi e <em>l’Antica Acquacoltura Molin di Bucchio</em>, attività di recupero di un antico impianto di itticoltura alle sorgenti dell’Arno, nel quale vengono allevate specie autoctone per il ripopolamento e il riequilibrio degli ecosistemi acquatici locali.</p>
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<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Genericamente si parla di <em>umanesimo delle montagne</em> ma è più corretto che le esperienze precedano le definizioni e, prima ancora che il nome spuntasse tra le righe di qualche articolo di giornale, In Quiete gli dava forma, ne creava la sostanza.</div>
<p></span>Genericamente si parla di <em>umanesimo delle montagne</em> ma è più corretto che le esperienze precedano le definizioni e, prima ancora che il nome spuntasse tra le righe di qualche articolo di giornale, <span style="color: #000000;"><strong>In Quiete</strong></span> gli dava forma, ne creava la sostanza. Le chiavi di volta di azioni di questo tipo sono impegno, conoscenza e consapevolezza. Il rapporto con la natura, le caratteristiche di un territorio (limiti e opportunità) che non sono solo naturali ma anche sociali (e quindi storiche e culturali), non si improvvisa ma scaturisce dalla combinazione necessaria di questi tre fattori. Essi sono fondamentali a costruire un equilibrio che sia potenzialità di sviluppo per il territorio e per la comunità che lo vive, tenendo conto del passato ma non negando le esigenze del presente. Creare le condizioni che tengano in vita un territorio senza snaturarlo, inoltre, ha una forte implicazione politica. Se le ricadute sociali delle attività di<span style="color: #000000;"><strong> In Quiete</strong> </span>sono facilmente intuibili, vale la pena soffermarsi sul valore politico delle scelte di questi ragazzi, che sono sì scelte individuali ma danno concretezza a quei principi di sostenibilità, tutela, partecipazione, pianificazione e inclusione di cui sono pieni i documenti programmatici ma che sulla carta restano parole sterili, nelle loro mani, invece, diventano vita di tutti i giorni, espressione dell’accezione propria e corretta della tanto bistrattata parola politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella parte finale di un documentario sull’impianto di acquacoltura Mattia Speranza sorride dicendo <em>“E’ un po’ una sfida ogni giorno venire qui e far andare avanti l’attività …”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un po’ una sfida ogni giorno essere espressione di quello in cui si crede. L’unica che valga la pena. La sola che possa definirsi vera resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro con l’autore, <span style="color: #000000;"><strong>Resistere e poi Esistere: dalla letteratura all’Appennino Tosco-Romagnolo</strong></span>, si terra il 25 Maggio alle ore 18:00 presso la Feltrinelli Point di Arezzo, nell’ambito della rassegna Militanze Esistenziali_Storie di impegno e di passione</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">&gt;</span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/">Vai alla pagina</a></span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"> <span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><strong>MILITANZE ESISTENZIALI</strong></span></a></span></p>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"> <span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #333300; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">a</span>lila Sanson</a>e</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Abracadalbero</h5>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10597" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1-150x150.jpg" alt="Dalila-Sansone_ConcretaMente" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Le foreste insegnano, le foreste suggeriscono &#8211; #ConcretaMente</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 10:06:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di Dalila Sansone  &#160; “L’uomo civilizzato non pensa più alla natura come all’ambiente in cui inserire una vita sociale, ma a ciò che per antonomasia le si contrappone. La natura, per lui, è in molti casi più vicina al sogno che alla realtà. Eppure se è vero che le radici degli uomini non sono così lontane da quelle degli alberi, è necessario andare oltre il sogno. La via da percorrere è quella del recupero di un rapporto armonioso, tagliando agli estremi dell’aggressione e del sacro rispetto della natura vergine” Marco Paci, Le Foreste della mente &#8211; Quello che ci insegnano e quello che ci fanno immaginare   E’ indubbio che ci sia un ritorno, un “bisogno” di ritorno alla natura, risultato forse di una mancata produzione di senso da parte dei modelli sociali imperanti, più probabilmente conseguenza di una sinergia di cause tra le quali l’attrazione per l’autenticità gioca un ruolo decisivo. La partita è interessante ma rischiosa. Potremmo non accorgerci che ci stiamo giocando un’occasione. Marco Paci, docente di Ecologia presso l’Università degli studi di Firenze, è un ricercatore che di interazioni funzionali e di problematiche legate agli ecosistemi naturali né sa. Negli anni ha accompagnato al lavoro di ricerca strettamente scientifico, un’attività di divulgazione di straordinario pregio. Utilizzando esempi semplici è riuscito a tradurre il linguaggio scientifico in narrazione accessibile a tutti, dai bambini ai grandi.  La natura è complessa quanto semplice da comprendere, basta impararne la lingua. E’ da questo principio di base che Paci parte in rassegna di quello che le foreste sono in grado di insegnare alle società degli uomini e di quello che suggeriscono anche. L’approccio scientifico e quello che lui definisce antiscientifico (e che può definirsi umanistico, senza difettare in dignità) non sono antitetici ma complementari. Se si conosce la natura, e se ne apprendono i meccanismi che ne regolano le dinamiche, niente del suo fascino perde consistenza; al contrario sarà possibile riconoscersi parte di una dimensione universale che ha poco a che fare col misticismo ma praticamente tutto con la realtà. L’esigenza di ritrovare una misura più autentica dell’esistenza, attraverso il contatto o la riconnessione con i ritmi naturali, non va vista come alternativa o scelta contrapposta all’antropocentrismo bensì come possibilità di una sua integrazione e mitigazione. E’ questo il potenziale enorme insito nella contemporanea attenzione alle foreste e all’ambiente in generale. Se si sposta l’attenzione dalle ragioni (molteplici e complesse) alle conseguenze, è evidente che si sta aprendo la strada un recupero di consapevolezza che non ha e non deve avere niente a che vedere con la negazione o l’opposizione ma, al contrario, va in direzione della riscoperta di un rapporto armonico con l’ambiente naturale, che già apparteneva all’essere umano. Rapporto che presuppone oltre a conoscenza, rispetto e reciprocità. Tra uomo e natura, infatti, c’è un continuo scambio di informazioni: le trasformazioni dell’uno si riflettono sull’altra e viceversa. In questo senso, l’apprendimento che può derivare dall’osservazione della natura, e delle foreste in particolare, è in grado di suggerire una forma di esistenza più essenziale, autentica e logica: quella che l’autore definisce “una vita in prospettiva ecologica”. Ad esempio la capacità di recupero di un ecosistema forestale dopo un evento catastrofico (come  un incendio) tanto ha da insegnare sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei fattori di disturbo, non solo quelli fastidiosi che costringono a riorganizzarsi in qualche direzione ma anche quelli distruttivi, rispetto ai quali le foreste hanno saputo sviluppare strategie vincenti. Quello che in ecologia si definisce disturbo (fattore che altera la stabilità di un sistema) è quanto più la contemporaneità rifugge, dimenticandone il potenziale di risposta che arricchisce, migliora e induce nuovi equilibri, più funzionali del precedente (ci metterà il suo tempo ma un bosco distrutto dal fuoco ricresce, e lo farà mantenendo memoria di cosa e come ha avuto la meglio su di lui). Nell’antichità poi, le foreste sono state luogo di culto e di mistero, associate alla religione e alla legge. La necessità era duplice: tutelare una risorsa preziosa per la sopravvivenza e rispondere al bisogno di sacro connaturato alla natura umana. Non è anacronistico pensare che le foreste e quel loro fascino rappresentino oggi l’occasione imperdibile di recuperare una memoria ancestrale, istintiva, quella che ci ricorda appunto di essere parte e non ospiti o padroni dell’ambiente che ci circonda. La chiave di volta sta nella consapevolezza:  bisogna essere consapevoli di dover tornare a parlare una lingua dimenticata e farlo con umiltà. La differenza la fa la parte di campo sulla quale si gioca, avversaria sfidante o alleata leale. Una responsabilità non da poco. Gli alberi invece ruolo non l’hanno mai cambiato, se lo portano inscritto nel legno e gli sono restati intelligentemente fedeli. Mentre l’umanità dimenticava, qualcosa continuava a riaffiorare e ne resta tuttora traccia nelle suggestioni che le foreste sono riuscite ad avere sull’immaginario, dalle incisioni rupestri, passando per le arti,  ai trekking organizzati di oggi. Le foreste sono state da sempre un richiamo, fortissimo, all’autenticità, alle cose come devono essere, contrapposte a modelli sociali corrotti e divoratori di risorse (e per questo di senso).  Sono state il rifugio di personaggi (reali o di fantasia) perdenti nel senso comune del termine, capaci di incarnare valori di giustizia e di libertà di cui solo la natura sembra serbare memoria e ai quali val la pena rivolgere il pensiero, ogni tanto. Tutto questo e molto altro sta dentro il lavoro e la passione di Marco Paci, che all’ombra degli alberi ha insegnato a un numero indefinito di studenti la conoscenza e la meraviglia, mantenendo vivo un senso del sacro moderno, privo di riferimenti sovrannaturali ma tutto intriso di stupore e rispetto dinanzi alla perfezione e all’equilibrio della natura. Saremo in grado di ascoltare qual che gli alberi hanno da dirci e giocare bene per non perdere questa occasione? L’incontro del 20 Aprile ha tutti i presupposti per essere un buon punto di partenza. &#62;Vai alla pagina MILITANZE ESISTENZIALI  Dalila Sansone Abracadalbero &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/marcopaci/">Le foreste insegnano, le foreste suggeriscono &#8211; #ConcretaMente</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h5><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #000000; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">Di D<span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">a</span>lila Sansone</a> </span></span></h5>
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<h6 style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>“L’uomo civilizzato non pensa più alla natura come all’ambiente in cui inserire una vita sociale, ma a ciò che per antonomasia le si contrappone. La natura, per lui, è in molti casi più vicina al sogno che alla realtà. Eppure se è vero che le radici degli uomini non sono così lontane da quelle degli alberi, è necessario andare oltre il sogno. La via da percorrere è quella del recupero di un rapporto armonioso, tagliando agli estremi dell’aggressione e del sacro rispetto della natura vergine” </em></span></h6>
<h6 style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>Marco Paci, Le Foreste della mente &#8211; Quello che ci insegnano e quello che ci fanno immaginare</em></span></h6>
<h6><em> </em></h6>
<p style="text-align: justify;">E’ indubbio che ci sia un ritorno, un “bisogno” di ritorno alla natura, risultato forse di una mancata produzione di senso da parte dei modelli sociali imperanti, più probabilmente conseguenza di una sinergia di cause tra le quali l’attrazione per l’autenticità gioca un ruolo decisivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La partita è interessante ma rischiosa. Potremmo non accorgerci che ci stiamo giocando un’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Marco Paci</span></strong>, docente di Ecologia presso l’Università degli studi di Firenze, è un ricercatore che di interazioni funzionali e di problematiche legate agli ecosistemi naturali né sa. Negli anni ha accompagnato al lavoro di ricerca strettamente scientifico, un’attività di divulgazione di straordinario pregio. Utilizzando esempi semplici è riuscito a tradurre il linguaggio scientifico in narrazione accessibile a tutti, dai bambini ai grandi.</p>
<p> La natura è complessa quanto semplice da comprendere, basta impararne la lingua.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="alignleft size-medium wp-image-13356" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Foreste-casentinesi-300x200.jpg" alt="Foreste casentinesi" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text"><em>Photo Credit In Quiete Cooperativa</em></p></div>
<p style="text-align: justify;">E’ da questo principio di base che <span style="color: #000000;"><strong>Paci</strong></span> parte in rassegna di quello che le foreste sono in grado di insegnare alle società degli uomini e di quello che suggeriscono anche. L’approccio scientifico e quello che lui definisce <em>antiscientifico</em> (e che può definirsi umanistico, senza difettare in dignità) non sono antitetici ma complementari. Se si conosce la natura, e se ne apprendono i meccanismi che ne regolano le dinamiche, niente del suo fascino perde consistenza; al contrario sarà possibile riconoscersi parte di una dimensione universale che ha poco a che fare col misticismo ma praticamente tutto con la realtà. L’esigenza di ritrovare una misura più autentica dell’esistenza, attraverso il contatto o la riconnessione con i ritmi naturali, non va vista come alternativa o scelta contrapposta all’antropocentrismo bensì come possibilità di una sua integrazione e mitigazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ questo il potenziale enorme insito nella contemporanea attenzione alle foreste e all’ambiente in generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si sposta l’attenzione dalle ragioni (molteplici e complesse) alle conseguenze, è evidente che si sta aprendo la strada un recupero di consapevolezza che non ha e non deve avere niente a che vedere con la negazione o l’opposizione ma, al contrario, va in direzione della riscoperta di un rapporto armonico con l’ambiente naturale, che già apparteneva all’essere umano.
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">“Lì nei boschi le miserie umane e l’egoismo lasciano il posto a un senso di appartenenza prossimo alla magia. A una totalità non meglio definita, di sicuro capace di sovrastare le banalità di un’esistenza piatta e convenzionale”</div>
<p>Rapporto che presuppone oltre a conoscenza, rispetto e reciprocità. Tra uomo e natura, infatti, c’è un continuo scambio di informazioni: le trasformazioni dell’uno si riflettono sull’altra e viceversa. In questo senso, l’apprendimento che può derivare dall’osservazione della natura, e delle foreste in particolare, è in grado di suggerire una forma di esistenza più essenziale, autentica e logica: quella che l’autore definisce “una vita in prospettiva ecologica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio la capacità di recupero di un ecosistema forestale dopo un evento catastrofico (come  un incendio) tanto ha da insegnare sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei fattori di disturbo, non solo quelli fastidiosi che costringono a riorganizzarsi in qualche direzione ma anche quelli distruttivi, rispetto ai quali le foreste hanno saputo sviluppare strategie vincenti. Quello che in ecologia si definisce <em>disturbo</em> (fattore che altera la stabilità di un sistema) è quanto più la contemporaneità rifugge, dimenticandone il potenziale di risposta che arricchisce, migliora e induce nuovi equilibri, più funzionali del precedente (ci metterà il suo tempo ma un bosco distrutto dal fuoco ricresce, e lo farà mantenendo memoria di cosa e come ha avuto la meglio su di lui).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’antichità poi, le foreste sono state luogo di culto e di mistero, associate alla religione e alla legge. La necessità era duplice: tutelare una risorsa preziosa per la sopravvivenza e rispondere al bisogno di sacro connaturato alla natura umana. Non è anacronistico pensare che le foreste e quel loro fascino rappresentino oggi l’occasione imperdibile di recuperare una memoria ancestrale, istintiva, quella che ci ricorda appunto di essere parte e non ospiti o padroni dell’ambiente che ci circonda. La chiave di volta sta nella consapevolezza:  bisogna essere consapevoli di dover tornare a parlare una lingua dimenticata e farlo con umiltà. La differenza la fa la parte di campo sulla quale si gioca, <em>avversaria sfidante</em> o <em>alleata leale</em>. Una responsabilità non da poco.
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">“Per gli alberi è differente, perché certe cose gli alberi ve le fanno vedere e voi potete toccarle con mano. Certe cose sono scritte, nel legno degli alberi. E gli alberi scrivono con estrema chiarezza, perché a dettare la scrittura c’è una mente che pensa in grande”</div>
<p> Gli alberi invece ruolo non l’hanno mai cambiato, se lo portano inscritto nel legno e gli sono restati intelligentemente fedeli.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre l’umanità dimenticava, qualcosa continuava a riaffiorare e ne resta tuttora traccia nelle suggestioni che le foreste sono riuscite ad avere sull’immaginario, dalle incisioni rupestri, passando per le arti,  ai trekking organizzati di oggi. Le foreste sono state da sempre un richiamo, fortissimo, all’autenticità, alle cose come devono essere, contrapposte a modelli sociali corrotti e divoratori di risorse (e per questo di senso).  Sono state il rifugio di personaggi (reali o di fantasia) perdenti nel senso comune del termine, capaci di incarnare valori di giustizia e di libertà di cui solo la natura sembra serbare memoria e ai quali val la pena rivolgere il pensiero, ogni tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999">“Le foreste, spesso, sono la casa dei perdenti – un genere particolare di perdenti: quelli che, al di là delle sconfitte cui sono destinati, coi loro sogni mandano avanti il mondo in cui viviamo”</div>
<p>Tutto questo e molto altro sta dentro il lavoro e la passione di <span style="color: #000000;"><strong>Marco Paci</strong></span>, che all’ombra degli alberi ha insegnato a un numero indefinito di studenti la conoscenza e la meraviglia, mantenendo vivo un senso del sacro moderno, privo di riferimenti sovrannaturali ma tutto intriso di stupore e rispetto dinanzi alla perfezione e all’equilibrio della natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Saremo in grado di ascoltare qual che gli alberi hanno da dirci e giocare bene per non perdere questa occasione?</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro del <span style="color: #000000;"><strong>20 Aprile</strong></span> ha tutti i presupposti per essere un buon punto di partenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">&gt;</span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/">Vai alla pagina</a></span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"> <span style="color: #ff0000;"><strong>MILITANZE ESISTENZIALI</strong></span></a></span></p>
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<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"> <span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #333300; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">a</span>lila Sanson</a>e</span></span></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Abracadalbero</h5>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10597" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1-150x150.jpg" alt="Dalila-Sansone_ConcretaMente" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Militanze Esistenziali &#8211; #ConcretaMente</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 17:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Di Dalila Sansone e Alessandro Ristori &#160; &#8220;Allora un lampo unisce gli occhi e il cuore con borbottio di tuono  muovono le parole e torna il tempo, torna l&#8217;energia, torna la vita&#8221; In Quieto C.S.I. &#160; Sono fatte così le intuizioni, in una frazione di secondo combinano sogno e possibilità, incastrandone i frammenti dentro un’idea. È nato in questo modo il ciclo di incontri che porta il titolo di Militanze Esistenziali e che prenderà il via il prossimo 20 Aprile: avevamo incontrato storie di impegno e di passione, autentiche, fatte di braccia e di testa, e si era fatta presto strada l’idea che esistesse una connessione tra le diverse scelte di vita e professionali dietro di esse; l’intuizione iniziale ha trovato conferma e abbiamo toccato con mano l’importanza delle relazioni nel costruire il valore dell&#8217;appartenenza. Volevamo che il nome della rassegna ne fosse anche il manifesto. La militanza è partecipazione attiva a qualcosa e niente richiede maggiore partecipazione dell’esistenza, quando le si riconosce il suo valore. Il desiderio di raccontare la militanza come segno concreto di un&#8217;esistenza piena mira a restaurare il senso di appartenenza ma anche  a riconoscere all’impegno il ruolo di asse portante della convivenza tra le persone e tra di esse e l’ambiente &#8211; naturale e sociale &#8211; che le ospita. L’insieme delle possibili forme in cui la militanza  si realizza ricorda l’intrico di radici che sorregge le foreste. All’ombra del ricamo delle chiome e dei rami che si intrecciano con il cielo, le radici di alberi diversi si fondono per favorire lo scambio di informazioni, nutrienti e rafforzare la stabilità dell’intera foresta. Anche se un albero viene tagliato o muore, quell’intrico di radici continua a funzionare e a costituirne le fondamenta. Ciascuna delle storie di impegno e di passione in rassegna è uno dei punti nodali di questo intrico ideale, interconnesso e inseparabile dagli altri. Oggi più che mai è auspicabile parlare di militanza: in una realtà satura di informazioni e interessi, di difficile decifrazione e contrastanti, incastrata in un sistema di valori mobili e spesso privi di radici sufficientemente salde, la militanza impone di scegliere da che parte stare e di fare di quella parte un modo di esistere; in aperta controtendenza, la militanza mira a creare punti di riferimento fissi, paragonabili all’ossatura montuosa di un paese o al disegno delle costellazioni sulla volta celeste. Militare non implica la sola adesione a un’idea o una visione ma di diventarne espressione vivente, incarnando concetti astratti come identità e coerenza: significa, in definitiva, scegliere. Ma la scelta che si chiede al militante è una scelta consapevole, convinta, spesso a prezzi non facili da pagare. Esiste una militanza educativa ed ecologica che muove dall’osservazione e dalla conoscenza dei sistemi naturali per trarne conclusioni utili alle società degli uomini. La natura segue infatti leggi e dinamiche non dissimili da quelle della mente umana: saperle riconoscere ci rende più consapevoli, capaci di coltivare il rispetto e di perseguire un equilibrio non ideologico ma frutto del bilanciamento tra ecologia, vita e pensiero. &#160; Marco Paci, docente di ecologia presso l’Università degli studi di Firenze, racconterà come l’ecologia possa essere una chiave di lettura applicabile ai sistemi sociali e come l’apprendimento della complessità dei sistemi biologici sia strumento di prevenzione e mitigazione dell’antropocentrismo del modello sociale attuale. Ne sarà prova il ruolo che le foreste hanno avuto sull’immaginario dalla notte dei tempi e di cui storia e arte recano traccia (20 Aprile). &#160; Il passaggio di testimone ideale porta all&#8217;esempio concreto di equilibrio tra uomo e natura della militanza letteraria e ambientale di Mattia Speranza, scrittore e socio fondatore della cooperativa In Quiete, realtà attiva nel settore dell’ecoturismo e della tutela della biodiversità e del territorio in Casentino, Appennino Tosco-Romagnolo. Speranza è autore di un romanzo sulla Resistenza in cui i valori che fecero da collante per il riscatto della libertà rivivono sullo sfondo di un ambiente naturale che è insieme riflesso e complice di uno dei momenti più duri della storia del nostro Paese, devastato dalla barbarie fascista. Dalla letteratura la militanza investe anche la natura, che l’autore e i suoi compagni hanno messo al centro di un&#8217;opera originale di riattivazione dei luoghi: la restituzione della loro anima a terre “emarginate dal progresso”offre all’essere umano l’occasione di capirsi tessera di un mosaico molto più vasto che comprende natura, storia e bellezza (25 Maggio). Snodo ideale tra l’ambiente naturale e società civile è rappresentato dalla militanza etica e sociale di Vittorio Martone, sociologo e docente presso l’Università degli studi di Torino. Martone racconterà delle connivenze e adiacenze dei fenomeni criminali per comprenderne cause, punti di forza e debolezze, e interrogarsi sugli anticorpi della società civile prima ancora che sulle responsabilità delle classi politica e amministrativa. Particolare attenzione sarà riservata al fenomeno delle ecomafie, mettendo in luce il processo di sottrazione di beni comuni alla collettività perpetrato dall’ottusa cecità di uomini incapaci di declinare i verbi al futuro a discapito delle generazioni a venire. Troveranno spazio anche riflessioni sulla gestione dei beni confiscati alle mafie, sul valore etico e simbolico del sottrarre ricchezza alle compagini criminali per creare impresa sostenibile &#8211; soprattutto nel settore chiave dell’agroalimentare &#8211; e le relative ripercussioni sulle opportunità lavorative e di sviluppo dei territori (15 Giugno). Chiuderà la rassegna il giornalista fiorentino Jacopo Storni, promotore di una militanza narrativa e educativa che si interroga intorno ai fenomeni migratori e alla necessità di costruire società più inclusive, basate sul riconoscimento di appartenenza reciproca. Storni focalizza l’attenzione sullo scollamento tra ragioni e problematiche reali dell’immigrazione e la sua percezione, lavorando per una narrazione che sia realmente descrittiva e non distorsiva del fenomeno. Non trascura però il ruolo degli adulti di domani: il giornalista è infatti tra gli autori di un interessante progetto che mette in contatto classi di bambini del sud e nord del mondo; attraverso lo scambio di lettere, i bambini possono raccontarsi e incontrarsi, utilizzando parole e codici estranei al pregiudizio e ai limiti dei grandi (29 Giugno). &#160; Militanze esistenziali non vuole proporre storie esemplari perché rifiuta [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h5><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #000000; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">Di D<span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">a</span>lila Sansone</a> e Al<span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">e</span>ssandro Ristori</span></span></h5>
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<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;">&#8220;Allora un lampo unisce gli occhi e il cuore con borbottio di tuono</span></em></p>
<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #000000;"> muovono le parole e torna il tempo, torna l&#8217;energia, torna la vita&#8221;</span></em></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>In Quieto C.S.I.</em></span></p>
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<p>Sono fatte così le intuizioni, in una frazione di secondo combinano sogno e possibilità, incastrandone i frammenti dentro un’idea. È nato in questo modo il ciclo di incontri che porta il titolo di <em>Militanze Esistenziali </em>e che prenderà il via il prossimo 20 Aprile: avevamo incontrato storie di impegno e di passione, autentiche, fatte di braccia e di testa, e si era fatta presto strada l’idea che esistesse una connessione tra le diverse scelte di vita e professionali dietro di esse; l’intuizione iniziale ha trovato conferma e abbiamo toccato con mano l’importanza delle relazioni nel costruire il valore dell&#8217;<em>appartenenza</em>.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Volevamo che il nome della rassegna ne fosse anche il manifesto.</strong></span></p>
<p>La militanza è partecipazione attiva a qualcosa e niente richiede maggiore partecipazione dell’esistenza, quando le si riconosce il suo valore. Il desiderio di raccontare la militanza come segno concreto di un&#8217;esistenza piena mira a restaurare il <em>senso di appartenenza </em>ma anche  a riconoscere all’<em>impegno</em> il ruolo di asse portante della convivenza tra le persone e tra di esse e l’ambiente &#8211; naturale e sociale &#8211; che le ospita.</p>
<p>L’insieme delle possibili forme in cui la militanza  si realizza ricorda l’intrico di radici che sorregge le foreste. All’ombra del ricamo delle chiome e dei rami che si intrecciano con il cielo, le radici di alberi diversi si fondono per favorire lo scambio di informazioni, nutrienti e rafforzare la stabilità dell’intera foresta. Anche se un albero viene tagliato o muore, quell’intrico di radici continua a funzionare e a costituirne le fondamenta. Ciascuna delle storie di impegno e di passione in rassegna è uno dei punti nodali di questo intrico ideale, interconnesso e inseparabile dagli altri.</p>
<p>Oggi più che mai è auspicabile parlare di militanza: in una realtà satura di informazioni e interessi, di difficile decifrazione e contrastanti, incastrata in un sistema di valori mobili e spesso privi di radici sufficientemente salde, la militanza impone di scegliere da che parte stare e di fare di quella parte un modo di esistere; in aperta controtendenza, la militanza mira a creare punti di riferimento fissi, paragonabili all’ossatura montuosa di un paese o al disegno delle costellazioni sulla volta celeste.</p>
<div class="shortcode-block-quote-left" style="color:#999999">Militare non implica la sola adesione a un’idea o una visione ma di diventarne espressione vivente, incarnando concetti astratti come identità e coerenza: significa, in definitiva, <em>scegliere</em>. Ma la scelta che si chiede al militante è una scelta consapevole, convinta, spesso a prezzi non facili da pagare.</div>
<p>Militare non implica la sola adesione a un’idea o una visione ma di diventarne espressione vivente, incarnando concetti astratti come identità e coerenza: significa, in definitiva, <em>scegliere</em>. Ma la scelta che si chiede al militante è una scelta consapevole, convinta, spesso a prezzi non facili da pagare.</p>
<p>Esiste una <strong><em>militanza educativa ed ecologica</em></strong> che muove dall’osservazione e dalla conoscenza dei sistemi naturali per trarne conclusioni utili alle società degli uomini. La natura segue infatti leggi e dinamiche non dissimili da quelle della mente umana: saperle riconoscere ci rende più consapevoli, capaci di coltivare il rispetto e di perseguire un equilibrio non ideologico ma frutto del bilanciamento tra ecologia, vita e pensiero.</p>
<p><strong><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Marco-Paci_BN.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12923" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Marco-Paci_BN-150x150.jpg" alt="Marco Paci_B&amp;N" width="150" height="150" /></a></strong></p>
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<p><strong>Marco Paci</strong>, docente di ecologia presso l’Università degli studi di Firenze, racconterà come l’ecologia possa essere una chiave di lettura applicabile ai sistemi sociali e come l’apprendimento della complessità dei sistemi biologici sia strumento di prevenzione e mitigazione dell’antropocentrismo del modello sociale attuale. Ne sarà prova il ruolo che le foreste hanno avuto sull’immaginario dalla notte dei tempi e di cui storia e arte recano traccia (<strong>20 Aprile</strong>).</p>
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<p>Il passaggio di testimone ideale porta all&#8217;esempio concreto di equilibrio tra uomo e natura della <strong><em>militanza <a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Mattia_Speranza_BN.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-12924" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Mattia_Speranza_BN-150x150.jpg" alt="Mattia_Speranza_B&amp;N" width="150" height="150" /></a>letteraria e ambientale</em></strong> di <strong>Mattia Speranza</strong>, scrittore e socio fondatore della cooperativa <em>In Quiete</em>, realtà attiva nel settore dell’ecoturismo e della tutela della biodiversità e del territorio in Casentino, Appennino Tosco-Romagnolo. Speranza è autore di un romanzo sulla Resistenza in cui i valori che fecero da collante per il riscatto della libertà rivivono sullo sfondo di un ambiente naturale che è insieme riflesso e complice di uno dei momenti più duri della storia del nostro Paese, devastato dalla barbarie fascista. Dalla letteratura la militanza investe anche la natura, che l’autore e i suoi compagni hanno messo al centro di un&#8217;opera originale di riattivazione dei luoghi: la restituzione della loro anima a terre “emarginate dal progresso”offre all’essere umano l’occasione di capirsi tessera di un mosaico molto più vasto che comprende natura, storia e bellezza (<strong>25 Maggio</strong>).</p>
<p><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Vittorio-Martone_BN.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-12925" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Vittorio-Martone_BN-150x150.jpg" alt="Vittorio-Martone_B&amp;N" width="150" height="150" /></a>Snodo ideale tra l’ambiente naturale e società civile è rappresentato dalla <strong><em>militanza etica e sociale</em></strong> di <strong>Vittorio Martone</strong>, sociologo e docente presso l’Università degli studi di Torino. Martone racconterà delle connivenze e adiacenze dei fenomeni criminali per comprenderne cause, punti di forza e debolezze, e interrogarsi sugli anticorpi della società civile prima ancora che sulle responsabilità delle classi politica e amministrativa. Particolare attenzione sarà riservata al fenomeno delle ecomafie, mettendo in luce il processo di sottrazione di beni comuni alla collettività perpetrato dall’ottusa cecità di uomini incapaci di declinare i verbi al futuro a discapito delle generazioni a venire. Troveranno spazio anche riflessioni sulla gestione dei beni confiscati alle mafie, sul valore etico e simbolico del sottrarre ricchezza alle compagini criminali per creare impresa sostenibile &#8211; soprattutto nel settore chiave dell’agroalimentare &#8211; e le relative ripercussioni sulle opportunità lavorative e di sviluppo dei territori (<strong>15 Giugno</strong>).</p>
<p>Chiuderà la rassegna il giornalista fiorentino <strong>Jacopo Storni</strong>, promotore di una <strong><em>militanza narrativa e <a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Jacopo-Storni_BN.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-12922" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Jacopo-Storni_BN-150x150.jpg" alt="Jacopo-Storni_B&amp;N" width="150" height="150" /></a>educativa </em></strong>che si interroga intorno ai fenomeni migratori e alla necessità di costruire società più inclusive, basate sul riconoscimento di appartenenza reciproca. Storni focalizza l’attenzione sullo scollamento tra ragioni e problematiche reali dell’immigrazione e la sua percezione, lavorando per una narrazione che sia realmente descrittiva e non distorsiva del fenomeno. Non trascura però il ruolo degli adulti di domani: il giornalista è infatti tra gli autori di un interessante progetto che mette in contatto classi di bambini del sud e nord del mondo; attraverso lo scambio di lettere, i bambini possono raccontarsi e incontrarsi, utilizzando parole e codici estranei al pregiudizio e ai limiti dei grandi (<strong>29 Giugno</strong>).</p>
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<p>Militanze esistenziali non vuole proporre storie esemplari perché rifiuta la visione <em>eroica</em> della scelta. Più che di eroi, la società moderna pare aver sete di coralità. Ha bisogno di liberarsi di modelli e leadership che codificano o personificano un’idea come unica via possibile al cambiamento. Sente la necessità di non disperdere tutte le altre possibili “resistenze” altrimenti alla deriva e di costruire reti. Gli autori che hanno contribuito a creare questa rassegna hanno scelto di far aderire la loro esistenza e le loro azioni a princìpi collettivi che necessitano solo di maggior coraggio per tornare attuali e proporsi senza timori. Militanze esistenziali si fa promotrice di questo intreccio ideale in cui ciascuno può trovare il proprio ruolo.</p>
<p>Tutti gli incontri si terranno alle <strong>ore 18</strong> presso <strong>La Feltrinelli Point</strong>di <strong>Arezzo</strong>. Informazioni di dettaglio e approfondimenti sono disponibili sui canali social e sul sito web di <em>Segni Concreti</em>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">&gt;</span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/">Vai alla pagina</a></span><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"> <span style="color: #ff0000;"><strong>MILITANZE ESISTENZIALI</strong></span></a></span></p>
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<h5><span style="color: #333300;"> <span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #333300; text-decoration: underline;" href="https://www.facebook.com/dalila.sansone">D<span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;">a</span>lila Sanson</a>e</span></span></h5>
<h5>Abracadalbero</h5>
<p><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10597" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/07/Dalila-Sansone_ConcretaMente1-150x150.jpg" alt="Dalila-Sansone_ConcretaMente" width="150" height="150" /></a></p>
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<p><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/47384043_10217333676874792_31062668068519936_o.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13243" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/47384043_10217333676874792_31062668068519936_o-150x150.jpg" alt="47384043_10217333676874792_31062668068519936_o" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Mattia Speranza &#8211; Militanze Esistenziali 2019</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 20:18:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Mattia Speranza Biografia minima Scrittore e socio fondatore della cooperativa in Quiete, studia Filosofia morale e politica. Per un misto di istinto e ragione lascia la città e approda in Casentino, nel cuore dell’Appennino Tosco-Romagnolo, dove amicizia e passione lo portano a lavorare per recuperare il rapporto con la bellezza dei luoghi, di cui In Quiete è diventata tramite e riferimento consolidato. (Photo Credit Emiliano Cribari) &#160; &#8220;La partigianeria come scelta a posteriori di non sopportare ipocrisie sociali. Combattere per il mondo e insieme sfuggirgli. La partigianeria come scelta a priori di espiare le colpe del ventennio, quelle dei cugini maggiori per molti di loro, e i dubbi sulla possibilità di realizzare una civiltà che razionale lo fosse veramente.&#8221;   Bibliografia di riferimento Le orme degli uomini liberi, Scatole Parlanti 2017 &#160; Links utili all&#8217;approfondimento Recensione del libro Le orme degli uomini liberi, Scatole Parlanti 2017 Descrizione: Primavera 1944. Mario, reduce dalla guerra civile di Spagna, si trova a combattere tra le fila partigiane in Val Grande, tra il lago Maggiore e il confine svizzero. Insieme a lui, nella divisione Valdossola ci sono il comandante Dionigi Superti, il giovane studente Scalabrino e una variegata moltitudine di personaggi. La vita di montagna dopo i rigori dell&#8217;inverno scorre tranquilla; a movimentarla sono i continui arrivi di giovani renitenti alla leva, ottimisti su una risoluzione a breve del conflitto, o i colpi di mano dei più arditi tra i ribelli. Sull&#8217;altro lato dello scacchiere tedeschi e fascisti, sotto la spinta dell&#8217;avanzata alleata, si apprestano a effettuare un rastrellamento in grande stile. A comandarli il maggiore Scotti e il capitano Burmeister. L&#8217;obiettivo è eliminare le sacche di resistenza a loro ostili in vista della sempre più probabile ritirata verso la Germania. La militanza di In Quiete  La cooperativa In Quiete presso l&#8217;impianto di acquacoltura Molin di Bucchio, da sinistra Andrea Gambassini, Sara Baldini, Alessandro Volpone, Mattia Speranza (Photo Credit Emiliano Cribari) &#160; Sito web  &#124;  Facebook  &#124;  Instagram &#160; &#160; Antica Acquacoltura Molin di Bucchio (progetto di recupero di specie autoctone per il ripopolamento dei corsi d&#8217;acqua del Casentino) Facebook   &#124;  Instagram &#160; &#160; LIBRA-Casentino Book Festival (Festival diffuso dedicato alla letteratura di montagna e naturalistica) Sito web  &#124;  Facebook &#160; &#160; &#62; Servizio sulla prima edizione LIBRA 2016 &#160; &#62; Servizio sulla seconda edizione (intorno al minuto 19&#8242; l&#8217;autore parla de Le orme degli uomini liberi) LIBRA 2017 &#160; &#62; Videodocumentario La Storia Oggi_Casentino: Acquacoltura, Molin di Bucchio &#160;   Escursione letteraria dell&#8217;ultima edizione di LIBRA-Casentino Book Festival &#160; &#62; Torna alla pagina Militanze Esistenziali &#60; &#160;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>Matti<span style="color: #ff0000;">a</span> Speranza</h1>
<h4><strong>Bi<span style="color: #ff0000;">o</span>grafia minima</strong></h4>
<h4><img class="alignleft size-medium wp-image-12924" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Mattia_Speranza_BN-300x261.jpg" alt="Mattia_Speranza_B&amp;N" width="300" height="261" /></h4>
<h6><span style="font-weight: 400;">Scrittore e socio fondatore della cooperativa </span><b>in Quiete</b><span style="font-weight: 400;">, studia Filosofia morale e politica. Per un misto di istinto e ragione lascia la città e approda in Casentino, nel cuore dell’Appennino Tosco-Romagnolo, dove amicizia e passione lo portano a lavorare per recuperare il rapporto con la bellezza dei luoghi, di cui In Quiete è diventata tramite e riferimento consolidato.</span></h6>
<p><em>(Photo Credit Emiliano Cribari)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>&#8220;La partigianeria come scelta a posteriori di non sopportare ipocrisie sociali. Combattere per il mondo e insieme sfuggirgli. La partigianeria come scelta a priori di espiare le colpe del ventennio, quelle dei cugini maggiori per molti di loro, e i dubbi sulla possibilità di realizzare una civiltà che razionale lo fosse veramente.&#8221;</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>B<span style="color: #ff0000;">i</span>bli<span style="color: #000000;">o</span><strong>grafia di riferimento</strong></strong></span></h4>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le orme degli uomini liberi</strong><b>, </b>Scatole Parlanti 2017</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>L<span style="color: #ff0000;">i</span>nks utili all&#8217;approfondimento</strong></span></h4>
<p><a href="http://www.segniconcreti.org/le-orme-degli-uomini-liberi-concretamente/">Recensione del libro <span style="color: #000000;"><strong>Le orme degli uomini liberi</strong></span></a>, Scatole Parlanti 2017</p>
<p><strong>Descrizione:</strong> Primavera 1944. Mario, reduce dalla guerra civile di Spagna, si trova a combattere tra le fila partigiane in Val Grande, tra il lago Maggiore e il confine svizzero. Insieme a lui, nella divisione Valdossola ci sono il comandante Dionigi Superti, il giovane studente Scalabrino e una variegata moltitudine di personaggi. La vita di montagna dopo i rigori dell&#8217;inverno scorre tranquilla; a movimentarla sono i continui arrivi di giovani renitenti alla leva, ottimisti su una risoluzione a breve del conflitto, o i colpi di mano dei più arditi tra i ribelli. Sull&#8217;altro lato dello scacchiere tedeschi e fascisti, sotto la spinta dell&#8217;avanzata alleata, si apprestano a effettuare un rastrellamento in grande stile. A comandarli il maggiore Scotti e il capitano Burmeister. L&#8217;obiettivo è eliminare le sacche di resistenza a loro ostili in vista della sempre più probabile ritirata verso la Germania.</p>
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<h4><span style="color: #000000;"><strong>La m<span style="color: #ff0000;">i</span>litanza di In Qu<span style="color: #ff0000;">i</span>ete</strong></span></h4>
<p style="text-align: left;"><img class="wp-image-12975 alignnone" style="text-align: left;" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/In-Quiete-1_Cribari-300x300.jpg" alt="In Quiete 1_Cribari" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: left;"> La cooperativa <span style="color: #000000;"><strong>In Quiete</strong></span> presso l&#8217;impianto di acquacoltura Molin di Bucchio, da sinistra Andrea Gambassini, Sara Baldini, Alessandro Volpone, Mattia Speranza</p>
<p style="text-align: left;">(<em>Photo Credit Emiliano Cribari</em>)</p>
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<p><a href="http://www.cooperativainquiete.it/">Sito web</a><a href="http://www.cooperativainquiete.it/"><img class="alignleft wp-image-12995" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/In-Quiete_logobis-150x150.jpg" alt="In Quiete_logobis" width="70" height="52" /></a>  |  <a href="https://www.instagram.com/inquietecooperativa/?hl=it">Facebook</a>  |  <a href="https://www.instagram.com/inquietecooperativa/?hl=it">Instagram</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Antica Acquacoltura Molin di Bucchio (progetto di recupero di specie autoctone per il ripopolamento dei corsi d&#8217;acqua del Casentino)</p>
<p><img class="alignleft wp-image-12983" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Acquacoltura-Molin-di-Bucchio-150x150.png" alt="Acquacoltura Molin di Bucchio" width="70" height="70" /></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/anticaacquacolturamolindibucchio/">Facebook</a>   |  <a href="https://www.instagram.com/antica_acquacoltura/?hl=it">Instagram</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LIBRA-Casentino Book Festival (Festival diffuso dedicato alla letteratura di montagna e naturalistica)</p>
<p><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Libra-locandina.jpg"><img class="alignleft wp-image-12989" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Libra-locandina-150x150.jpg" alt="Libra locandina" width="70" height="70" /></a></p>
<p><a href="http://www.librabookfestival.it/">Sito web</a>  |  <a href="https://www.facebook.com/LibraCasentinoBookFestival/">Facebook</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.youtube.com/watch?v=kZN-IWbW-Jo&amp;feature=youtu.be"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Servizio sulla prima edizione</a><strong> LIBRA 2016</strong></span><br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/kZN-IWbW-Jo" width="306" height="206" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.youtube.com/watch?v=qTrDU5OVxKk&amp;feature=youtu.be"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Servizio sulla seconda edizione (intorno al minuto 19&#8242; l&#8217;autore parla de <strong>Le orme degli uomini liberi</strong>)</a> <strong>LIBRA 2017</strong></span></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/qTrDU5OVxKk" width="304" height="188" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Videodocumentario <strong>La Storia Oggi_Casentino: Acquacoltura, Molin di Bucchio</strong></span></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/Kow7zExRGuM" width="300" height="242" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"> <a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Libra-bosco.jpg"><img class=" size-medium wp-image-12973 alignnone" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Libra-bosco-300x200.jpg" alt="Libra bosco" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Escursione letteraria dell&#8217;ultima edizione di LIBRA-Casentino Book Festival</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">Torna alla pagina</span> </span><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">Militanze Esistenziali</span> <span style="color: #000000;">&lt;</span></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vittorio Martone &#8211; Militanze Esistenziali 2019</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 20:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Vittorio Martone Biografia minima Sociologo esperto in analisi dei fenomeni criminali e gestione dell’ambiente e del territorio, migra tra vari atenei per approdare a Torino dove attualmente insegna. Autore di due testi sulle connivenze e adiacenze delle infiltrazioni mafiose, ritiene cruciali le strategie e la partecipazione sul tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie come cardine di sviluppo sociale ed economico dei territori. &#160; &#160; &#8220;Occorre chiarire cosa si intenda per mafia, come si concepiscono le sue interconnessioni &#8220;esterne&#8221;, quali strumenti e argomentazioni si adottano per riconoscerla, quale grado di sospensione di giudizio ci si concede rispetto a problematizzare lo Stato come bene assoluto per antonomasia.&#8221; &#160; &#160; Bibliografia di riferimento Mafia violence: political, simbolic and economic forms of violence in Camorra clans (a cura di Monica Massari e Vittorio Martone), Routledge 2018 Le mafie di mezzo. Mercati criminali a Roma e nel Lazio, Donzelli edizioni 2017 &#160; Links utili all&#8217;approfondimento &#62; Recensione del libro Le Mafie di Mezzo, Donzelli edizioni 2017 &#160;Descrizione:Da diversi decenni operano nel Lazio numerosi gruppi di criminalità organizzata, con una varietà di forme di coabitazione che spaziano tra cooperazione e conflitto, strategie egemoniche e accordi per la spartizione di settori e campi di attività, illegali e legali. La capitale è diventata una sorta di laboratorio a cielo aperto, che consente di osservare sia le trasformazioni in corso nelle mafie storiche e il loro radicamento in aree esterne a quelle di origine, sia i contesti in cui prendono corpo e si sviluppano forme criminali nuove e autoctone. Il volume presenta i risultati di una ricerca inedita, che oltre alle fonti documentarie (indagini dell’antimafia giudiziaria e civile, statistiche ufficiali, letteratura) approfondisce tre casi di studio in altrettanti territori della regione: Ostia e il litorale romano, il basso Lazio e la capitale. La scala di osservazione ravvicinata consente di decifrare con maggior precisione la dimensione economica del fenomeno, in particolare l’operatività mafiosa nei mercati legali. L’indagine si estende all’imprenditoria, alla politica e alla società locale, mettendo in luce l’esistenza di reti di relazioni tra legale e illegale, assetti istituzionali e sistemi di governance in grado di condizionare profondamente le traiettorie dello sviluppo socio-economico di interi territori. È in queste reti che si insinuano le «mafie di mezzo», strutture criminali nuove e originali, a cui gli attori che tradizionalmente definiamo «mafiosi» possono aderire senza tuttavia esserne necessariamente la componente essenziale, né quella trainante. &#62; Intervista all&#8217;autore e a Rocco Sciarrone &#160; Ascolta l&#8217;audio dell&#8217;incontro &#8211; 15 giugno 2019 &#62; Video-intervista presentazione Le Mafie di Mezzo, premio Borsellino 2018 &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#62; Torna alla pagina Militanze Esistenziali &#60; &#160;</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000000;">Vitt<span style="color: #ff0000;">o</span>rio Martone</span></h1>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>Bi<span style="color: #ff0000;">o</span>grafia minima</strong></span></h4>
<h6><strong><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Vittorio-Martone_BN.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12925" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Vittorio-Martone_BN-300x261.jpg" alt="Vittorio-Martone_B&amp;N" width="300" height="261"></a></strong>Sociologo esperto in analisi dei fenomeni criminali e gestione dell’ambiente e del territorio, migra tra vari atenei per approdare a Torino dove attualmente insegna. Autore di due testi sulle connivenze e adiacenze delle infiltrazioni mafiose, ritiene cruciali le strategie e la partecipazione sul tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie come cardine di sviluppo sociale ed economico dei territori.</h6>
<h6>&nbsp;</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>&#8220;Occorre chiarire cosa si intenda per mafia, come si concepiscono le sue interconnessioni &#8220;esterne&#8221;, quali strumenti e argomentazioni si adottano per riconoscerla, quale grado di sospensione di giudizio ci si concede rispetto a problematizzare lo Stato come bene assoluto per antonomasia.&#8221;</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>B<span style="color: #ff0000;">i</span>bliografia di riferimento</strong></span></h4>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Mafia violence: political, simbolic and economic forms of violence in Camorra clans</strong></span><span style="font-weight: 400;"> (a cura di Monica Massari e Vittorio Martone), Routledge 2018</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le mafie di mezzo. Mercati criminali a Roma e nel Lazio</strong></span><span style="font-weight: 400;">, Donzelli edizioni 2017</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>L<span style="color: #ff0000;">i</span>nks utili all&#8217;approfondimento</strong></span></h4>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="http://questionegiustizia.it/articolo/mafie-di-mezzo_09-12-2017.php"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Recensione del libro <strong>Le Mafie di Mezz</strong>o, Donzelli edizioni 2017</a></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>&nbsp;Descrizione:</strong></span>Da diversi decenni operano nel Lazio numerosi gruppi di criminalità organizzata, con una varietà di forme di coabitazione che spaziano tra cooperazione e conflitto, strategie egemoniche e accordi per la spartizione di settori e campi di attività, illegali e legali. La capitale è diventata una sorta di laboratorio a cielo aperto, che consente di osservare sia le trasformazioni in corso nelle mafie storiche e il loro radicamento in aree esterne a quelle di origine, sia i contesti in cui prendono corpo e si sviluppano forme criminali nuove e autoctone. Il volume presenta i risultati di una ricerca inedita, che oltre alle fonti documentarie (indagini dell’antimafia giudiziaria e civile, statistiche ufficiali, letteratura) approfondisce tre casi di studio in altrettanti territori della regione: Ostia e il litorale romano, il basso Lazio e la capitale. La scala di osservazione ravvicinata consente di decifrare con maggior precisione la dimensione economica del fenomeno, in particolare l’operatività mafiosa nei mercati legali. L’indagine si estende all’imprenditoria, alla politica e alla società locale, mettendo in luce l’esistenza di reti di relazioni tra legale e illegale, assetti istituzionali e sistemi di governance in grado di condizionare profondamente le traiettorie dello sviluppo socio-economico di interi territori. È in queste reti che si insinuano le «mafie di mezzo», strutture criminali nuove e originali, a cui gli attori che tradizionalmente definiamo «mafiosi» possono aderire senza tuttavia esserne necessariamente la componente essenziale, né quella trainante.</p>
<p><span style="color: #000000;"><a style="color: #000000;" href="https://www.thefreak.it/storia-di-mafie-che-non-si-raccontano-intervista-a-vittorio-martone-e-rocco-sciarrone/"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Intervista all&#8217;autore e a Rocco Sciarrone</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ascolta l&#8217;audio dell&#8217;incontro &#8211; 15 giugno 2019<br />
<iframe width="100%" height="300" scrolling="no" frameborder="no" allow="autoplay" src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/644259636&#038;color=%23ff5500&#038;auto_play=false&#038;hide_related=false&#038;show_comments=true&#038;show_user=true&#038;show_reposts=false&#038;show_teaser=true&#038;visual=true"></iframe></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Video-intervista presentazione Le Mafie di Mezzo, premio Borsellino 2018</span></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/jRoDHPz9yWc" allowfullscreen="allowfullscreen" width="416" height="232" frameborder="0"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Mafie-di-mezzo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13042" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Mafie-di-mezzo-300x133.jpg" alt="Mafie di mezzo" width="300" height="133"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">Torna alla pagina</span> </span><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">Militanze Esistenziali</span> <span style="color: #000000;">&lt;</span></span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/vittorio-martone/">Vittorio Martone &#8211; Militanze Esistenziali 2019</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
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		<title>Jacopo Storni &#8211; Militanze Esistenziali 2019</title>
		<link>https://www.segniconcreti.org/jacopo-storni/</link>
		<comments>https://www.segniconcreti.org/jacopo-storni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 19:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Jacopo Storni Biografia minima Giornalista fiorentino, si occupa di immigrazione e crede che la chiave di volta dell’empatia stia nel riconoscersi nell’altro, per questo fonda l’associazione Global Friends che permette ai bambini del nord e del sud del mondo di scriversi lettere. Autore di libri su storie fortunate di migrazione milita per un cambio di narrazione in chiave propositiva della società moderna. &#160; &#8220;Non basta denunciare quello che non va, dobbiamo essere capaci di promuovere quello che c’è di buono. Così sono partito con lo zaino in spalla e un motto in tasca: raccontare il bello per costruire il bello. Spero che, oltrepassando il chiassoso clamore dell’attualità, si possano accendere i riflettori della ragionevolezza per costruire un futuro migliore, per non perdere una delle grandi occasioni che la Storia ci sta mettendo di fronte.” &#160; Bibliografia di riferimento Siamo tutti terroristi, Castelvecchi editore 2018 L’Italia siamo noi, Castelvecchi editore 2016 Sparategli! Nuovi schiavi d’Italia, Eir 2011 &#160; &#160; Links utili all&#8217;approfondimento &#62; Intervista audio su L&#8217;Italia siamo noi, Castelvecchi editore 2016 Descrizione: l’altra faccia dell’immigrazione. Storie di successo di immigrati che sono riusciti a inserirsi, a costruirsi posizioni autorevoli e rispettate. Architetti, avvocati, manager, tecnici qualificati, imprenditori, persone che hanno portato le loro competenze e il loro know-how in Italia, contribuendo allo sviluppo economico italiano e uscendo del tutto fuori dagli schemi dei profughi bisognosi di aiuto e di assistenza. Un modo completamente diverso di leggere il fenomeno immigrazione, basato su racconti e testimonianze di persone che, pur nate in altri Paesi, non solo si sentono italiane, ma danno all’Italia molto più di quanto abbiano ricevuto. &#62; Sito web Global Friends &#62; Video intervista all&#8217;autore &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Senti l&#8217;audio dell&#8217;intervento di Jacopo Storni &#8211; 29 giugno 2019 &#160; &#160; &#62; Torna alla pagina Militanze Esistenziali &#60; &#160;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>Jac<span style="color: #ff0000;">o</span>po Storni</h1>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>Bi<span style="color: #ff0000;">o</span>grafia minima</strong></span></h4>
<h6><span style="text-decoration: underline; color: #000000;"><strong><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Jacopo-Storni_BN.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12922" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Jacopo-Storni_BN-300x261.jpg" alt="Jacopo-Storni_B&amp;N" width="300" height="261"></a></strong></span><span style="font-weight: 400;">Giornalista fiorentino, si occupa di immigrazione e crede che la chiave di volta dell’empatia stia nel riconoscersi nell’altro, per questo fonda l’associazione </span><i><span style="font-weight: 400;">Global Friends</span></i><span style="font-weight: 400;"> che permette ai bambini del nord e del sud del mondo di scriversi lettere. Autore di libri su storie fortunate di migrazione milita per un cambio di narrazione in chiave propositiva della società moderna.</span></h6>
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<p><strong><em>&#8220;Non basta denunciare quello che non va, dobbiamo essere capaci di promuovere quello che c’è di buono. Così sono partito con lo zaino in spalla e un motto in tasca: raccontare il bello per costruire il bello. Spero che, oltrepassando il chiassoso clamore dell’attualità, si possano accendere i riflettori della ragionevolezza per costruire un futuro migliore, per non perdere una delle grandi occasioni che la Storia ci sta mettendo di fronte.”</em></strong></p>
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<h4><span style="color: #000000;"><strong>B<span style="color: #ff0000;">i</span>bli<span style="color: #000000;">o</span>grafia di riferimento</strong></span></h4>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Siamo tutti terroristi</strong></span><span style="font-weight: 400;">, Castelvecchi editore 2018</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’Italia siamo noi</strong></span><span style="font-weight: 400;">, Castelvecchi editore 2016</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Sparategli! Nuovi schiavi d’Italia</strong></span><span style="font-weight: 400;">, Eir 2011</span></p>
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<h4><span style="color: #000000;"><strong>L<span style="color: #ff0000;">i</span>nks utili all&#8217;approfondimento</strong></span></h4>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=8m-nLweXqO8"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Intervista audio su <strong>L&#8217;Italia siamo noi</strong></span></a>, <span style="color: #000000;">Castelvecchi editore 2016</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Descrizione</strong></span>: l’altra faccia dell’immigrazione. Storie di successo di immigrati che sono riusciti a inserirsi, a costruirsi posizioni autorevoli e rispettate. Architetti, avvocati, manager, tecnici qualificati, imprenditori, persone che hanno portato le loro competenze e il loro know-how in Italia, contribuendo allo sviluppo economico italiano e uscendo del tutto fuori dagli schemi dei profughi bisognosi di aiuto e di assistenza. Un modo completamente diverso di leggere il fenomeno immigrazione, basato su racconti e testimonianze di persone che, pur nate in altri Paesi, non solo si sentono italiane, ma danno all’Italia molto più di quanto abbiano ricevuto.</p>
<p><a href="http://www.associazioneglobalfriends.it/"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Sito web <strong>Global Friends</strong></span></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Video intervista all&#8217;autore</span></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/9EmOTYFQv_A" allowfullscreen="allowfullscreen" width="395" height="232" frameborder="0"></iframe></p>
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<p><img class="size-medium wp-image-13071 alignleft" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Global-friends-300x225.jpeg" alt="Global friends" width="300" height="225"></p>
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<p>Senti l&#8217;audio dell&#8217;intervento di Jacopo Storni &#8211; 29 giugno 2019<br />
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<iframe width="100%" height="300" scrolling="no" frameborder="no" allow="autoplay" src="https://w.soundcloud.com/player/?url=https%3A//api.soundcloud.com/tracks/644229576&#038;color=%23ff5500&#038;auto_play=false&#038;hide_related=false&#038;show_comments=true&#038;show_user=true&#038;show_reposts=false&#038;show_teaser=true&#038;visual=true"></iframe><br />
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<p><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">Torna alla pagina</span> </span><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">Militanze Esistenziali</span> <span style="color: #000000;">&lt;</span></span></a></p>
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		<title>Marco Paci &#8211; Militanze Esistenziale 2019</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Mar 2019 00:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Dalila Sansone]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Militanze Esistenziali]]></category>
		<category><![CDATA[#autori]]></category>
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		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Foreste]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Marco Paci Biografia minima Docente di Ecologia presso l’Università degli studi di Firenze, ha formato generazioni di forestali a cui è riuscito a trasmettere una visione in chiave ecologica delle dinamiche sociali. Dalla descrizione dell’immaginario delle foreste arriva a spiegare in che modo esse possano insegnare agli uomini le basi e il significato profondo della convivenza. “Una cosa è certa: frequentare le foreste aiuterà chi abbia voglia di saperne di più sulla natura come sugli uomini. Sarà sufficiente osservare con curiosità i fenomeni che vi avvengono per sorprendersi di quanti vantaggi se ne possano trarre in termini di lezioni di vita. A proposito, si tratta di una scuola cui non è necessario iscriversi, come dire che per frequentarla non occorre pagare qualche tassa specifica: è tutto gratuito come la vera bellezza che ogni giorno ci circonda e che, distrattamente, ci facciamo passare accanto senza farci illuminare dalla sua luce rivelatrice.” &#160; Bibliografia di riferimento Le radici del pensiero, Robin 2015 Le foreste della mente: quello che ci insegnano e quello che ci fanno immaginare, Altravista 2011 L’uomo e la foresta, Booklet Milano 2002 Ecologia per bambini I rifiuti e l’ambiente, Dedalo 2012 L’ecologia siamo noi, Dedalo 2008 &#160; Links utili all&#8217;approfondimento &#62; Redattori&#160;rivista Walden &#62; Intervista all&#8217;autore sul libro Le foreste della mente Descrizione: Il volto delle foreste come non lo avete mai visto. Un viaggio nelle testimonianze del passato per analizzare gli effetti delle foreste nei confronti della mente umana. Dalle opere letterarie alla pittura, dall’architettura ai diari di viaggio sino ai racconti dei popoli nativi di foreste africane, asiatiche e australiane. I boschi come maestri di vita, fonte di ispirazione, luoghi di suggestione e di incanto, custodi della legge e della giustizia, templi di sacralità dove l’uomo riscopre la propria identità nel rapporto più intimo con la natura. Un libro essenziale per comprendere le ragioni della nostalgia di un paradiso perduto che rappresenta per noi un ricordo ancestrale. «[&#8230;] i meccanismi mentali degli uomini e quelli evolutivi dei sistemi viventi sono analoghi. Uomo e natura sono due entità dinamiche in reciproca e continua informazione: i cambiamenti del primo si riflettono sulla seconda e viceversa. La conclusione è che la conoscenza umana è solo una piccola parte di un più ampio conoscere integrato, la Mente Naturale: un tessuto connettivo universale che tiene unita l’intera biosfera, una mente coerente e organizzata, capace di conoscere, elaborare informazioni e decidere». &#62; Recensione del libro Le Radici del pensiero Descrizione: Negli alberi è custodito un patrimonio di grande saggezza: lo confermano le modalità con cui gli individui arborei si organizzano nel corso della loro esistenza. Ne &#8220;Le radici del pensiero&#8221;, degli alberi si esaminano molteplici aspetti (struttura, strategie di accrescimento e riproduzione, gestione delle risorse, memoria biologica), che costituiscono altrettanti capitoli del libro. Il testo è impostato su base rigorosamente scientifica. Nel corso della trattazione, i &#8220;comportamenti&#8221; degli alberi vengono confrontati con quelli umani, per arrivare alla conclusione che, nonostante l&#8217;uomo sia dotato di un cervello (un indubbio vantaggio sotto molti punti di vista), gli alberi sono sorprendenti per la saggezza biologica che mettono in evidenza. Un tipo di saggezza che può rappresentare un riferimento anche per noi. Ascoltare la voce degli alberi &#8211; mettere in contatto le loro radici con le nostre &#8211; potrebbe aiutarci a vivere un&#8217;esistenza più essenziale, autentica e, soprattutto, logica. &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#62; Torna alla pagina Militanze Esistenziali &#60; &#160;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>Marc<span style="color: #ff0000;">o</span> Paci</h1>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>Bi<span style="color: #ff0000;">o</span>grafia minima</strong></span></h4>
<h6><img class="alignleft size-medium wp-image-12923" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/04/Marco-Paci_BN-300x261.jpg" alt="Marco Paci_B&amp;N" width="300" height="261"></h6>
<h6>Docente di Ecologia presso l’Università degli studi di Firenze, ha formato generazioni di forestali a cui è riuscito a trasmettere una visione in chiave ecologica delle dinamiche sociali. Dalla descrizione dell’immaginario delle foreste arriva a spiegare in che modo esse possano insegnare agli uomini le basi e il significato profondo della convivenza.</h6>
<p><strong><span style="color: #000000;"><em>“Una cosa è certa: frequentare le foreste aiuterà chi abbia voglia di saperne di più sulla natura come sugli uomini. Sarà sufficiente osservare con curiosità i fenomeni che vi avvengono per sorprendersi di quanti vantaggi se ne possano trarre in termini di lezioni di vita.</em></span></strong><br />
<strong> <span style="color: #000000;"> <em> A proposito, si tratta di una scuola cui non è necessario iscriversi, come dire che per frequentarla non occorre pagare qualche tassa specifica: è tutto gratuito come la vera bellezza che ogni giorno ci circonda e che, distrattamente, ci facciamo passare accan<span class="text_exposed_show">to senza farci illuminare dalla sua luce rivelatrice.”</span></em></span></strong></p>
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<h4><span style="color: #000000;"><strong>B<span style="color: #ff0000;">i</span>bli<span style="color: #000000;">o</span>grafia di riferimento</strong></span></h4>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le radici del pensiero</strong></span><b>, </b><span style="font-weight: 400;">Robin 2015</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le foreste della mente: quello che ci insegnano e quello che ci fanno immaginare</strong></span><span style="font-weight: 400;"><span style="color: #000000;">,</span> Altravista 2011</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’uomo e la foresta</strong></span><span style="font-weight: 400;">, Booklet Milano 2002</span></p>
<h5><span style="color: #000000;"><strong>Ecologia per bambini<strong><br />
</strong></strong></span></h5>
<p><span style="color: #000000;"><strong>I rifiuti e l’ambiente</strong></span><span style="font-weight: 400;">, Dedalo 2012</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’ecologia siamo noi</strong></span><span style="font-weight: 400;">, Dedalo 2008</span></p>
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<h4><span style="color: #000000;"><strong>L<span style="color: #ff0000;">i</span>nks utili all&#8217;approfondimento</strong></span></h4>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Redattori</span><a href="http://www.waldenmagazine.com/it/contributors-ita/">&nbsp;<strong>rivista Walden</strong></a></p>
<p><a href="https://www.edizionialtravista.com/news/intervista-a-marco-paci-le-foreste-della-mente"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Intervista all&#8217;autore sul libro <strong>Le foreste della mente</strong></span></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Descrizione:</strong></span><span style="font-weight: 400;"> Il volto delle foreste come non lo avete mai visto. Un viaggio nelle testimonianze del passato per analizzare gli effetti delle foreste nei confronti della mente umana. Dalle opere letterarie alla pittura, dall’architettura ai diari di viaggio sino ai racconti dei popoli nativi di foreste africane, asiatiche e australiane. I boschi come maestri di vita, fonte di ispirazione, luoghi di suggestione e di incanto, custodi della legge e della giustizia, templi di sacralità dove l’uomo riscopre la propria identità nel rapporto più intimo con la natura.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un libro essenziale per comprendere le ragioni della nostalgia di un paradiso perduto che rappresenta per noi un ricordo ancestrale. «[&#8230;] i meccanismi mentali degli uomini e quelli evolutivi dei sistemi viventi sono analoghi. Uomo e natura sono due entità dinamiche in reciproca e continua informazione: i cambiamenti del primo si riflettono sulla seconda e viceversa. La conclusione è che la conoscenza umana è solo una piccola parte di un più ampio conoscere integrato, la Mente Naturale: un tessuto connettivo universale che tiene unita l’intera biosfera, una mente coerente e organizzata, capace di conoscere, elaborare informazioni e decidere».</span></p>
<p><a href="http://www.affaritaliani.it/libri-editori/in-libreria-le-radici-del-pensiero-di-marco-paci-367820.html"><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> Recensione del libro <strong>Le Radici del pensiero</strong></span></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Descrizione:</strong></span><span style="font-weight: 400;"> Negli alberi è custodito un patrimonio di grande saggezza: lo confermano le modalità con cui gli individui arborei si organizzano nel corso della loro esistenza. Ne &#8220;Le radici del pensiero&#8221;, degli alberi si esaminano molteplici aspetti (struttura, strategie di accrescimento e riproduzione, gestione delle risorse, memoria biologica), che costituiscono altrettanti capitoli del libro. Il testo è impostato su base rigorosamente scientifica. Nel corso della trattazione, i &#8220;comportamenti&#8221; degli alberi vengono confrontati con quelli umani, per arrivare alla conclusione che, nonostante l&#8217;uomo sia dotato di un cervello (un indubbio vantaggio sotto molti punti di vista), gli alberi sono sorprendenti per la saggezza biologica che mettono in evidenza. Un tipo di saggezza che può rappresentare un riferimento anche per noi. Ascoltare la voce degli alberi &#8211; mettere in contatto le loro radici con le nostre &#8211; potrebbe aiutarci a vivere un&#8217;esistenza più essenziale, autentica e, soprattutto, logica.</span></p>
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<p><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/03/Evento-Paci.jpg"><img class=" wp-image-12954 alignleft" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2019/03/Evento-Paci-300x200.jpg" alt="Evento Paci" width="300" height="200"></a></p>
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<p><a href="http://www.segniconcreti.org/militanze-esistenziali-2019/"><span style="color: #ff0000;">&gt;</span> <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;">Torna alla pagina</span> </span><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">Militanze Esistenziali</span> <span style="color: #000000;">&lt;</span></span></a></p>
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