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	<title>segni concreti &#187; Libro</title>
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	<description>segni concreti, associazione di creativi per il sociale con sede ad Arezzo</description>
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		<title>Il club del libro</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 01:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Segni Concreti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Leggere insieme e condividere il piacere della lettura Un luogo in cui condividere libri, autori, pensieri. Un luogo in cui rispettare le opinioni altrui e in cui non si è giudicati per quello che si legge. Per la prima lezione concreta portate un libro o una lettura che parli dell&#8217;altro, del rapporto tra gli uomini nel suo insieme; oppure portate le vostre orecchie per ascoltare e un argomento/libro di cui vorreste parlare nell&#8217;incontro successivo. &#8220;La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza&#8221; &#8211; Gregory Bateson Dice: «Sono sempre stata appassionata di lettura e scrittura, prima ancora di imparare a leggere e scrivere. Penso che questo basti per far parte di un Club del Libro, così come basterà il vostro interesse per partecipare.&#160; Ho avuto questa idea perché ho sempre voluto partecipare ad un club di lettura, quindi ho colto l&#8217;opportunità offerta da Segni Concreti di avere un luogo e un tempo per farlo.Vorrei che questo Club fosse molto libero, per questo ho pensato a poche regole ma incisive: 1.&#160;&#160; &#160;LIBERTÀ. Ognuno decide liberamente se e quando leggere il libro oppure se e quando parlare. Nessuno è obbligato a fare nulla; non ci sono interrogazioni. 2.&#160;&#160; &#160;COERENZA. Quando si parla è opportuno rimanere vicini alle tematiche scelte di volta in volta, vicini agli argomenti del libro, per non rischiare di fare monologhi su qualsiasi cosa.&#160; 3.&#160;&#160; &#160;RISPETTO. Rispettare le riflessioni altrui e le proprie. Rispettare il momento in cui altri parlano ascoltando. Parleremo di libri, di letture, di autori in maniera diversa rispetto a quanto avviene nei libri di scuola, ci concentreremo su quello che ci hanno trasmesso e sulle nostre opinioni. Io farò da guida, soprattutto per il primo incontro, ma poi ognuno avrà la possibilità di scegliere un libro che più gli sta a cuore e parlarne agli altri». Formatrice Elena Scortecci Quando: 2018 &#124; 22, 29 marzo ♦ 5, 12, 19, 26 aprile ♦ ore 18:00 &#8211; 19:00 (giovedì) Numero partecipanti: minimo 6, massimo 10 Dove: Sala Soci c/o supermercato Coop.fi Via V. Veneto &#8211; Arezzo&#160; Vedi mappa &#62;&#62;&#62; Info: Letizia Cirillo &#8211; segniconcreti@gmail.com &#160; &#160; &#160; &#160;&#124; ♦ → Torna alle LEZIONI CONCRETE&#160;→ &#124;&#160; &#160; &#160; &#160; &#160;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/01/SC_IlClubDelLibro.png"><img class="alignnone wp-image-9635" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/01/SC_IlClubDelLibro.png" alt="" width="521" height="60"></a></h4>
<h4>Leggere insieme e condividere il piacere della lettura</h4>
<h5><span class="_4n-j _3cht fsl" data-testid="event-permalink-details">Un luogo in cui condividere libri, autori, pensieri. Un luogo in cui rispettare le opinioni altrui e in cui non si è giudicati per quello che si legge.</span></h5>
<p>Per la prima lezione concreta portate un libro o una lettura che parli dell&#8217;altro, del rapporto tra gli uomini nel suo insieme; oppure portate le vostre orecchie per ascoltare e un argomento/libro di cui vorreste parlare nell&#8217;incontro successivo.</p>
<p><span style="color: #000000;" data-offset-key="9mp8q-0-0"><span data-text="true">&#8220;<strong>La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza</strong>&#8221; &#8211; Gregory Bateson</span></span></p>
<h6><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/02/ElenaScortecci.png"><img class="alignleft wp-image-9639" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2018/02/ElenaScortecci-683x1024.png" alt="ElenaScortecci" width="267" height="400"></a>Dice: «Sono sempre stata appassionata di lettura e scrittura, prima ancora di imparare a leggere e scrivere. Penso che questo basti per far parte di un Club del Libro, così come basterà il vostro interesse per partecipare.&nbsp;</h6>
<h6>Ho avuto questa idea perché ho sempre voluto partecipare ad un club di lettura, quindi ho colto l&#8217;opportunità offerta da Segni Concreti di avere un luogo e un tempo per farlo.Vorrei che questo Club fosse molto libero, per questo ho pensato a poche regole ma incisive:</h6>
<h6>1.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<span style="color: #ff0000;">LIBERTÀ</span>. Ognuno decide liberamente se e quando leggere il libro oppure se e quando parlare. Nessuno è obbligato a fare nulla; non ci sono interrogazioni.</h6>
<h6>2.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<span style="color: #ff0000;">COERENZA</span>. Quando si parla è opportuno rimanere vicini alle tematiche scelte di volta in volta, vicini agli argomenti del libro, per non rischiare di fare monologhi su qualsiasi cosa.&nbsp;</h6>
<h6>3.&nbsp;&nbsp; &nbsp;<span style="color: #ff0000;">RISPETTO</span>. Rispettare le riflessioni altrui e le proprie. Rispettare il momento in cui altri parlano ascoltando. Parleremo di libri, di letture, di autori in maniera diversa rispetto a quanto avviene nei libri di scuola, ci concentreremo su quello che ci hanno trasmesso e sulle nostre opinioni. Io farò da guida, soprattutto per il primo incontro, ma poi ognuno avrà la possibilità di scegliere un libro che più gli sta a cuore e parlarne agli altri».</h6>
<p><span class="_4n-j _3cht fsl" data-testid="event-permalink-details"><br />
</span></p>
<p><strong>Formatrice</strong></p>
<h5>El<span style="color: #ff0000;">e</span>na Scortecci</h5>
<p><span style="color: #ff0000;">Quando</span>:<br />
<span style="color: #000000;"><b>2018 </b>|</span> 22, 29 marzo <span style="color: #000000;">♦</span> 5, 12, 19, 26 aprile <span style="color: #000000;">♦</span> ore 18:00 &#8211; 19:00 (giovedì)</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Numero partecipanti</span>: minimo 6, massimo 10</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Dove</span>: Sala Soci c/o supermercato Coop.fi Via V. Veneto &#8211; <span class="_50f4">Arezzo&nbsp; <a href="https://goo.gl/maps/RGyifMEhJbB2">Vedi mappa &gt;<span style="color: #ff0000;">&gt;</span>&gt;</a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Info</span>: Letizia Cirillo &#8211; <a href="mailto:segniconcreti@gmail.com" target="_blank">segniconcreti@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul class='tabs'>
<li><a data-href="tab-0" class="gdl-title active" >Iscrizioni</a></li>
<li><a data-href="tab-1" class="gdl-title " >Form</a></li>
<li><a data-href="tab-2" class="gdl-title " >Approfondimenti</a></li>
<li><a data-href="tab-3" class="gdl-title " >Credits</a></li>
<li><a data-href="tab-4" class="gdl-title " >Importante</a></li>
</ul>
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<li data-href="tab-0" class="active" >Per partecipare ai corsi devi solo iscriverti al form qui accanto </li>
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	</li>
<li data-href="tab-2" class="" >
<p>Durante il corso, lasceremo in questa sezione link a testi, film e canzoni con cui cercheremo di imparare un po&#8217; di più la lingua francese.</p>
<p>&nbsp;</p>
</li>
<li data-href="tab-3" class="" >
<p>Format ideato e creato da: <a href="http://www.segniconcreti.org"><span style="color: #000000;">Segni</span> <span style="color: #ff0000;">Concreti</span></a></p>
<p>In collaborazione con: <a href="https://www.facebook.com/Electra-aps-Onlus-CLA-198699420147129/">Electra APS,&nbsp;</a> <a href="https://www.facebook.com/Associazione-Il-Velocipede-Onlus-404349643049935/">Il Velocipede</a> e <a href="http://www.coopfirenze.it/sezioni-soci/arezzo"><span style="color: #000000;">Unicoop Firenze &#8211; Sezione Soci Arezzo</span></a></p>
</li>
<li data-href="tab-4" class="" >
<p>Iscrizioni:</p>
<ul>
<li>spazio soci 0575 908475, Supermercato Coop.Fi di via Veneto martedì e giovedì ore 16,30/18,30;</li>
<li>spazio soci c/o Cento* Arezzo coop.fi V.le Amendola tel. 0575 328226 lunedì &#8211; mercoledì ore 16,30/18,30, sabato dalle 10,00 alle 12,00</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<a href="http://www.segniconcreti.org/lezioni-concrete-2018/"><span style="color: #ff0000;">| ♦ → <span style="color: #000000;">Torna alle LEZIONI CONCRETE&nbsp;→</span> |</span>&nbsp;</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie &#8211; Maria Francesca Bernava</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 22:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Segni Concreti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160;Questo mese&#160;Maria Francesca Bernava si racconta e ci racconta: Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie &#160; Quali sono state le tue prime letture? state 1993. Avevo 12 anni e 3 mesi di vacanze al mare che mi aspettavano. Quando finiva la scuola i primi di giugno, venivo “spedita” al mare in Calabria dalla nonna. Erano settimane di cielo blu, profumo di crema solare, brioche col gelato per colazione. E di compiti delle vacanze. Ma nell’estate del 1993, mi appassionò la lettura della storia di una ragazzina, adolescente come me, ma con un vita ben più complessa e disgraziata della mia. Il suo nome era Anna e scriveva un diario, poi pubblicato con il titolo “Il diario di Anna Frank”. Anche io scrivevo un diario segreto e ci mettevo pure il lucchetto, per paura che qualcuno lo leggesse. Ricordo la voracità con cui leggevo le riflessioni di Anna su ciò che stava accadendo ad Amsterdam nel 1942. Sentivo la sua vicinanza quando parlava di sogni, amicizia e amore e quanto invece angoscia, malattie e guerra fossero per me temi orribili ma meno lontani perchè raccontanti da una ragazzina della mia età. Qualche settimana dopo, al rientro dalle vacanze, il programma di storia di terza media sarebbe cominciato con una discussione su quel libro. Grazie Professoressa Giordano per quella lettura così intima e tremenda. &#160; Qual è il tuo libro importante della maturità? n libro che ho letto qualche anno più tardi – ero all’Università – e che tutt’ora trovo gustosissimo e ricco di spunti è “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie”. “Ma io non voglio andare tra i matti – osservò Alice. Oh, ma non ne puoi fare a meno – disse il gatto – qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta. Come sai che io sono matta? &#8211; domandò Alice. Per forza – disse il gatto – altrimenti non saresti venuta qui”. L’ho sempre considerato un trionfo di creatività, con quei suoi personaggi buffi, ironici, scanzonati e assurdi. Alice vede il mondo capovolto, o troppo piccolo o infinitamente grande. Tra invenzioni linguistiche, ribaltamenti di senso e prospettive inusuali, il racconto delle sue disavventure è una fonte di ispirazione continua, che forse ha influenzato anche il mio gusto in fatto di arredamento: nella mia cucina ho due enormi ciliegie di ceramica e una mezza teiera con tanto di bustina appese alla parete. &#160; Quali sono gli ultimi libri “belli” che hai letto e che vorresti consigliare ai nostri ascoltatori? ’estate per me è sempre stato il periodo migliore per leggere di più e diversamente. Una sorpresa di qualche settimana fa è un piccolo quanto prezioso libro intitolato “Camminare in consapevolezza” di Thich Nhat Hanh. La curiosità per questo titolo nasce dal mio recente avvicinamento alla meditazione e allo yoga. Trasformare un banale gesto quotidiano come il camminare in un’opportunità per entrare in contatto con me stessa e vivere con consapevolezza il momento presente, mi ha aiutata a gustare con più intensità il canto delle cicale nella pineta maremmana, a sentire come cambia la consistenza della sabbia sotto i piedi, a meravigliarmi della velocità con cui le nuvole arrivano, cambiano forma e si dissolvono. È&#160;una lettura per chi ha voglia di fare il vuoto dentro per poi dare nuovo spazio e un altro ritmo al mondo. &#160; E infine: c’è una frase o una parola che porti con te? na frase che da un paio d’anni porto sempre con me è DIVENTA CIO’ CHE SEI. &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Format. Segni Concreti ©. Con la collaborazione di Lorenzo Luatti.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="testimonial-content">
<div class="testimonial-icon"></div>
<h5><strong>Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un albero i suoi cerchi. La loro somma sono “io”.<br />
Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti.</strong></h5>
<p><strong>&nbsp;</strong></div>
<div class="testimonial-author gdl-divider"><span class="testimonial-author-name">Tomas Transtromer</span><span class="testimonial-author-position">, I ricordi mi guardano, Iperborea, 2011 (Premio Nobel per la Letteratura 2011)</span></div>
<h6>&nbsp;Questo mese&nbsp;<strong><a href="https://www.facebook.com/mariafrancesca.bernava">Mari<span style="color: #ff0000;">a</span> Francesca Bernava</a></strong> si racconta e ci racconta: <strong><span style="color: #000000;">Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie<br />
</span></strong></h6>
<div class="divider">
<div class="scroll-top"></div>
</div>
<div style='clear:both; height:20px' ></div>
<h6>&nbsp;</h6>
<h6>Quali sono state le tue prime letture?</h6>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">E</div>
<p>state 1993. Avevo 12 anni e 3 mesi di vacanze al mare che mi aspettavano. Quando finiva la scuola i primi di giugno, venivo “spedita” al mare in Calabria dalla nonna.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Erano settimane di cielo blu, profumo di crema solare, brioche col gelato per colazione.<br />
E di compiti delle vacanze.</div>
<p>Erano settimane di cielo blu, profumo di crema solare, brioche col gelato per colazione.</p>
<p>E di compiti delle vacanze.</p>
<p>Ma nell’estate del 1993, mi appassionò la lettura della storia di una ragazzina, adolescente come me, ma con un vita ben più complessa e disgraziata della mia. Il suo nome era Anna e scriveva un diario, poi pubblicato con il titolo “Il diario di Anna Frank”.</p>
<p>Anche io scrivevo un diario segreto e ci mettevo pure il lucchetto, per paura che qualcuno lo leggesse.</p>
<p>Ricordo la voracità con cui leggevo le riflessioni di Anna su ciò che stava accadendo ad Amsterdam nel 1942. Sentivo la sua vicinanza quando parlava di sogni, amicizia e amore e quanto invece angoscia, malattie e guerra fossero per me temi orribili ma meno lontani perchè raccontanti da una ragazzina della mia età.</p>
<p>Qualche settimana dopo, al rientro dalle vacanze, il programma di storia di terza media sarebbe cominciato con una discussione su quel libro. Grazie Professoressa Giordano per quella lettura così intima e tremenda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Qual è il tuo libro importante della maturità?</h6>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">U</div>
<p>n libro che ho letto qualche anno più tardi – ero all’Università – e che tutt’ora trovo gustosissimo e ricco di spunti è “Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie”.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">“Ma io non voglio andare tra i matti – osservò Alice.<br />
Oh, ma non ne puoi fare a meno – disse il gatto – qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.<br />
Come sai che io sono matta? &#8211; domandò Alice.<br />
Per forza – disse il gatto – altrimenti non saresti venuta qui”.</div>
<p>“Ma io non voglio andare tra i matti – osservò Alice.</p>
<p>Oh, ma non ne puoi fare a meno – disse il gatto – qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.</p>
<p>Come sai che io sono matta? &#8211; domandò Alice.</p>
<p>Per forza – disse il gatto – altrimenti non saresti venuta qui”.</p>
<p>L’ho sempre considerato un trionfo di creatività, con quei suoi personaggi buffi, ironici, scanzonati e assurdi.</p>
<p>Alice vede il mondo capovolto, o troppo piccolo o infinitamente grande.</p>
<p>Tra invenzioni linguistiche, ribaltamenti di senso e prospettive inusuali, il racconto delle sue disavventure è una fonte di ispirazione continua, che forse ha influenzato anche il mio gusto in fatto di arredamento: nella mia cucina ho due enormi ciliegie di ceramica e una mezza teiera con tanto di bustina appese alla parete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>Quali sono gli ultimi libri “belli” che hai letto e che vorresti consigliare ai nostri ascoltatori?</h6>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">L</div>
<p>’estate per me è sempre stato il periodo migliore per leggere di più e diversamente.</p>
<p>Una sorpresa di qualche settimana fa è un piccolo quanto prezioso libro intitolato “Camminare in consapevolezza” di Thich Nhat Hanh.</p>
<p>La curiosità per questo titolo nasce dal mio recente avvicinamento alla meditazione e allo yoga.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">È&nbsp;una lettura per chi ha voglia di fare il vuoto dentro per poi dare nuovo spazio e un altro ritmo al mondo.</div>
<p>Trasformare un banale gesto quotidiano come il camminare in un’opportunità per entrare in contatto con me stessa e vivere con consapevolezza il momento presente, mi ha aiutata a gustare con più intensità il canto delle cicale nella pineta maremmana, a sentire come cambia la consistenza della sabbia sotto i piedi, a meravigliarmi della velocità con cui le nuvole arrivano, cambiano forma e si dissolvono.</p>
<p>È&nbsp;una lettura per chi ha voglia di fare il vuoto dentro per poi dare nuovo spazio e un altro ritmo al mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>E infine: c’è una frase o una parola che porti con te?</h6>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">U</div>
<p>na frase che da un paio d’anni porto sempre con me è <strong><span style="color: #000000;">DIVENTA CIO’ CHE SEI.</span></strong></p>
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<p><img class=" wp-image-8727 size-full alignnone" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2017/08/LettureConcrete_MariaFrancesca.png" alt="" height="550" width="900"></p>
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</div>
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<p><a href="http://www.segniconcreti.org/blog-lettureconcrete/" target="_self" class="gdl-button shortcode-medium-button" style="color:#42788e; background-color:#77d1f4; border-color:#71c7e8; ">Leggi gli altri articoli &gt;&gt;&gt;</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Format. Segni Concreti ©. Con la collaborazione di Lorenzo Luatti.<br />
</span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/alice-nel-paese-delle-meraviglie-francesca-bernava/">Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie &#8211; Maria Francesca Bernava</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il piccolo principe &#8211; Abdou Mbacke Diouf</title>
		<link>https://www.segniconcreti.org/il-piccolo-principe-abdou-mbacke-diouf/</link>
		<comments>https://www.segniconcreti.org/il-piccolo-principe-abdou-mbacke-diouf/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2017 16:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Segni Concreti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[#Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Libro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quali sono state le tue prime letture? Qual è il tuo libro importante della maturità? Quali sono gli ultimi libri “belli” che hai letto e che vorresti consigliare ai nostri ascoltatori? E infine: c’è una frase o una parola che porti con te? Ogni mese, ad amici e conoscenti e a tutti coloro che vorranno, rivolgeremo queste quattro domande invitandoli a raccontarsi. Ci scambieremo letture, storie, ricordi ed emozioni. Passioni e relazioni (di “carta” e non solo). &#160; Questo mese Abdou Mbacke Diouf si racconta e ci racconta: Il piccolo principe di Saint-Exupéry l primissimo libro che ricordo di aver letto fu &#8220;Pinocchio&#8221;. Ricordo ancora il libro e i disegni che conteneva al suo interno. Un libro enorme, un regalo di mio padre. Io e mia sorella lo leggevamo per imparare l&#8217;italiano, eravamo arrivati solo da due anni in Italia. Poi, uno dopo l&#8217;altro sono arrivate le letture scolastiche. Gianni Rodari con &#8220;Bandiera&#8221;, la foglia che non ne voleva sapere di cadere. Poi tutte le sue poesie contro la guerra. Sono passati venti anni, ma ancora li ricordo con affetto e soprattutto nostalgia. Poi Marcovaldo di Italo Calvino, di cui mi è rimasto una parola che mi fa sorridere ogni volta che la sento. &#8220;Pietanziera&#8221;. Il contenitore dove Marcovaldo metteva il suo pranzo. Qualche anno dopo, sempre in classe, leggemmo un libro bellissimo &#8220;I ragazzi della Via Paal&#8220;, mi è rimasto dentro. Uno dei momenti più brutti di quei periodi fu la morte di Nemeseck, uno dei protagonisti del libro. Un altro libro che ricordo di aver letto anni fa fu &#8220;La fattoria degli animali&#8221; di Orwell, una frase mi è sempre rimasta dentro, ma l&#8217;ho capita realmente solo ora che sono più grande. &#8220;Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.&#8221; &#160; n libro semplice come &#8220;Il piccolo principe&#8221;. E proprio nella sua semplicità ho trovato tante risposte che in un età come quella della maturità si fatica a trovare. &#8220;L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che col cuore.&#8221; Mi ha insegnato a guardare le cose in maniera diversa, con più punti di vista. Un libro bellissimo nella sua semplicità. Non sempre un libro dev&#8217;essere complicato per lasciare messaggi importanti al lettore. E proprio dalla lettura del Piccolo Principe che prendo spunto per la prefazione del mio primo romanzo &#8220;E&#8217; sempre estate&#8221;: Sono distratto. È l’unica cosa di cui sono certo. L’unico aggettivo che riesce a descrivermi perfettamente. E forse è la mia fortuna. O forse la mia sfortuna. La distrazione. Da una parte gli appunti universitari che avevo appena iniziato a leggere, dall’altra un libro che lessi per la prima volta quindici anni fa. Mi sono distratto. Un profondo respiro e sono già a metà libro. Un sospiro e mi sono ritrovato all’ultima pagina. Il piccolo principe. È incredibile. Incredibile perché è scritto col linguaggio dei bambini. Incredibile perché nonostante questo, da bambino non ho mai capito una sola frase di questo libro. Ero già distratto. Incredibile perché in 121 pagine ho trovato risposte che, probabilmente, non sono riuscito a trovare in migliaia di pagine di libri scolastici, in migliaia di appunti e in migliaia di ore di lezione. Sono distratto e molto probabilmente se non fosse stato per la dedica iniziale, che ha riacceso qualcosa dentro di me, avrei finito di leggere il libro, tra qualche giorno, tra qualche settimana, tra qualche mese. Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona può capire tutto anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: a Leone Werth quando era bambino. Quel qualcosa che ha risvegliato è il bambino dentro di noi che molto spesso ci dimentichiamo. Quel bambino che in ogni momento cerca di venire fuori prepotentemente, ma che puntualmente ignoriamo. Questa volta però è venuto fuori. L’ho lasciato venire fuori. Ed è bello quando ti emozioni. Quando ti emozioni per un libro per bambini. Sono distratto, ma alle volte, le emozioni mi svegliano. Dentro. E quando hai ancora la capacità di emozionarmi per le piccole cose significa che il bambino sognatore che sei stato è ancora vivo da qualche parte, dentro di te? Mi rivolgo a te Piccolo Principe. È un bambino che non risponde alle domande, ma a qualcuna arrossisce. E quando arrossisce significa sì. Questa volta però non si limita ad arrossire, risponde. Sì, Ab! Il bambino sognatore che sei stato è ancora vivo da qualche parte dentro di te. Sei solo troppo distratto. Distratto dal mondo dei grandi. Quel mondo che ti dice che esistono grandi e bambini e che sono due categorie nettamente diverse. Quel mondo che ti dice che solo finché sei bambino puoi passare le giornate a fantasticare e a sognare, ma che da grande devi diventare cinico, il tempo per sognare e fantasticare devi sostituirlo col fare cose concrete: studiare cose che non ti interessano, fare lavori che non ti piacciono, passare il resto della tua vita in un posto solo perché ci sei nato. Sei distratto dal mondo che ti dice di fare cose che non hai assolutamente voglia di fare. Il mondo dei grandi. Sei distratto da un mondo dove i grandi hanno sempre ragione e i bambini hanno sempre torto. E se un bambino vuole avere ragione deve dare spiegazioni, perché i grandi non capiscono mai niente da soli. Sei distratto da un mondo fatto di spiegazioni da dare. Sei distratto da un mondo dove l’essenziale non conta. A nessun grande interessa sapere quali sono i tuoi sogni, i tuoi giochi preferiti, la tua storia, le tue paure. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/il-piccolo-principe-abdou-mbacke-diouf/">Il piccolo principe &#8211; Abdou Mbacke Diouf</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="testimonial-content">
<div class="testimonial-icon"></div>
<h5><strong>Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un albero i suoi cerchi. La loro somma sono “io”.<br />
Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti.</strong></h5>
<p><strong>&nbsp;</strong></div>
<div class="testimonial-author gdl-divider"><span class="testimonial-author-name">Tomas Transtromer</span><span class="testimonial-author-position">, I ricordi mi guardano, Iperborea, 2011 (Premio Nobel per la Letteratura 2011)</span></div>
<h6>Quali sono state le tue prime letture?<br />
Qual è il tuo libro importante della maturità?<br />
Quali sono gli ultimi libri “belli” che hai letto e che vorresti consigliare ai nostri ascoltatori?<br />
E infine: c’è una frase o una parola che porti con te?</h6>
<h6>Ogni mese, ad amici e conoscenti e a tutti coloro che vorranno, rivolgeremo queste quattro domande invitandoli a raccontarsi.</h6>
<h6>Ci scambieremo letture, storie, ricordi ed emozioni. Passioni e relazioni (di “carta” e non solo).</h6>
<p>&nbsp;</p>
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<div style='clear:both; height:20px' ></div>
<h6>Questo mese <a href="https://www.facebook.com/abdoumbacke.diouf.7"><strong><span data-ved="0ahUKEwiaw-r48r3VAhWLYlAKHd1vAL0Q2koIlwEoAjAL">Abd<span style="color: #ff0000;">o</span>u Mb<span style="color: #ff0000;">a</span>cke Di<span style="color: #ff0000;">o</span>uf</span></strong></a> si racconta e ci racconta: <strong>Il piccolo principe </strong>di <strong><span style="color: #000000;"><span data-ved="0ahUKEwickvOY873VAhWOZFAKHWexAboQ2koIowEoAjAS">Saint-Exupéry</span><br />
</span></strong></h6>
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</div>
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<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Il primissimo libro che ricordo di aver letto fu <span style="color: #000000;">&#8220;Pinocchio&#8221;</span>. Ricordo ancora il libro e i disegni che conteneva al suo interno. Un libro enorme, un regalo di mio padre. Io e mia sorella lo leggevamo per imparare l&#8217;italiano, eravamo arrivati solo da due anni in Italia..</div>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">I</div>
<p>l primissimo libro che ricordo di aver letto fu <span style="color: #000000;">&#8220;Pinocchio&#8221;</span>. Ricordo ancora il libro e i disegni che conteneva al suo interno. Un libro enorme, un regalo di mio padre. Io e mia sorella lo leggevamo per imparare l&#8217;italiano, eravamo arrivati solo da due anni in Italia. Poi, uno dopo l&#8217;altro sono arrivate le letture scolastiche. Gianni Rodari con <span style="color: #000000;">&#8220;Bandiera&#8221;</span>, la foglia che non ne voleva sapere di cadere. Poi tutte le sue poesie contro la guerra. Sono passati venti anni, ma ancora li ricordo con affetto e soprattutto nostalgia. Poi <span style="color: #000000;">Marcovaldo</span> di <span style="color: #000000;">Italo Calvino</span>, di cui mi è rimasto una parola che mi fa sorridere ogni volta che la sento. &#8220;Pietanziera&#8221;. Il contenitore dove Marcovaldo metteva il suo pranzo. Qualche anno dopo, sempre in classe, leggemmo un libro bellissimo &#8220;<span style="color: #000000;">I ragazzi della Via Paal</span>&#8220;, mi è rimasto dentro. Uno dei momenti più brutti di quei periodi fu la morte di Nemeseck, uno dei protagonisti del libro. Un altro libro che ricordo di aver letto anni fa fu &#8220;<span style="color: #000000;">La fattoria degli animali</span>&#8221; di <span style="color: #000000;">Orwell</span>, una frase mi è sempre rimasta dentro, ma l&#8217;ho capita realmente solo ora che sono più grande. &#8220;Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">U</div>
<p>n libro semplice come &#8220;Il piccolo principe&#8221;. E proprio nella sua semplicità ho trovato tante risposte che in un età come quella della maturità si fatica a trovare.<br />
&#8220;L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che col cuore.&#8221; Mi ha insegnato a guardare le cose in maniera diversa, con più punti di vista. Un libro bellissimo nella sua semplicità. Non sempre un libro dev&#8217;essere complicato per lasciare messaggi importanti al lettore.<br />
E proprio dalla lettura del Piccolo Principe che prendo spunto per la prefazione del mio primo romanzo &#8220;E&#8217; sempre estate&#8221;:</p>
<p>Sono distratto.<br />
È l’unica cosa di cui sono certo. L’unico aggettivo che riesce a descrivermi perfettamente. E forse è la mia fortuna. O forse la mia sfortuna. La distrazione.<br />
Da una parte gli appunti universitari che avevo appena iniziato a leggere, dall’altra un libro che lessi per la prima volta quindici anni fa. Mi sono distratto.<br />
Un profondo respiro e sono già a metà libro.<br />
Un sospiro e mi sono ritrovato all’ultima pagina.</p>
<p><span style="color: #000000;">
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Incredibile perché in 121 pagine ho trovato risposte che, probabilmente, non sono riuscito a trovare in migliaia di pagine di libri scolastici, in migliaia di appunti e in migliaia di ore di lezione.</div>
<p><em>Il piccolo principe.</em></span><br />
È incredibile. Incredibile perché è scritto col linguaggio dei bambini.<br />
Incredibile perché nonostante questo, da bambino non ho mai capito una sola frase di questo libro. Ero già distratto.<br />
Incredibile perché in 121 pagine ho trovato risposte che, probabilmente, non sono riuscito a trovare in migliaia di pagine di libri scolastici, in migliaia di appunti e in migliaia di ore di lezione.<br />
Sono distratto e molto probabilmente se non fosse stato per la dedica iniziale, che ha riacceso qualcosa dentro di me, avrei finito di leggere il libro, tra qualche giorno, tra qualche settimana, tra qualche mese.</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona può capire tutto anche i libri per bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: a Leone Werth quando era bambino.</em></span></p>
<p>Quel qualcosa che ha risvegliato è il bambino dentro di noi che molto spesso ci dimentichiamo. Quel bambino che in ogni momento cerca di venire fuori prepotentemente, ma che puntualmente ignoriamo. Questa volta però è venuto fuori. L’ho lasciato venire fuori. Ed è bello quando ti emozioni. Quando ti emozioni per un libro per bambini.<br />
Sono distratto, ma alle volte, le emozioni mi svegliano. Dentro.<br />
E quando hai ancora la capacità di emozionarmi per le piccole cose significa che il bambino sognatore che sei stato è ancora vivo da qualche parte, dentro di te? Mi rivolgo a te Piccolo Principe.<br />
È un bambino che non risponde alle domande, ma a qualcuna arrossisce. E quando arrossisce significa sì.<br />
Questa volta però non si limita ad arrossire, risponde.</p>
<p>Sì, Ab! Il bambino sognatore che sei stato è ancora vivo da qualche parte dentro di te. Sei solo troppo distratto. Distratto dal mondo dei grandi. Quel mondo che ti dice che esistono grandi e bambini e che sono due categorie nettamente diverse. Quel mondo che ti dice che solo finché sei bambino puoi passare le giornate a fantasticare e a sognare, ma che da grande devi diventare cinico, il tempo per sognare e fantasticare devi sostituirlo col fare cose concrete: studiare cose che non ti interessano, fare lavori che non ti piacciono, passare il resto della tua vita in un posto solo perché ci sei nato.<br />
Sei distratto dal mondo che ti dice di fare cose che non hai assolutamente voglia di fare. Il mondo dei grandi.<br />
Sei distratto da un mondo dove i grandi hanno sempre ragione e i bambini hanno sempre torto. E se un bambino vuole avere ragione deve dare spiegazioni, perché i grandi non capiscono mai niente da soli. Sei distratto da un mondo fatto di spiegazioni da dare.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">A nessun grande interessa sapere quali sono i tuoi sogni, i tuoi giochi preferiti, la tua storia, le tue paure. Ai grandi interessano solo i numeri. Quanti soldi hai. Quante macchine e soprattutto quali. Che vestiti hai nell’armadio. Il tuo aspetto fisico. L’essenziale no. Quello non te lo chiedono.</div>
<p>Sei distratto da un mondo dove l’essenziale non conta. A nessun grande interessa sapere quali sono i tuoi sogni, i tuoi giochi preferiti, la tua storia, le tue paure. Ai grandi interessano solo i numeri. Quanti soldi hai. Quante macchine e soprattutto quali. Che vestiti hai nell’armadio. Il tuo aspetto fisico. L’essenziale no. Quello non te lo chiedono. Ed è questo che ti distrae, Ab.<br />
Sì, Ab! Il bambino sognatore, quello che passava giorni a fantasticare, quello che sei stato è ancora vivo dentro di te. Il bambino sereno, spensierato è dentro di te. Devi solo lasciarlo venire fuori, ma continui a essere distratto.<br />
Sei distratto da un mondo dove bisogna apparire sempre felici anche quando non lo sei. I bambini o sono felici o non lo sono, non hanno bisogno di apparire. Una volta ho visto il Sole tramontare quarantatré volte! Sai, quando si è molto tristi si amano i tramonti. Tu, invece, quando sei molto triste che fai?</p>
<p>Sei distratto da un mondo che non si ferma mai a vedere un tramonto.<br />
Da un mondo dove la tenerezza e la sensibilità vengono viste come una grave malattia. E quindi ogni grande cerca di mostrarsi il meno sensibile possibile. Come la mia rosa, la prima volta che l’ho conosciuta. Era così contraddittoria. Avrei dovuto giudicarla dagli atti e non dalle parole.<br />
Invece, tu sei distratto da un mondo dove i grandi giudicano altri grandi dalle parole e non dagli atti. Siete così contraddittori voi grandi.<br />
Sei distratto da un mondo dove non bisogna mai apparire fragili. Dove è meglio perdere una persona pur sapendo che è l’essere più importante della nostra vita. La mia rosa fece lo stesso con me, mi disse: «Hai deciso di partire e allora vattene!». Non voleva che la vedessi piangere. Voi grandi siete così, terribilmente orgogliosi.<br />
Sì, Ab! Il bambino sognatore che sei stato è ancora vivo da qualche parte dentro di te. Sei solo troppo distratto. Distratto dal mondo dei grandi.<br />
Da un mondo che esige da ogni grande quello che non è in grado di fare. Nel mondo dei bambini, invece, esigiamo da ciascuno quello che ciascuno può dare.<br />
Sei distratto da un mondo dove giudicare gli altri è la priorità. Un mondo dove nessuno si ferma un attimo a giudicare se stesso. Un mondo dove si cerca di fare le cose più semplici, e giudicare gli altri è molto più facile che giudicare se stessi.<br />
Sei distratto da un mondo dove tutti vogliono essere ammirati. Ammirati per quello che sono, alle volte, e per quello che non sono, spessissimo. Dimmi, Ab, io ti ammiro, ma tu che te ne fai?<br />
Sei distratto da un mondo dove conta possedere. Possedere cose che si possono contare, numerare, collezionare, vedere, toccare e mostrare. Un mondo dove le cose che non si possono contare né numerare né collezionare né vedere né toccare né mostrare non hanno nessuna importanza. O ne hanno poca. Un mondo dove le emozioni passano in secondo piano. Sempre.<br />
Sei distratto da un mondo dove nessuno addomestica nessuno. No, non è quello che pensi te, Ab. Addomesticare è qualcosa che voi grandi avete dimenticato. Significa creare legami. E nel mondo dei grandi non si creano più legami. Fatti addomesticare, Ab. Tu sarai unico per qualcuno e quel qualcuno sarà unico per te.<br />
Sei distratto da un mondo dove nessuno si prende più l’impegno di rendere felice qualcuno, un mondo dove non esistono riti. Quelli che ti fanno preparare il cuore. Perché quando sai di essere importante per qualcuno, il tuo cuore palpiterà ogni volta che sai che lo incontrerai.<br />
Sei distratto da un mondo fatto di giorni tutti uguali. Il mondo dei grandi.<br />
Ab, il bambino sognatore che sei stato è sempre con te, sei solo distratto.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Sei distratto da un mondo dove si ha paura di creare legami perché si ha paura che finiscano. La mia volpe ha voluto che l’addomesticassi e io l’ho fatto, ma poi me ne dovetti andare. Pianse e io non capivo.</div>
<p>Sei distratto da un mondo dove si ha paura di creare legami perché si ha paura che finiscano. La mia volpe ha voluto che l’addomesticassi e io l’ho fatto, ma poi me ne dovetti andare. Pianse e io non capivo.</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>«Che ci hai guadagnato a farti addomesticare da me, se poi tanto ci saremmo dovuti separare?»</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em> «Ci ho guadagnato il colore del grano», mi rispose. «Voi grandi ci guadagnate i bei momenti passati e tutto l’amore che c’è stato, ma siete troppo distratti per capirlo.»</em></span></p>
<p>Sei distratto da un mondo dove i grandi cercano, cercano, cercano, senza mai trovare quello che cercano. E come fate a trovare qualcosa se ogni volta che cercate volete scegliere tra mille possibilità? Tra cinquemila rose?<br />
Sei distratto da un mondo dove ognuno, una volta ottenuto qualcosa, non le dà più nessuna importanza.<br />
Non è così, Ab. Ognuno è responsabile dei legami che crea. E gli uomini questa verità l’hanno dimenticata.<br />
Cercano legami poco duraturi, legami creati in pochi giorni. Invece no, Ab. È il tempo che hai perduto dietro a qualcosa che ha reso quella cosa così importante. Tu, alle volte, te ne dimentichi, ma il bambino dentro di te no. Lui non se lo dimentica. Quando ti accorgi di essere diventato troppo grande, di essere troppo distratto dal mondo dei grandi, concentrati bene, e ascolta il bambino che è dentro di te.<br />
Quando guardi il mondo, lo osservi e non riesci a comprenderlo ricordati che non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.<br />
Per tutto il tempo, non ho battuto ciglio né un movimento né un’interruzione. Ho lasciato parlare il piccolo principe.</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>«Adesso vado, Antoine mi sta cercando da 70 anni», aggiunse. «Aspetta!», un battito di ciglia.»</em></span><br />
<span style="color: #000000;"> <em> «Ogni volta che il mondo dei grandi mi distrae, ogni volta che mi perdo, ogni volta che mi dimentico della felicità, dell’essenziale, basterà che mi concentri sul bambino sognatore che è dentro di me?»</em></span></p>
<p>Il piccolo principe annuì.</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>«E potrò rivolgermi a te?»</em></span></p>
<p>Questa volta non rispose, il piccolo principe arrossì. E quando arrossisce significa sì.<br />
Questa è la storia di chi, il mondo, lo vede da un’altra prospettiva.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">&#8230;soprattutto è la storia di un mondo dove non fai in tempo a credere che i problemi della vita siano insormontabili che è già estate.</div>
<p>Di chi, ogni volta, deve spiegare le cose ai grandi. Perché bisogna sempre spiegare le cose ai grandi.<br />
Di un mondo che solo chi è distratto può capire.<br />
È la storia di chi ha capito che, in fondo, non possiamo tenere per sempre il mondo che abbiamo nel cuore solo per noi.<br />
Ma soprattutto è la storia di un mondo dove non fai in tempo a credere che i problemi della vita siano insormontabili che è già estate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">I</div>
<p>n ordine cronologico, &#8220;<span style="color: #000000;">La fine è il mio inizio</span>&#8221; e &#8220;<span style="color: #000000;">Un altro giro di giostra</span>&#8221; di <span style="color: #000000;">Tiziano Terzani</span>, . E poi i libri di <span style="color: #000000;">Khaled Hosseini</span> &#8220;<span style="color: #000000;">Mille splendidi Soli</span>&#8220;, &#8220;<span style="color: #000000;">Il cacciatore di aquiloni</span>&#8221; e &#8220;<span style="color: #000000;">E l&#8217;eco rispose</span>&#8220;. <span style="color: #000000;">E poi un libro &#8220;a caso&#8221; di Calvino. Con lui si va sul sicuro.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">C</div>
<p>alvino, uno dei miei scrittori preferiti. La frase è tratta dalle sue lezioni americane.</p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;Prendete la vita con leggerezza, leggerezza che non è superficialità, ma planare sulle cose dall&#8217;alto, non avere macigni sul cuore.&#8221;</span><br />
In una vita dove ogni giorno si accumulano macigni, non avere macigni sul cuore è una rarità. E ogni giorno me lo pongo come obiettivo.</p>
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<div id="attachment_8630" style="width: 910px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2017/08/LettureConcrete_AbdouMbackeDiouf_V2.png"><img class="wp-image-8630 size-full" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2017/08/LettureConcrete_AbdouMbackeDiouf_V2.png" alt="" height="550" width="900"></a><p class="wp-caption-text">Abdou Mbacke Diouf &#8211; #LettureConcrete &#8211; www.segniconcreti.org</p></div>
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<p><a href="http://www.segniconcreti.org/blog-lettureconcrete/" target="_self" class="gdl-button shortcode-medium-button" style="color:#42788e; background-color:#77d1f4; border-color:#71c7e8; ">Leggi gli altri articoli &gt;&gt;&gt;</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Format. Segni Concreti ©.</span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/il-piccolo-principe-abdou-mbacke-diouf/">Il piccolo principe &#8211; Abdou Mbacke Diouf</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
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		<title>Palomar &#8211; Lorenzo Luatti</title>
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		<comments>https://www.segniconcreti.org/palomar-lorenzo-luatti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2017 22:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Segni Concreti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#LettureConcrete]]></category>
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		<category><![CDATA[Libro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quali sono state le tue prime letture? Qual è il tuo libro importante della maturità? Quali sono gli ultimi libri “belli” che hai letto e che vorresti consigliare ai nostri ascoltatori? E infine: c’è una frase o una parola che porti con te? Ogni mese, ad amici e conoscenti e a tutti coloro che vorranno, rivolgeremo queste quattro domande invitandoli a raccontarsi. Ci scambieremo letture, storie, ricordi ed emozioni. Passioni e relazioni (di “carta” e non solo). &#160; Questo mese&#160; Lorenzo Luatti si racconta e ci racconta: Palomar di Italo Calvino. o iniziato “tardi” a leggere libri. Da ragazzino mi piaceva stare all’aria aperta, correre dietro un pallone, gironzolare per la campagna, o semplicemente chiacchierare del più e del meno con gli altri ragazzi. Perdere tempo, o meglio, prendersi il tempo. Alcuni anni fa, chiedendo agli insegnanti quale fosse il loro “ultralibro”, cioè il loro libro dell’infanzia (o della pre-adolescenza), insomma il libro di “formazione” che in qualche modo ti “segna”, ho dovuto chiedermi, inevitabilmente, quale fosse il mio. Dapprima non trovavo nulla. Poi, piano piano, i ricordi sono affiorati e allora ho capito. Ho capito perché avevo rimosso quella che era stata, da preadolescente, la mia grande passione di lettura. I fumetti. I fumetti li avevo proprio rimossi, quasi non fossero libri e letture degne di essere ricordate. All’epoca (siamo negli anni ’70) li nascondevo perché molti adulti ancora, a scuola e a casa, consideravano i fumetti “robaccia” da non frequentare; li avevo nascosti a tal punto che erano scomparsi dalla mia memoria di lettore. Quando si dice la forza dei pregiudizi! Ho ancora un paio di scaffali d’armadio con centinaia di Zagor, Blek Macigno, il Comandante Mark, la scuderia Bonelli, per intenderci. Più grandicello mi sono appassionato alle storie a fumetti che pubblicava la rivista Lanciostory, l’Eternauta su tutti. Ma il libro che in quegli stessi anni lessi e rilessi fino allo sfinimento fu un meraviglioso volume, di grande formato, cartonato e strapieno di illustrazioni a colori: l’Enciclopedia del Rock della Fabbri editore, uscito nel 1976 (vado a memoria) e che mi feci comprare dal babbo dopo mie prolungate implorazioni.&#160;È stata la mia guida, il mio vangelo, musicalmente parlando, fino ai primi anni ’80. Poi sono diventato un “grande lettore”. Dai 20 ai 40 in pratica non ho mai smesso di leggere, soprattutto letteratura, classici e contemporanei, italiani e stranieri, ma anche tanta saggistica; ore e ore, giornate intere dedicate alla lettura, che organizzavo seguendo un mio personale itinerario di ricerca tra autori, libri, scene letterarie… i è difficile, dunque, dire qual è il mio libro “importante”. Ce ne sono molti, come è giusto che sia. Ho però un autore importante di cui credo di aver letto tutto: Italo Calvino. Un suo libro, in particolare, mi ha fatto compagnia negli anni, a cui di tanto in tanto ritorno. Palomar (1983) è un testo dalla foliazione contenuta, con molti racconti e un unico protagonista.&#160;È un libro non facile e per nulla rassicurante, fitto di pensieri, riflessioni e domande sul senso dell’esistenza, sull’inadeguatezza e sulla precarietà umane, sull’impossibilità di trovare risposte pronte, definitive, univoche. Il signor Palomar, il protagonista e voce narrante, è in continua ricerca. Cosa cerca? Apparentemente niente di preciso. Osserva cose, animali, persone insomma tutto ciò che gli capita davanti allo sguardo, si sofferma su minimi particolari, e da questo suo attento osservare, formula domande e ipotesi, si interroga, e alla fine giunge ad una sua personale interpretazione dell’universo. E proprio quando sembra aver fatto ordine e chiarezza, ecco che quell’ordine e quella chiarezza mostrano tutta la loro precarietà; si rivelano problematiche e sfuggenti. E così l’incertezza e il dubbio riprendono il sopravvento. Ciò che importa, sembra dirci il signor Palomar semplificando non poco il suo pensiero, è mettersi in cammino, cercare una strada anche se l’approdo non è scontato e neppure possibile o dato. Avrò letto alcune sue pagine centinaia di volte sempre con grande godimento: ricordo benissimo “La pantofola spaiata”, “Il seno nudo”, “Il gorilla albino” e soprattutto, nell’ultima parte del libro, quelle dedicate ai silenzi di Palomar, “Del mordersi la lingua”, “Del prendersela coi giovani” (bellissimo e verissimo!) e infine l’intensamente malinconico “Come imparare ad essere morto”. In Palomar mi sono rispecchiato più volte, trovando nel suo approccio “filosofico” le non-risposte che cercavo. Continuo a leggere. Oggi frequento soprattutto i libri per bambini e per ragazzi, contemporanei e, per ragioni di studio-lavoro, della fine ‘800 e del ‘900. Credo di aver recuperato abbondantemente ciò che non lessi durante l’infanzia e l’adolescenza. è un libro che mi sentirei di consigliare, un libro per ragazzi e per adulti dai 10 ai 90 anni; è un graphic novel, a mio avviso, tra i più belli e commoventi usciti nell’ultimo decennio, introvabile da anni. È stato recentemente ristampato: i curiosi potranno saperne di più a questo link http://www.giuntiscuola.it/sesamo/in-classe/racconti/non-esiste-un-sogno-troppo-grande-da-realizzare/ na frase che porto con me? Mi è più difficile rispondere a questa domanda. E allora senza pensarci troppo scrivo &#8220;Who knows where the time goes&#8221; cantava Sandy Danny alla fine dei ’60. Una questione degna del sig. Palomar. &#160; &#160; &#160; Format. Segni Concreti ©.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/palomar-lorenzo-luatti/">Palomar &#8211; Lorenzo Luatti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="testimonial-content">
<div class="testimonial-icon"></div>
<h5><strong>Dentro di me porto tutti i miei volti passati come un albero i suoi cerchi. La loro somma sono “io”.<br />
Lo specchio vede solo il mio ultimo volto, io sento tutti i miei precedenti.</strong></h5>
<p><strong>&nbsp;</strong></div>
<div class="testimonial-author gdl-divider"><span class="testimonial-author-name">Tomas Transtromer</span><span class="testimonial-author-position">, I ricordi mi guardano, Iperborea, 2011 (Premio Nobel per la Letteratura 2011)</span></div>
<h6>Quali sono state le tue prime letture?<br />
Qual è il tuo libro importante della maturità?<br />
Quali sono gli ultimi libri “belli” che hai letto e che vorresti consigliare ai nostri ascoltatori?<br />
E infine: c’è una frase o una parola che porti con te?</h6>
<h6>Ogni mese, ad amici e conoscenti e a tutti coloro che vorranno, rivolgeremo queste quattro domande invitandoli a raccontarsi.</h6>
<h6>Ci scambieremo letture, storie, ricordi ed emozioni. Passioni e relazioni (di “carta” e non solo).</h6>
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<h6>Questo mese&nbsp; <strong>L<span style="color: #ff0000;">o</span>renzo Luatti</strong> si racconta e ci racconta: <strong>Pal<span style="color: #ff0000;">o</span>mar </strong>di<strong> Ital<span style="color: #ff0000;">o</span> Calvino</strong>.</h6>
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<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">H</div>
<p>o iniziato “tardi” a leggere libri. Da ragazzino mi piaceva stare all’aria aperta, correre dietro un pallone, gironzolare per la campagna, o semplicemente chiacchierare del più e del meno con gli altri ragazzi. Perdere tempo, o meglio, prendersi il tempo.
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">Da ragazzino mi piaceva stare all’aria aperta, correre dietro un pallone&#8230;</div>
<p>Alcuni anni fa, chiedendo agli insegnanti quale fosse il loro “ultralibro”, cioè il loro libro dell’infanzia (o della pre-adolescenza), insomma il libro di “formazione” che in qualche modo ti “segna”, ho dovuto chiedermi, inevitabilmente, quale fosse il mio.<br />
Dapprima non trovavo nulla. Poi, piano piano, i ricordi sono affiorati e allora ho capito. Ho capito perché avevo rimosso quella che era stata, da preadolescente, la mia grande passione di lettura. I fumetti.<br />
I fumetti li avevo proprio rimossi, quasi non fossero libri e letture degne di essere ricordate.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">I fumetti li avevo proprio rimossi, quasi non fossero libri e letture degne di essere ricordate.</div>
<p>All’epoca (siamo negli anni ’70) li nascondevo perché molti adulti ancora, a scuola e a casa, consideravano i fumetti “robaccia” da non frequentare; li avevo nascosti a tal punto che erano scomparsi dalla mia memoria di lettore. Quando si dice la forza dei pregiudizi!<br />
Ho ancora un paio di scaffali d’armadio con centinaia di Zagor, Blek Macigno, il Comandante Mark, la scuderia Bonelli, per intenderci. Più grandicello mi sono appassionato alle storie a fumetti che pubblicava la rivista Lanciostory, l’Eternauta su tutti. Ma il libro che in quegli stessi anni lessi e rilessi fino allo sfinimento fu un meraviglioso volume, di grande formato, cartonato e strapieno di illustrazioni a colori: l’<em>Enciclopedia del Rock</em> della Fabbri editore, uscito nel 1976 (vado a memoria) e che mi feci comprare dal babbo dopo mie prolungate implorazioni.&nbsp;È stata la mia guida, il mio vangelo, musicalmente parlando, fino ai primi anni ’80.<br />
Poi sono diventato un “grande lettore”. Dai 20 ai 40 in pratica non ho mai smesso di leggere, soprattutto letteratura, classici e contemporanei, italiani e stranieri, ma anche tanta saggistica; ore e ore, giornate intere dedicate alla lettura, che organizzavo seguendo un mio personale itinerario di ricerca tra autori, libri, scene letterarie…</p>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">M</div>
<p>i è difficile, dunque, dire qual è il mio libro “importante”. Ce ne sono molti, come è giusto che sia. Ho però un autore importante di cui credo di aver letto tutto: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Calvino"><strong>Italo Calvino</strong></a>. Un suo libro, in particolare, mi ha fatto compagnia negli anni, a cui di tanto in tanto ritorno.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">È un libro non facile e per nulla rassicurante, fitto di pensieri, riflessioni e domande sul senso dell’esistenza, sull’inadeguatezza e sulla precarietà umane, sull’impossibilità di trovare risposte pronte, definitive, univoche.&nbsp;</div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Palomar</strong></span> (1983) è un testo dalla foliazione contenuta, con molti racconti e un unico protagonista.&nbsp;È un libro non facile e per nulla rassicurante, fitto di pensieri, riflessioni e domande sul senso dell’esistenza, sull’inadeguatezza e sulla precarietà umane, sull’impossibilità di trovare risposte pronte, definitive, univoche.<br />
Il signor Palomar, il protagonista e voce narrante, è in continua ricerca. Cosa cerca? Apparentemente niente di preciso. Osserva cose, animali, persone insomma tutto ciò che gli capita davanti allo sguardo, si sofferma su minimi particolari, e da questo suo attento osservare, formula domande e ipotesi, si interroga, e alla fine giunge ad una sua personale interpretazione dell’universo. E proprio quando sembra aver fatto ordine e chiarezza, ecco che quell’ordine e quella chiarezza mostrano tutta la loro precarietà; si rivelano problematiche e sfuggenti. E così l’incertezza e il dubbio riprendono il sopravvento.<br />
Ciò che importa, sembra dirci il signor Palomar semplificando non poco il suo pensiero, è mettersi in cammino, cercare una strada anche se l’approdo non è scontato e neppure possibile o dato.</p>
<div class="shortcode-block-quote-right" style="color:#999999">In Palomar mi sono rispecchiato più volte, trovando nel suo approccio “filosofico” le non-risposte che cercavo.</div>
<p>Avrò letto alcune sue pagine centinaia di volte sempre con grande godimento: ricordo benissimo “La pantofola spaiata”, “Il seno nudo”, “Il gorilla albino” e soprattutto, nell’ultima parte del libro, quelle dedicate ai silenzi di Palomar, “Del mordersi la lingua”, “Del prendersela coi giovani” (bellissimo e verissimo!) e infine l’intensamente malinconico “Come imparare ad essere morto”. In Palomar mi sono rispecchiato più volte, trovando nel suo approccio “filosofico” le non-risposte che cercavo.<br />
Continuo a leggere. Oggi frequento soprattutto i libri per bambini e per ragazzi, contemporanei e, per ragioni di studio-lavoro, della fine ‘800 e del ‘900. Credo di aver recuperato abbondantemente ciò che non lessi durante l’infanzia e l’adolescenza.</p>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">C&#8217;</div>
<p>è un libro che mi sentirei di consigliare, un libro per ragazzi e per adulti dai 10 ai 90 anni; è un graphic novel, a mio avviso, tra i più belli e commoventi usciti nell’ultimo decennio, introvabile da anni. È stato recentemente ristampato: i curiosi potranno saperne di più a questo link<br />
<a href="http://www.giuntiscuola.it/sesamo/in-classe/racconti/non-esiste-un-sogno-troppo-grande-da-realizzare/">http://www.giuntiscuola.it/sesamo/in-classe/racconti/non-esiste-un-sogno-troppo-grande-da-realizzare/</a></p>
<div class="shortcode-dropcap circle" style="color:#ffffff; background-color:#555555;">U</div>
<p>na frase che porto con me? Mi è più difficile rispondere a questa domanda.<br />
E allora senza pensarci troppo scrivo</p>
<h5><strong><span style="color: #000000;">&#8220;Who knows where the time goes&#8221;</span></strong></h5>
<p>cantava <strong>Sandy Danny</strong> alla fine dei ’60.<br />
Una questione degna del sig. <strong>Palomar.</strong><br />
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<div id="attachment_6945" style="width: 910px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2017/02/LettureConcrete_LorenzoLuatti.png"><img class="wp-image-6945 size-full" src="http://www.segniconcreti.org/wp-content/uploads/2017/02/LettureConcrete_LorenzoLuatti.png" alt="" width="900" height="550"></a><p class="wp-caption-text">LORENZO LUATTI &#8211; #LettureConcrete &#8211; www.segniconcreti.org</p></div>
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<p><span style="color: #000000;">Format. Segni Concreti ©.</span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org/palomar-lorenzo-luatti/">Palomar &#8211; Lorenzo Luatti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.segniconcreti.org">segni concreti</a>.</p>
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